Servizi
Contatti

Eventi


Donata Loss, critico. Tra parentesi, per fortuna. Rivendico subito il diritto ad un accento rosso sulla ultima “o“ della parola. Sentite che bello: Donata Loss, criticò. Tra parentesi: e che cosa criticò, tra parentesi? La prima opera in prosa dell’amica Annamaria. Della quale conobbe ed ammirò, sinora, sol la chiara poesia…

Bella, la copertina di questo Microcircò. Bianco e vov, i colori; con un sorprendente sberleffo rosso su una vocale …. E su una cattiva intenzione. Il perché della cattiva intenzione, lo andrete a leggere… Bella, la fotografia. Carla o Rodolfo? Un clown, comunque. Con gli occhiali da intellettuale… Un clown che legge! Con lunghe mani sottili, impegnate a tenere in equilibrio un… ”qualcosa”. Che cosa sia, lo si legge bene, nel libro. Dove Annamaria racconta una storia.

Di un circo? Sì, è vero.

Di un amore? Sì, è vero.

Un amore da circo. Che inizia come un giallo… Un giovane uomo lascia l’Italia. In cerca di qualcosa. In cerca di un tendone da circo. Per cambiare vita. Una vita, per la verità, assai poco comune.

Una giovane donna è affacciata agli spalti di un castello. A Budapest. Sfondo molto mitteleuropeo, adatto ad “incontri fatali”. Specie se si è inquieti, e si è giovani. A Budapest, l’uomo e la donna si incontrano.

A Budapest, la rivelazione dello straordinario destino che li aspetta. Come nella letteratura trobadorica, come nelle rime del dolce Stil Nuovo, è lo sguardo che li fa innamorare. Da questo momento inizia una vita che spariglia e meraviglia: una vita vissuta nei carrozzoni via via dipinti da amici anche famosi, e condotti in carovana nei paesi e nelle città d’Italia, dove fioriscono, una alla volta, quattro bimbe.

La sentite, la musica? Li vedete, i cerchi di luce che avvolgono Carla e Rodolfo?

Rodolfo è stato campione mondiale di pattinaggio artistico e scultore in legno.

Per gioco, un giorno ha costruito due pupazzi e, sulla piazza del paese avìto, ha messo in scena una fiaba scritta dal nonno.

La reazione del pubblico lo ha colpito dritto al cuore. Ed ora, che è in cerca di nuove radici, insegue quell’emozione, la vuole riprovare. Vuole fare un teatro viaggiante, per questo serve la carovana di un vecchio circo. Forse a Budapest si trova.

Per cambiar vita.

Potrebbe servire anche una chiatta, una péniche che scivoli sui fiumi, come ha visto in Francia. La chiatta non viene acquistata. Ma Carla va a vivere con Rodolfo. Stare con lei è come vivere su una péniche che scivola lungo i fiumi.

Carla, a Budapest, è ancora un’insegnante in gita scolastica. Ma la scuola le sta stretta: nelle carte, nei registri non riesce a leggere la storia dei piccoli uomini e delle piccole donne di cui vuole occuparsi, che vuole amare.

La vita di Carla nelle carovane diventerà un altro modo di “insegnare”. Insegnare a vedere il mondo da un’altra prospettiva, come si legge in “Alice in the Wonderland”. La sua sarà la scuola delle “tre esse”, più che delle”tre i”: sorpresa, sorriso, solidarietà.

E quello di Rodolfo sarà un altro modo di scolpire: una scultura di anime, più che di sagome. E l’allenamento del campione di pattinaggio, servirà anche quello?

Oh, se serve!

Perché la manutenzione del Microcircò è faticosa, tanto quanto sostenere una doppia, una tripla vita: quella di sposo, di padre, e quella del buffo Caramella. Ci sono momenti duri. Quando la fantasia nei primi anni di vita comune non dà pane, Rodolfo per sbarcare il lunario va a Parigi a fare l’operaio in una fornace.

Ma torna a casa quasi subito, perché la nostalgia per Carla ed Olivia, la prima figlia, poté più che ‘l digiuno…

Carla e Rodolfo, per vivere con poco, si inventano ogni tipo di riciclaggio: di stoffe, di cibi, di motori ancora buoni di automobili sfasciate, autoambulanze e gipponi dell’esercito statunitense… Lo fanno perché non hanno denari, ma anche perché vogliono, un po’ alla volta, fare un “circo da toccare”, costruito con gli oggetti riconoscibili ed ordinari di tutti i giorni, per sogni imprevedibili e straordinari.

Per molti anni stanno nel Parco di Ponente di Cesenatico: abitano nella Pineta, protetti dal cane Birra. Immaginate una, due, e poi tre carovane piene di libri e ricordi allineati fino al soffitto. Immaginate il loro interno: una radio accesa, musica, cucina semplice, lettura… In questa atmosfera nasce il clown, tenero e delicato, di nome Caramella; e nasce la confusionaria ed irridente Ciarlotta.

Tutto quello che portano in scena scaturisce dal “caso”, dalla relazione con il pubblico nel “qui” ed “ora” di ciascuno spettacolo. Ogni volta si assiste ad una autentica ed esclusiva “ prima versione”!

Quando la prima figlia, Olivia, cresce, Carla e Rodolfo si spostano a Verona, perché lì c’è una buona “Accademia del Circo”. Dopo due anni, è l’Accademia del Circo che si sposta sulla riviera romagnola! Quale gentile ed utile coincidenza… Anche Viola e Colomba la frequenteranno.

Poi Olivia volerà via, in Canada, e Viola a Parigi …

E da Ciarlotta e Caramella nascerà il tendone da circo più piccolo del mondo… nascerà il Microcircò. E diventeranno famosi: il loro lieto lavoro merita l’attenzione di quotidiani e riviste e di pubblici amministratori lungimiranti. La famiglia del Microcircò aumenta: “Io e te siamo fatti per improvvisare, per prendere forme nuove…” E così Carla, in arte Bonbon, in arte Ciarlotta, cambia partner: per qualche anno ha lavorato con burattini di legno grandi come bambini; ed ora costruisce un elefante e ad una leonessa di cartapesta, sempre a misura di bambino. Rodolfo, in arte Ciaramella, continua a costruire carovane ed atmosfere.

Per respirarne l’aria, leggete le miracolose pagine in cui Annamaria narra la storia di uno spettacolo sotto la neve.

Carla e Rodolfo attraversano l’Italia per “riempire i vuoti nei quali, bene o male, ogni giorno peschiamo tutti”.

E, se il libro inizia a Budapest, termina a Venezia, altra grande città romantica, dove eros e thanatos tengono scena da secoli, nella incessante “commedia umana” della vita, cui Carla, Rodolfo, Annamaria prestano colori, parole, gesti.

Ciarlotta, Bonbon, Caramella. Olivia, Perla, Viola, Colomba. Birra. Carla e Rodolfo. Annamaria.

Quali i nomi veri, quali di fantasia?

Non creda, Annamaria, che il critico abbia terminato.

Che cosa gli fa venire in mente il suo libro? Innanzitutto, gli Haiku: poesie brevi, riflessi di un’azione, di un sentimento…

E’ fatto di campanule
il letto del mio capanno

La prosa di Annamaria è una prosa poetica, nata dall’amore di Annamaria per la parola. Una parola messaggera, una parole-rondine, che attraversa rapida il cielo della pagina e vi lascia un’ombra, una traccia del suo volo. Il lettore, la lettrice, più che leggerla, devono ascoltarne l’eco. E’ una prosa mai trionfale: casomai un po’ sfumata di malinconia… E’ un occhio, che dice: guarda un po’ che cosa è capitato. E’ una voce che suona, con un ritmo breve ed una scelta attenta di pause.

Sembra, questo Microcircò, un racconto scritto guardando lo specchietto retrovisore e non la strada che si snoda davanti; è un cambio del punto di vista, che assomiglia molto a Carla e Rodolfo.

Villaggio di montagna:
il plenilunio d’autunno
arriva nella mia
zuppa “.

Quindi è un lavoro scritto con uno “Stil nuovo” dove chi narra rassomiglia a chi è narrato, anzi per narrare la singolarità, la unicità dei narrati, va a pescare le parole e le immagini sotto il mare, dentro le nuvole, tra le foglie dei rami.

Per darci Carla e Rodolfo, che sono quel che non ci aspettiamo.

Annamaria si è assunta un compito difficile, quello di darci Carla e Rodolfo nella loro dimensione reale, che è una dimensione di creazione continua.

Come fermarli nelle parole, se non spostando continuamente i confini del narrare, così come loro continuamente li spostano? Ci sarebbe da arrancare a seguirli, a meno di adottare il passo poetico di Annamaria.

E’ l’unico modo per acchiappare i sogni del Microcirco, per trattenere le parole ed i gesti di una vita extra-ordinaria, e così extra-vagante da meritare, davvero, di essere racchiusa in questo piccolo/grande libro.

Per contenere la storia di Carla e Rodolfo, Annamaria costruisce teatrini di parole in cui dà risalto alle azioni, costruisce quinte che continuamente cambiano. Annamaria espone in pubblico i due amici, correndo un rischio e vincendo una sfida: quella di raccontare la loro costante ricerca di intimità ed il loro insopprimibile desiderio di comunicare con la gente:

E’ una prosa evocativa, che in alcune pagine appare come la confidenza di un sogno. Ed ha il sapore stilistico delle fiabe. E, come lo sono le fiabe, anche questo è un libro di trasformazioni.

Annamaria le rende con una scrittura pittoresca, una scrittura di chiaroscuri, di luci ed ombre, attraversata da similitudini impreviste, “ parole come croste di pane vecchio “.

Annamaria è capace anche di colpi di accetta: perché ha voluto, qua e là, popolare gli sfondi di questa microstoria con il suono degli eventi della grande storia umana. Perché anche Annamaria ha lo stesso, profondo gusto per la libertà e per la giustizia di Carla e Rodolfo. Anche lei oltrepassa continuamente i miti della vita in grigio, per donare colori.

E, come i burattini di Carla e Rodolfo soleggiano i pomeriggi delle cittadelle, le parole di Annamaria illuminano i silenzi quotidiani. Annamaria: ha scritto questa storia perché qualcosa urgeva, qualche cosa premeva. Era il bisogno di scrivere una storia drammatica, non nel senso della tragedia, ma in quello della rappresentazione di un percorso di ostacoli e slanci, prove e premi, illusioni e speranze.

Annamaria, per narrarla, ha scelto il dialogo, che in greco indica la strada che attraversiamo conversando assieme. Per narrarla, Annamaria si è fatta essa stessa “quinta”, per lasciare spazio a Carla e Rodolfo; li ha fatti emergere così come li ha conosciuti e sentiti. Sono i loro dialoghi, i loro gesti che troviamo nel libro. Annamaria si preoccupa di “non esserci”, come autrice… Per l’ansia di “attraversare “ le persone.

La prossima volta lasci fluire ancor più liberamente, come una péniche, la sua scrittura così visiva, così tattile. “Candidamente | sta sulla bianca peonia | una formica di montagna “.

Recensione
Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza