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Scoperte due immagini di Laura Cipriani Parra moglie di Montanelli
Giuseppe Montanelli
era convinto federalista. Pur invocando l'unione della Toscana con Roma, a
differenza di Mazzini, auspicava la nascita di una confederazione di stati
italiani e non un'unione centralistica, Quando fu chiaro che l'Unità d'Italia si
sarebbe fatta all'insegna dell'accentramento monarchico e della piemontizzazione
della penisola, si avvicinò al partito autonomista toscano guidato dall'ultimo
monarca regnante toscano. Leopoldo II, che conosceva la sua influenza sul
popolo, lo mandò a Livorno per far cessare i tumulti popolari. Nel 1849 ebbe
l'incarico di formare un ministero. Nacque così il triunvirato Montanelli,
Guerrazzi e Mazzoni. di Riccardo Cardellicchio (Fucecchio). Laura (Lauretta)
Felice Cipriani, vedova di Giuseppe di Lupo Parra, risposata con Giuseppe
Montanelli, ha un volto? Si diceva che non vi fossero in giro immagini di lei.
Forse per volontà della famiglia di Lupo Parra, spinta dalla voglia di vendetta
per il suo comportamento. Forse per volontà di Antonio, l'unico figlio rimasto,
arrabbiato nei confronti di una madre vissuta sempre sopra le righe. Forse a
causa del suo decesso avvenuto in solitudine a Firenze, le sue cose finite
chissà dove. O, forse (non è da escludere), per sua volontà, rimasta sola dopo
la morte del suo Beppe. Sta di fatto che ora, grazie alla scrittrice Samanta
Catastini, il mistero sembrerebbe risolto.
Lei mi ha dato il libro di Cristina
Contilli Parigi era solo uno sfondo: Alessandro Poerio e Lauretta Parra tra
amicizia e amore. Una storia d'amore, che si basa su fatti realmente accaduti a
Parigi nel 1931, prima cioè che la donna incontrasse, a Pisa, Giuseppe
Montanelli, più giovane di lei di diciotto anni. Il libro presenta due
illustrazioni (che ripropongo), con didascalie che non ammetterebbero dubbi.
Una, piccola, è una foto di autore sconosciuto. L'altra, più grande, è un
ritratto realizzato da Antonio Zona, pittore dell'Ottocento, considerato
ingiustamente minore. Tutte e due le immagini ci danno una donna bella, nel
fiore
degli anni. Niente
che faccia immaginare la mangiauomini descritta dai contemporanei, che fa
scandalo - alla fine del 1848 - sposando Giuseppe Montanelli. Lui 35 anni e lei
53. Un colpo di testa? No, ha legalizzato una relazione che si trascina da
almeno dieci anni. Pone così fine a una vita di eccessi e stravaganze,
difficilmente digeribili. Laura (Lauretta, per gli amici) Cipriani di Lupo Parra
il 17 febbraio 1814, nella cattedrale di Livorno, sposa Giuseppe d Lupo Parra,
possidente di San Prospero di Cascina, appartenente a una famiglia patrizia
nobilitata. Lei ha 19 anni e lui 39. Lei è nata a Trinidad (Antille) il 12
febbraio 1795, primogenita di dieci figli, padre còrso e madre cittadina
francese. I Cipriani: antica famiglia fiorentina, bandita forse intorno al 1400
e finita in Corsica, con alcuni rami trasferiti a Livorno intorno al XVII
secolo. Fratelli, zii e cugini di Lauretta impegnati in commerci nelle Antille,
in Venezuela e a Livorno. Educazione in un conservatorio di Firenze, dove è
rimasta fino al 1813. Si sposa. Ma il contratto di matrimonio deve avere una
clausola precisa: il marito concede alla moglie la libertà di abitare nella casa
dei Parra a Pisa, sul Lungarno, vicino al caffè dell'Ussero, lì a piazza San
Niccola.
Lauretta - annota Caterina Del Vivo - se ne serve con larghezza. Ciò le
consente di rendere tollerabile un matrimonio, grigio, nonostante la nascita di
quattro figli, uno dopo l'altro. A Pisa, ha la possibilità di fare nuove
amicizie, di frequentare ambienti vivaci, di stare in attività, di fare anche
del bene, prodiga com'è. Ma nel 1821 s'imbatte in Costantino Caradja, esule,
originario della Valacchia. Ricco, grazie al padre Ioan, e disposto a spendere
tanti soldi per il ritorno in patria. Lauretta è affascinata da Costantino e
dalla sua storia. Lo considera un eroe. E in maggio, tra i due "nasce una
passione degna di quella primavera". Non c'è luogo, nella campagna pisana, che
non li veda amoreggiare. Pisa parla e sparla e il buon Giuseppe si muove, spinto
anche dai parenti. Conclusione: sorprende la moglie "in una situazione
inequivocabile". Lauretta lascia l'abitazione pisana e si rifugia, con la figlia
più piccola, da alcuni amici a Livorno. E lì aiuta Costantino a preparare la
spedizione per la Grecia. E' decisa a seguirlo. Se ne frega dello scandalo. Ma,
al momento dell'imbarco, il richiamo dei figli è più forte. Antonio ha 7 anni,
Pietro 5, Sofia 3 ed Emilia 2. Quando lo scopre, Giuseppe di Lupo Parra va a
trovarla. Le dice che può tornare a San Prospero, che nessuno le torcerà un
capello. Lei gli crede e lo segue. Non è il perdono, ma quasi. Comunque, le
apparenze sono salve. Un anno dopo - nel novembre 1822 - Giuseppe muore. Nelle
sue ultime volontà affida la tutela dei figli a lei e ai fratelli. Lei reagisce
e la spunta. Allora le mettono in vendita il palazzo dove abita a Pisa. Ma anche
questa volta ha la meglio. C'è tanto di contratto. Nel 1827 incontra, a Pisa,
Giacomo Leopardi, che la ricorderà più volte in alcune lettere. Nel 1831 è in
Francia, a Parigi, dove ha una breve storia con il poeta Alessandro Poerio. Nel
1833 - secondo la biografa Caterina Del Vivo - poserebbe per un busto. Ma rimane
un mistero per quale artista. «Di lei non conosciamo a tutt'oggi alcuna
raffigurazione o ritratto», annota. Tornata in Toscana dalla Francia, ha
cambiato amicizie. Che gli danno l'opportunità di conoscere Giuseppe Montanelli,
compagno di università dei figli. E' nato nel 1813 a Fucecchio ed è solo di un
anno più vecchio di Antonio e tre di Pietro. E' un giovane d'ingegno, la salute
cagionevole, facile alla depressione, poeta prima che politico, inquieto, mai
sazio di sapere, privo di certezze. «La famigerata vedova Parra» si lascia
andare, non considera l'età, la differenza d'età. Si lascia andare e sarà
«un'unione felice e appassionata, durata trent'anni, fino alla morte di lui, a
dispetto delle apparenze e dei trascorsi della donna». Anzi, lo affianca
«nell'attività cospirativa e politica dei primi anni Quaranta». Nel 1843, Sofia
ed Emilia sposano rispettivamente Alessandro Cipriani, fratello di Leonetto, e
Luigi Fantoni; Antonio, Antonietta De Martino. Ed è festa grande. Montanelli
scrive alcune poesie per l'occasione. Nel 1846, la morte di Sofia, per un male
misterioso, sprofonda la famiglia nel dolore. Che si accentua, due anni dopo,
con la morte di Pietro, a Curtatone e Montanara, mentre sta combattendo al
fianco di Montanelli, il quale rimane ferito gravemente ed è dato anche lui per
morto. Invece è stato risparmiato e fatto prigioniero. Al suo ritorno dalla
prigionia, nell'autunno del 1848, decide di sposarlo. E gli sta accanto quando
entra nel governo provvisorio nel 1849. Lo consiglia. Qualcuno sostiene che
faccia politica attraverso di lui, ambiziosa com'è. C'è anche chi sostiene che
lo molla, se cade. Ma non è così: lo segue nei dieci anni di esilio a Parigi. La
loro casa diventa il ritrovo di gente come Manin, D'Azeglio, Vincenzo Malenchini.
Lo aiuta nella stesura di saggi politici e letterari; scrive sotto dettatura per
alleviargli il dolore agli occhi che lo costringe spesso a passare giornate al
buio. Lei sa che non deve abbandonarlo. Quando tornano in Toscana non si stacca
da lui, «condivide la sua solitudine e le sue sconfitte». Montanelli è l'uomo
della Costituente, del Federalismo. Termini considerati oscuri dai suoi
contemporanei. Al punto che Costituente è ritenuto il nome di sua moglie.
Giuseppe Montanelli muore a Fucecchio nel giugno del 1862, a quarantanove anni.
Dopo aver perso il diritto d'abitare nel palazzo del marito, a Fucecchio, si
trasferisce a Firenze, in via Principe Umberto, casa modesta, un domestico di
ventidue anni (Pio Avanzini), niente più musica al piano, niente più l'amato
canto. E' lui a denunciare, il 5 agosto 1869, la morte di Lauretta, a
settantaquattro anni, avvenuta alle cinque del mattino. Ha tentato, inutilmente,
di scrivere la biografia di Montanelli, l'unico uomo che ha amato veramente.
Viene sepolta nel cimitero di Trespiano, in luogo riservato a chi non può
permettersi altre sepolture. Molti anni dopo sarà occupato dai morti per
spagnola. E di lei non rimarrà neanche una piccola lapide. Ora, ci sono queste
due immagini. Vere o false?
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Recensione |
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Parigi era solo uno sfondo
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narrativa
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| Autori |
| • | Cristina Contilli |
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Edizione:
Lulu Enterprises
London 2009 |
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| pp. 48 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Il Tirreno nr.6/2010
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