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La poesia di Francesca Luzzio, appunta Franca Alaimo nella sua pregevole prefazione, è "occasione di profonda meditazione" che determina "una sorta di percezione grigia del tempo", il quale si districa "fra somma di doveri e avvertimento della opacità della propria storia personale."

La luce della fede "costringe la poetessa all'attenzione per i segni della presenza divina". Il tutto viene espresso in "uno stile sobrio, attento, efficace, apparentemente semplice, ma, in realtà, nutrito di cultura letteraria e filosofica".

Rilevato che l'autrice ha inteso anche graficamente definire i dialoganti distinguendoli nel carattere adoperato, normale per uno e grassetto per l'altro interlocutore, proviamo a riferire, a supporto delle osservazioni assai pertinenti formulate dalla prefatrice, taluni degli esiti, nonché a proporre altri tratti distintivi presenti nella silloge.

Si diceva del tempo, del suo tempo, "clessidra ormai quasi vuota", nel quale spesso Si "confondono oggi e ieri". Esso "orologio implacabile... succedersi costante delle ore" ha scritto "geroglifici | sulla finestra tamponata"; beffardo "corre", marca nel "flusso incessante di giorni uguali" la vita, "solita anafora di banale | normalità", e "tra poco l'oggi sarà ieri".

Si diceva della fede, costruita "su solide rocce di significazione", scandita dalle "tue campane, | Signore!", accolta come "il sole dell'eternità".

Si diceva dello stile, prodigo di liricità: "le arance incastonano i rami, sorgente | che zampilla apparente eternità, tripudio di fate in amore".

Nella seconda parte della raccolta l'attenzione si indirizza altresì alle "voci degli altri: gli ultimi, i diseredati". E, ci permettiamo di aggiungere alle puntuali enunciazioni di Franca Alaimo, il suo sguardo si estende, consapevole, alla quotidianità, alla attualità, alla società.

Considera Francesca Luzzio: l'amore "vola nell'etere... cifrati frasari... attraverso l'e-mail", il male "è nei cuori, è nella mente nera", il potere e l'ingordigia "deportano il bene" e spacciano per civilizzazione "l'arroganza, il potere, la presunzione"; il Natale "è spot del panettone", tra le macerie della guerra ci sono "un orsacchiotto | e uno zaino rotto"; e quanto alla gioventù moderna ne esce devastata: "Tempo insufficiente ... di sabato c'è lo sballo nero trafiletto | sul giornale."

La Nostra, pur nondimeno, ci lascia con un sano messaggio di speranza: "agognando la pace, voglio altro cielo | su cui stendere le mie ali. Su, dammi la mano."

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