|
| |
Dio mette libertà all'uomo andandosene, ma il
mondo senza Dio è male. Quello della professoressa Antonietta Benagiano, nei
confronti della filosofa, politologa e teologa francese Simone Weil è,
attraverso il suo saggio pubblicato per il centenario della nascita, un generoso
ma onesto contributo affinché susciti alla posterità interesse ad approfondire
le considerazioni di quella che viene ritenuta uno dei maggiori pensatori del
‘900, ma che non ha avuto il giusto riconoscimento, il giusto ascolto culturale.
La Benagiano, attraverso la sua opera Simone
Weil - Il dominio della Forza e la Libertà, compie un percorso storico
coerente sullo sviluppo dei pensieri più originali della filosofa francese,
dagli anni di vita familiare, attraversando il periodo scolastico-universitario,
fino ai più raffinati confronti con i grandi intellettuali a lei contemporanei.
L’autrice rende viva quella ricerca costante della verità e libertà,
l’ermeneutica dell’esistenza e le lucidissime analisi, a volte contraddittorie,
che la Weil ha sostenuto costantemente, maturate anche grazie alla sua personale
esperienza di fabbrica.
Ma fondamentalmente la Benagiano viene
affascinata dalla spaventosa attualità di quel concetto tutto weiliano
dell’inabitabilità del mondo ossia della perenne condizione di malessere
dell’uomo schiavo-operaio della società in cui esso vive, qualunque sia,
dall’uomo degli ultimi decenni ma anche, andando molto indietro, di tutte quelle
popolazioni che per prime furono sottomesse dall’Impero Romano. Il nuovo
totalitarismo, a un secolo dalla nascita della Weil, è quello degli uomini
d’affari, sostiene la Benagiano, finalizzato alla diminuzione delle capacità
cognitive e all’impoverimento spirituale fino alla perdita della individualità,
singolarità, essenza stessa dell’essere umano, della preziosità del suo
esistere, ma si concentra sull’esteriorità in cui il corpo diventa l’unica
possibilità di realizzazione. Non a caso quindi viene scelta un’autrice simbolo
di questo concetto, colei che si è lasciata morire di fame per sostenere gli
oppressi.
Il successo di questo
omaggio filosofico è la morbida fusione di due menti colte in una condivisione
sentita di tematiche attuali e forti. Occorre un cambio di rotta –sostengono
entrambe- sulla linea della giustizia da cui tutti trarremo dei benefici.
Soltanto con l’etica della debolezza, conclude poi la professoressa con grane
fascinazione per la filosofa, si può rifiutare il proprio io cercando
un’interiorità vuota, predisposta per un Dio che è tutto amore, unico elemento
depositario di verità percepita come “stretta” sofferta, in cui solo sventura,
povertà e schiavitù rappresentano le uniche condizioni che orientano verso il
bene, proprio come il percorso di Cristo. Infelicità e gioia sono quindi
adesione alla bellezza perfetta ma implicano anche la perdita dell’esistenza
personale e sono le sole chiavi per il paese puro, reale, abitabile. Con
rassegnata accettazione la Benagiano sostiene anche l’approdo del pensiero della
Weil che si sintetizza con evidenza nella frase –Dio mette la libertà all’uomo
andandosene, ma il mondo senza Dio è male. | |
 |
Recensione |
|
Simone Weil. Il dominio della Forza e la Libertà
|
|
saggistica
|
|
| Autori |
| • | Antonietta Benagiano |
|
Edizione:
Wip Edizioni
Bari 2010 |
|
| Premessa dell'autore. Nota di Giorgio Bárberi Squarotti - pp. 90 |
| prezzo: € 10,00 |
|
| Recensione a cura di |
| • | |
Pubblicata su:
Corriere di Roma nr.7/2010
|
| |
|
|