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Un intenso e solitario colloquio con se stessa è la prima connotazione che ho colto in queste "poesie-dialogo" di Francesca Luzzio.

I versi sono per la poetessa la necessità di mettersi in contatto con una realtà personale e sociale la cui potenza problematica fa da suggerimento e da stimolo per considerazioni talvolta anche amare ma sempre di alto valore morale. Nel solco di una poetica che si orienta verso orizzonti didascalici, Luzzio indaga nei recessi del proprio io per restituire al lettore non già risposte apodittiche bensì interrogativi, dubbi e incertezze sul concetto stesso di esistenza.

Quello che a una prima lettura potrebbe apparire un atteggiamento di sostanza solipsistica si rivela invece come una modalità nuova di interazione poeta-lettore, mascherata da una forma dialogica nella quale ciascuno può riconoscersi interlocutore privilegiato.

Nei testi di questa raccolta possiamo cogliere ombre e luci di un vissuto nel quale rispecchiarsi per quei motivi universali che tutti ci apparentano: la percezione dell'instabilità umana, la debolezza e la virtù, l'incanto di fronte alla natura, la malinconia trasversale e quello Spleen di matrice baudeleriana, come osserva pertinentemente Franca Alaimo nella puntuale prefazione al volumetto, che sempre accompagna i poeti. La parola poetica di Francesca Luzzio è quieta e incisiva e ci consegna al dovere di meditare sulle questioni più importanti del nostro percorso esistenziale.

Recensione
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