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Autore dignitoso, che si presenta al pubblico con discrezione (e noi gli segnalammo Il deserto e il cactus nel n. 98 del 1983 nella presente rubrica), Pietro Nigro ci offre, dopo la prova positiva di della precedente raccolta citata, “Miraggi”, nuova produzione di componimenti, di cui tre sono le sezioni: I segni del tempo n. 2 (1976-79), Il deserto e il cactus n. 2 (1980-81), Attese 1982-89).

Se i temi de Il deserto e il cactus apparivano già manifesti, anche se a volte solo abbozzati, e nell’abbandono al rimpianto mostravano il del parto, qui si rivelano in tutta la loro drammaticità.

La visione cupa esistenziale è appena smorzata dalla speranza, che solo la poesia può offrire. La durezza della fine, sembra suggerire l’A., ha bisogno di ricordi attivi, per riscattarsi e per dare un senso all’esistere.

Il sottofondo culturale induce inconsapevolmente Nigro all’utopia e al paradosso, cosicché vorrebbe non aver avuto una vita ed essere una “pietra vuota”, laddove il Recanatese, per esempio, trasferisce il meglio nella “greggia” ignara, o Garcia Lorca si affida all’amata “guitarra” oppure a “el azul”, che è soltanto “un ensueño”, chitarra e azzurro che pure riscontriamo nella poesia del Nostro. E non coincide, forse, il pensiero del tempo (cfr. Dimenticatoio … alla fine della raccolta. Con quello leopardiano, “trionfatore di tutte le cose terrene” (Zibaldone)?

Risonanze proficue, non pedissequo assoggettamento, sì da fornire nuova linfa all’ispirazione.

A riscattare quanto di nero c’è nella visione dell’A., la poesia, la forza d’immagini atte a imprimersi nella mente: la notte che costruisce “riflessi di lampioni | in selciati di solitudini”; il canto che “alla morte strappa il suo mistero”. La poesia, insomma, che ci porge l’àncora di salvezza e il “diritto di sognare”; la poesia, che riesce a farci dimenticare la violenza nella “terra che piange | sangue innocente”.

Anche “Miraggi” (buona l’edizione, notazione non superflua, che ha la sua importanza), che, tra l’altro, si avvale della prefazione di Pino Amatiello, direttore de “Il Nuovo Giornale dei Poeti” di Roma, è lavoro che segna, nel cammino artistico di Pietro Nigro, una tappa importante.
Recensione
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