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Sguardi innocenti anche sui drammi di guerra e di pace

Laurana Berra si è dedicata anche al romanzo (Il tempo di Connie), ma sembra avere trovato ormai la propria forma di elezione nel genere racconto di cui dice di apprezzare, in particolare, le qualità di estrema libertà espressiva che concede e che sembrano esserle tra le più congeniali.

Questa sua nuova raccolta (Un caso di adulterio e altre storie) è strutturata in vane sezioni che comprendono le storie del tempo di pace e quelle del tempo di guerra, le storie messicane e infine le storie inventate dal caso.

Si tratta di schegge di vissuto che mescolano realtà e finzione insieme e appaiono congiunte, oltre che dal ritmo senza cedimenti della scrittura. da un sottile stile autobiografico molto sottile e quasi sempre ben mimetizzato — capace di legare tempi e luoghi differenti. Non è difficile verificare come, al centro delle pagine, ci sia quasi sempre lei, Laurana, con il suo persistente ottimismo, la sua ironia e il suo più che evidente buonumore, con una visione fondamentalmente positiva della vita che si porta certamente dietro da molto lontano; probabilmente da un'infanzia e una giovinezza serene e capaci di illuminare, con il loro riverbero, anche gli anni e le inevitabili prove a venire.

Radici. Vi è una fondamentale curiosità alla radice delle pagine di Laurana Berra, la voglia al fermare i ricordi che via via emergono e c'è, sopra ogni altra cosa, la voglia di raccontare, al di là di ogni possibile giudizio del tutto e volutamente assente: due occhi che hanno osservato e immagazzinato quello che li ha incuriositi o colpiti, specchio che ha riflesso, pur sempre rimanendo a distanza, quanto gli si andava svolgendo intorno. Ma vi è un periodo che, tra gli altri attraversati, ritorna in questa raccolta: quello che coincide con la meta degli anni Quaranta e oltre. La scuola, le amiche, i ragazzi, la guerra e la fine della guerra, con la voglia di vivere che «correva sotto pelle come un fiume carsico, le luttuose notizie che giungevano dal vari fronti» che «si depositavano alla superficie della coscienza per essere subito rimosse». Così l'autobiografica protagonista «anche mettendo in conto il bisogno primario connaturato all'età di difendersi dall'orrore della guerra, non riusciva a capire come avesse potuto traversare quei tragici tempi con passo tanto leggero».

Stupore. Un passo che si presenta come una costante dell'intero libro e ritroviamo anche nei racconti che pur conterrebbero elementi che volgono al dramma: come il primo, quello che dà il titolo alla raccolta o l'altro, Gli emisferi di Magdeburgo che si concluderà„ di fronte .alla classe sbigottita, con l'arresto dell'insegnante di scienze implicata nella Resistenza.

Un'altra nota tipica di Laurana Berra è lo stupore, che la prende di fronte alll'inesplicabile azione del caso: il che in modo più evidente che altrove risulta in Destino uno, il penultimo dei racconti che è anche uno dei più belli. Con la storia di Alice, una storia dura, triste, fatta di rinunce e di un'estrema povertà che si concluderà con il suicidio della protagonista e la scoperta postuma del fatto che, il pezzo di vetro rosso trovato sulla spiaggia da Alice bambina e conservato per tutta la vita nella scatola dei ricordi — tutte cose inutili, solo ricche di un significato affettivo — era in realtà un rubino di inestimabile valore il cui ricavato avrebbe potuto mutare il corso dell'intera esistenza.

Recensione
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