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Il lutto e il medico di famiglia

In seguito alla perdita di una persona cara, il nostro universo affettivo e psicologico subisce sovente un pesante tracollo, che per alcuni rappresenta la drammatica fine di tutto quanto fino allora vissuto. Se l’elaborazione del lutto costituisce un processo complesso e doloroso, diverso da individuo a individuo, ma che implica la messa in campo di risorse ingenti (emotive, relazionali, affettive), per alcuni esso rappresenta uno scoglio apparentemente insormontabile, un vero e proprio muro contro cui si infrangono i tentativi e le speranze di ricominciare a vivere. La vita appare ormai, deprivata degli affetti che sono venuti a mancare in seguito alla morte, priva di significato. I medici di famiglia sono sovente i primi (e in alcuni casi gli unici) interlocutori di quanti si trovino ad affrontare un’ardua situazione luttuosa.

Per ricordare tutto ciò è stato realizzato, a cura della Fondazione A. Fabretti di Torino e finanziato dalla Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta, un DVD accompagnato da un agile volumetto. Si tratta di uno strumento informativo, che intende fornire ai medici di famiglia strumenti idonei a individuare e interpretare le situazioni personali di disagio psicofisico che il lutto sovente comporta, e che è oggi associato a un aumentato rischio di morbidità e mortalità: numerosi studi hanno infatti documentato una maggiore incidenza di malattie fisiche, mentali e di alterazioni del funzionamento sociale.

La relazione medico-paziente nel caso del lutto, infatti, resa complessa da difficoltà che gli operatori sanitari ben conoscono (legate perlopiù all’incapacità da parte di alcuni assistiti di comunicare esplicitamente il loro stato d’animo o alla tendenza a occultarlo sotto varie forme di manifestazioni psicosomatiche), può strutturarsi su basi differenti rispetto al passato, contribuendo così a una precoce individuazione delle più impellenti necessità di cui il paziente in lutto è portatore: a tal fine occorre però che il medico di famiglia acquisisca una maggiore capacità di ascolto e di comunicazione, e una maggiore attenzione al tema della perdita.

Il DVD è suddiviso in capitoli che, benché collegati tra loro da una sequenza logica, possono anche essere fruiti singolarmente, secondo lo specifico interesse di chi ne fa uso. Una serie di interviste a medici di famiglia, le cui testimonianze mettono in luce le più frequenti problematiche che si manifestano quando un paziente in lutto si rivolge loro, rappresentano il filo conduttore della narrazione, e sono tra loro connesse da interventi di esperti (una tanatologa e una psicologa). Accanto alle interviste, vi sono le simulazioni di colloqui tra il medico e l’assistito, che suggeriscono esempi di come mettersi in relazione, in modo professionale ma attento, col dolore del paziente. Completano il DVD le performance di due attori che recitano brani tratti da opere letterarie, e l'inserimento di spezzoni cinematografici.

Il lutto: modelli interpretativi

Nonostante il lutto sia un’esperienza della vita, e come tale unica per ciascun individuo, la nostra società ha delegato alla psicoanalisi e alla psicologia l’interpretazione e la cura del lutto. Per brevità e con un pizzico di utile semplificazione, dunque, le autrici hanno adottato un modello di lettura del lutto, oggi molto usato nei programmi di supporto: quello dello psichiatra americano John Bowlby, la cui riflessione risale agli ultimi decenni del Novecento.

Bowlby muove dal paradigma freudiano di «lavoro» del lutto, proponendo tuttavia un approccio differente da quello psicoanalitico tradizionale. Contamina l’argomentazione clinica di quest’ultimo con altri aspetti: l’etologia, la biologia, la teoria dei sistemi e la psicologia clinica; e individua quattro fasi psichiche distinte che caratterizzano l’evento luttuoso: quella dello stordimento, quella della ricerca e dello struggimento, quella della disorganizzazione e della disperazione e, infine, quella della riorganizzazione.

Fasi, queste, che – come ribadito più volte dagli esperti interpellati nel corso delle conversazioni filmate presenti nel DVD – non necessariamente si susseguono in modo rigidamente sequenziale e tantomeno devono presentarsi sempre e comunque. Importa piuttosto sottolineare che, dal punto di vista di Bowlby, il processo di elaborazione del lutto non deve essere inteso, laddove non dovesse presentare caratteristiche di brevità o di assenza di dolore, come patologico o non-normale: i tempi e i modi in cui un individuo affronta la perdita di una persona cara sono unici, mai sovrapponibili a quelli esperiti da altri.

Bollare dunque come “lutto patologico” un processo di elaborazione che non rispetti l’idea ‘consueta’ che se ha (deve essere veloce e privato) comporta il rischio di incasellare un insieme di sensazioni, stati d’animo, disagi, fragilità in categorie rigide e poco utili a un’efficace strategia atta ad aiutare il dolente a gestire, elaborare e superare una perdita: a maggior ragione in una società come la nostra, poco propensa ad accettare fino in fondo l’insorgere di eventi dolorosi e devastanti, che sospendano il ruolo degli individui come produttori, e soprattutto come consumatori spensierati.

Si diceva che il medico di famiglia rappresenta in molti casi l’unico interlocutore del luttuante. Per questa ragione, la maggiore consapevolezza del medico può essere decisiva: sia per strutturare una relazione di fiducia; sia per intercettare i segnali di dolore, contribuendo a trovare, con l’individuo segnato dalla perdita, le soluzioni per lui ottimali.

Lo sportello di supporto al lutto e i gruppi AMA

Occorre che il medico sia in primo luogo informato sulle iniziative di supporto presenti sul territorio nel quale opera. A Torino, ad esempio (e in altre località piemontesi), il paziente colpito da una perdita ha la possibilità di rivolgersi a uno sportello di aiuto e sostegno al lutto, dove potrà ricevere le informazioni necessarie per entrare a fare parte – se lo ritiene costruttivo per sé – dei numerosi gruppi di auto mutuo aiuto (AMA) che negli ultimi anni sono sorti, su iniziativa della Fondazione A. Fabretti e grazie al sostegno finanziario della Fondazione CRT. Questi sportelli offrono oggi un servizio gratuito, rivolto ai dolenti interessati a intraprendere, insieme ad altri uomini e donne che vivono la sua stessa esperienza, un percorso finalizzato al superamento del dolore e alla ri-costruzione di una nuova esistenza. Si tratta di una strada forse ancora poco consueta in Italia, ma senza dubbio ricca di opportunità.

Il DVD e il volume sono distribuiti gratuitamente a tutti i medici di famiglia che ne facciano richiesta, contattando la Fondazione A. Fabretti di Torino.
Recensione
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