Servizi
Contatti

Eventi


Da marzo ad ottobre, pochi mesi ma lunghi passi tra la poesia al culmine delle sue stranezze e misteri: dai desideri si corre al semaforo che | ostacola l’inganno dell’eternità, al passato, al futuro, mentre il presente è un viversi o un sognare nel tempo. Con un linguaggio quasi metallico percorso, però, da scintillii di tenerezza |… ti disegno con la neve dei desideri | fra terre lontane e cieli azzurri |, l’autore fa esplodere il suo io, l’ingannevole follia di sentirsi poeta, di gridare l’altrui male e i suoi sogni incompiuti come tutti i sogni del mondo. Ed è il sogno |…una voglia irrefrenabile di volare…| come una farfalla | ? O | ... questa… punizione stellare | questo rullare di battiti di luce e di sole nella … mente | ? o ancora | questo… amore nascosto | per tanto | tempo, per te || ? Il sogno è la vita che si sogna, che si vorrebbe, ma gli | eterni riflettori | (le luci e le ombre) – amara ma passeggera constatazione – | cambiano questi nostri frettolosi giorni.

Un disincanto la poesia del Rampin nell’incanto dell’esistere ove si assommano le umane speranze, le poche vittorie, le sconfitte e il dubbio di potere esistere oltre il nostro tempo: sarò io, sembra dire il Rampin, il poeta | che oggi scrive | e che domani forse se un tornado | di fortuna passerà | sarà letto? L’effimero e l’eterno, il persistere e il divenire si allacciano e si districano nei versi del nostro, quasi un metallico rumore di incontri e scontri, di angosce e risvegli, come quando un | forte tuono | risveglia la notte | dentro al poeta: ma quest’ultima, metaforicamente parlando, non è altro che l’attesa del giorno e il palcoscenico su cui si stagliano i nostri interrogativi, luminosi e irrisolvibili come gli astri, come la poesia: Ecco || Questa è la polvere raccolta | Questo è l’abbaglio | la poesia | Noi siamo quel che siamo | nient’altro. A tal proposito scrive nella prefazione Monia Mariani: “Scrittura, la sua, per resistere, per perdurare, per non perire, per sognare. Poesia che squarcia, che inonda, e che sazia perché vince sul tempo”.

La poesia, dunque, quasi pagana presenza, dea dall’Olimpo discesa, ci stordisce, ci satura, ci attraversa e poi scompare lasciandoci nient’altro, appunto, quello che siamo, uomini e non dei | dentro un barattolo | vuoto | pieni | di un mondo esterno. A salvarci, però, dal vuoto che ci circonda – e qui si conclude il percorso della silloge – è la fede in ciò che proviamo, in quello che abbiamo da dire e tracciare attraverso la parola, l’espressione di una bellezza diversificata che si innesta diramandosi sotto forma di arte nel pensiero dell’uomo che ne sente nell’anima il suo rumore | … Nudo … | una zanzara mi punge | con il suo ronzare dentro.

Recensione
Literary © 1997-2020 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza