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Cara Olga,

prima di tutto un carissimo saluto e un grazie di cuore per l'invio del tuo ultimo lavoro (ti sono molto grato per ricordarti di me ogni volta).

Ho appena terminato di leggere il volumetto e credo di non sbagliarmi nel dirti che hai qui raggiunto l'apice della tua intera produzione. Ci sono cose bellissime, poesie e singoli versi, e a me proprio non sembra affatto che, né alla prima lettura né tantomeno alla seconda e terza, ci si possa trovare pessimismo o addirittura tragicità. Niente di tutto questo. C'è il vento furioso della memoria, del passato, del disincanto, dei ricordi, che s'insinua tra le strofe, nel rincorrersi delle evocazioni, nelle parole fatte di semplicità, precisione, lirismo, dolcezza, etc. Ecco cosa c'è. Ed è reso molto spesso in modo impeccabile.

Ti citerò alcune poesie che ho contrassegnato con punti esclamativi e richiami sulla pagina: "Ho sorriso all'autunno" e "Come un pellegrino" — stilisticamente perfette —, "Ad Anna Gaddo" — magia d'immagini —, "Alla fontana" — lucida narrazione poetica —, "Le tue mani" — toccante omaggio che frantuma il tempo —, "La mente confusa" — fotografia dell'anima "Il lamento del silenzio" — versi di assoluta bellezza —, "La carezza del sudore" la semplicità eletta a perfezione letteraria — e, infine, "Quel che mi rimane", con quei due versi finali nei quali ogni uomo, anzi ogni umano, dovrebbe specchiarsi e riconoscersi.

Olga, ancora complimenti, un risentirci a presto e un saluto affettuoso

Recensione
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