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Intervento alla presentazione del libro
Di fronte al destino
di Nicoletta Corsalini

14 agosto 2009
Bonefro (Campobasso)

Maria Rosa Santoianni

La mia amica Nicoletta mi ha chiesto di relazionare sul suo nuovo libro e questo mi rende felice ma, allo stesso tempo inquieta perché non sono una critica letteraria e non ho né le capacità né le competenze per affrontare una critica nel vero senso della parola di questo libro di poesia, anche perché non mai riuscita a leggere le sue poesie con occhio critico, coinvolta come sono dal sentimento di amicizia che ci lega.

Cercherò, allora di parlare della mia amica Nicoletta, anche attraverso le parole delle sue poesie.

Conosco Nicoletta fin da piccola, abbiamo frequentato insieme le scuole medie e gli ultimi tre anni di liceo a Larino. E sono questi gli anni di cui conservo i ricordi più belli :le lunghe chiacchierate, soprattutto durante il periodo in cui “preparavamo” l’esame di stato.

La Nicoletta di allora era una ragazza solare, disponibile con tutti e sempre pronta al dialogo; aveva la testa piena di idee, progetti, era sempre proiettata in avanti. C’è una poesia nel suo primo libro Fiori di loto che descrive un po’ la sua personalità di allora , quando dice “ …non mi piace il silenzio…. amo il rumore del vento… amo le parole piene di vita”. Abitavamo tutte e due a Bonefro ed il nostro piccolo paese sembrava le stesse stretto, lei aveva bisogno di ampliare i suoi spazi e di soddisfare la sua sete di conoscenze. Quindi parte, “ incrociando le braccia al passaggio del treno “ e lascia quel paese dove, come lei dice ci sono “vecchi vestiti di nero, dove la fretta si siede al aspettare”.

Per un lungo periodo non ci siamo viste, ma nell’estate del 2002 Nicoletta venne a farmi visita insieme al marito Paolo e fu come se tutti quegli anni si fossero annullati. Siamo tornate indietro nel tempo, coi ricordi della nostra adolescenza. Ho notato subito un notevole cambiamento in lei, cambiamento che poi ho potuto riscontrare nei suoi libri. In Fiori di loto c’è la Nicoletta giovane che andava incontro alla vita senza riserve, con tanti sogni da realizzare. Ne I solchi dei giorni emergeva la figura di una donna matura, sicura di sé, che gli avvenimenti non sempre felici della vita avevano temprato e reso più forte. Anche il linguaggio mi è sembrato diverso; nel primo le parole sgorgano spontanee quasi irrefrenabili, nel secondo sono molto più ricercate, dense di significati.

Mi regalò i due libri; in uno di essi c’era una poesia sull’attentato alle torri gemelle ed il mio collega di Lettere la lesse in classe agli alunni, suscitando immediatamente interesse ed entusiasmo. La invitammo a scuola e, nonostante il terremoto, lei venne e fu un incontro bellissimo, si creò subito un feeling particolare tra lei e i ragazzi.

Tornata a Prato Nicoletta scrisse una poesia in cui descriveva la tristezza della tendopoli di Bonefro; me la lesse per telefono, tutta di un fiato, quasi le mancasse il respiro, e questo mi fece capire quanto fosse legata alla nostra terra.

Questo nuovo libro, con una veste grafica molto bella, delicata e fine, associa le sue poesie alle fotografie di un grande fotografo bonefrano, Tony Vaccaro e ne risulta un accostamento bellissimo.

Qui secondo me c’è una Nicoletta che si guarda allo specchio e rivede se stessa adolescente con le parole degli adulti che ancora risuonano nelle orecchie e se stessa oggi, adulta con la sua figura che quasi si confonde con quella degli adulti di allora. Ne risulta una donna che guarda al mondo e si accorge che in fondo è sempre lo stesso, fatto di cose belle e meno belle, come quello di allora. In fondo la ragazza con la veste a ruota nel sole che sfidava gli occhi della piazza e passava esuberante tra le figure scure sulle panchine è l’adolescente di allora, è la Nicoletta di allora, ma non è tanto diversa dall’adolescente di oggi, che indossa altri abiti, è pettinata diversamente, ma ha la stessa esuberanza, propria della gioventù. E, in fondo, i giovani di allora, come quelli di oggi, leggevano i Fiori del male, scrivevano versi e slogan contro la società, contro l’adulto, usavano parole roventi che si frangevano, come lei dice, sul muro di pacatezza dei padri che dicevano “anch’io ero così, è la gioventù”. I padri di allora si specchiavano, pazienti, nelle parole dei figli e lei ora si specchia in quelle dei propri figli. Ora che i testardi e giusti tentativi che volevano un mondo migliore si sono affievoliti, la donna matura valuta con occhio diverso quelli che chiama gli imperativi degli avi che definisce agili fruste che ricamavano sulla pelle della coscienza il dovere senza diritti. Sono questi valori della nostra civiltà contadina che hanno permesso a Nicoletta di diventare quella che è oggi ed a noi di godere di questa donna capace di una enorme sensibilità nel descrivere i propri sentimenti ed estremamente abile a scavare nell’animo altrui.

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