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"Giudico la poesia amore..."

scritto a tre giorni dalla scomparsa
di Maria Grazia Lenisa dalla figlia Marzia

Terni 1 maggio 2009

La poesia è rimasta da sola, senza la sua controparte, la vita, Maria Grazia Lenisa ci ha lasciato. Il suo impegno letterario resta tuttavia esemplare e per certi versi scomodo, quanto all’originalità del percorso creativo che l’ha sempre contraddistinta.

Al lavoro piuttosto personale si è unito, infatti, il coraggio di compiere scelte, meditate eppure rischiose, controcorrente rispetto all’establishement intellettuale odierno.

La ‘fanciulla di Udine’ aveva iniziato a scrivere bambina, ai suoi occhi d’infanzia era stata la parola luce a guadagnarsi il diritto di essere pronunciata per prima. Poi gli anni della scuola, dei primi contatti con figure di spicco della letteratura italiana come Aldo Capasso, Ettore Allodoli, Elpidio Ienco e Fernando Palazzi in una Udine degli affetti e della fede religiosa. Maria Grazia Lenisa appare in questi anni ben compresa da Palazzi: “…è la personalità così spiccatamente originale, singolare, stupefacente, e, la quale appunto per queste qualità non comuni, s’impone al lettore come un enigma da risolvere.” (Recensione a L’uccello nell’inverno, Genova 1958)

Il primo libro Il tempo muore con noi ha avuto, in tutta autonomia, poi una storia particolare, e tutt’ora appartiene alla Biblioteca di Terni, come casualmente scopriva la stessa Autrice, trasferitasi nel capoluogo umbro svariati anni dopo. Ma intanto in questa sua prima prova nel 1955, la Lenisa scriveva: "Grigia la vita quando ­ / il nostro mondo fu solo / un cortile / ed un oleandro in un vaso / finse teorie d’alberi immensi / alti per i nostri occhi socchiusi. / Le gocce di una fontana, / lente, / perdute tra i pochi sassi, / furono mare / per la nostra malinconia. Né chiedemmo alle cose / il perchè della loro felicità muta, / noi volemmo vedere grande quel mondo / dove sui tetti rossi, allineati / e scuri i colombi fermi come di pietra / ci guardavano.” (“Il cortile” da il Tempo muore con noi, Genova 1955)

Nei versi segnati c’è tutta la sua esperienza nel ‘Realismo lirico’, corrente letteraria d’opposizione all’ermetismo che annoverava Capasso, in primis, e traeva ispirazione da Cardarelli.

Maria Grazia Lenisa però maturava altre scelte, ad esempio la sua permanenza a Brindisi si rifletteva nelle tematiche del sapere sociale de I credenti (Roma 1968) illuminati da un profondo amore e rispetto per il Sud, mai venuto meno.

La svolta nel percorso artistico di Maria Grazia Lenisa si verifica negli anni ’70 con due libri frutto di un ripiegamento interiore. Il primo è Test, con un disegno a china, un profilo in copertina del marito dell’Autrice, Dino Alunni. Venne intenzionalmente stampato nella tipografia di Terni Arti Grafiche Nobili per rimarcare l’autonomia da gruppi, linee e polemiche letterarie in voga, prodromi di un ’68, discutibile perché non privo di ambiguità etiche e politiche. Scriverà poi in seguito sull’argomento con una certa ironia l’Autrice: "…Che ho fatto nel ’68? Ho conquistato / un lotto domestico, non ti sembri poco: / ho insegnato ai figli il Padre Nostro / senza chiamare in gioco l’odio…” (da "Sed ad ludum properamus" in L’ilarità di Apollo, Foggia 1983)

La seconda opera del periodo, intitolata Terra violata e pura (Milano 1975), riflessivamente approda al bisogno di una diversa libertà d’espressione. Capace di mettersi in gioco maturamente la Lenisa, nei libri successivi, incomincia ad abbandonare il modulo espressivo lirico ed affronta, anche a livello teorico, un percorso d’innovazione, avvalendosi della preparazione e degli spunti critici dello studioso Giorgio Bárberi Squarotti, prefattore di molte sue opere, da Erotica in poi (Forli 1979) ed amico.

La sua ricerca investe l’analisi della condizione femminile, costretta nei ruoli tradizionali, per giungere alla visitazione dell’erotismo con voce disarmante e coraggiosa di donna, pura, raffinata e disinvolta anche nei temi più scabrosi. Sull’argomento emergeva ne L’ilarità di Apollo (op.cit.) una posizione singolare dettata da una netta distinzione tra vita e scrittura, per l’Autrice la sessualità, tramite la procreazione, genera la vita, mentre l’Eros crea l’arte.

Maria Grazia inoltre si apriva all’esperimento metricologico “reinventando” l’endecasillabo. Raddoppiato, spezzato, collocato al centro, quanto ad alcune sue parti, il verso è fedele negli accenti, ma acquisisce uno stile fintamente narrativo conferendo ai testi una lunghezza maggiore e tale da prestarsi all’affabulazione, improbabile perché estrosa, ironica e metarealistica. Un racconto e un Eros che non esistono nel quotidiano, ma sono cifre, metafora dell’attuale condizione umana. Tra le opere che seguono questa nuova visione del fare poesia si nota proprio il piacere d’inventare situazioni inverosimili, oniriche, attraversate da un senso di ironico distacco, talora con spunti giocosi da rimario, arricchite da disegni, come Rosa fresca aulentissima, prezioso ‘gioco’ il famoso modello della Scuola siciliana, illustrato dai godibili disegni di Augusta Mazzella di Bosco (Abano Terme 1986).

Negli anni successivi Maria Grazia Lenisa intraprende numerosi progetti, consolidando come direttrice della collana “Il Capricorno” il suo rapporto con la casa editrice Bastogi (Foggia), senza contare l’impegno sul versante della critica letteraria che, dopo gli esordi contrassegnati dallo studio su Capasso (1967), si era estrinsecato in una fitta attività di recensioni e prefazioni. In particolare sono da menzionare tre studi nell’arco della sua carriera di critico (qui appena accennata): Poetica di Salvezza in Giorgio Bárberi Squarotti (Foggia 1985); il saggio di estetica La dinamica del comprendere coautrice Francesca Alunni (Foggia 2000) e l’ultima sua pubblicazione La scrittura del mare, sulla poesia di Corrado Calabrò (Roma 2008).

La poesia resta però il suo elemento, la Lenisa si avvicina ai territori dell’erudizione, li rivitalizza, elabora una sua visione dei miti classici, si accosta a poeti eccezionali come Saffo, Rimbaud e Luzi dipingendo con la parola preziosi allegorie di senso: “…E’ questo amore, vaga / caravella che si dona indifesa all’avventura, coi pochi / averi di fiori e creature…” (da “Riflettendo sul concetto di armonia…”, in La ragazza di Arthur, Foggia 1992).

Nel contesto merita di essere notata la “Laude dell’identificazione con Maria”. L’ammirazione verso l’ineffabile figura della Vergine viene espressa dall’umile vissuta condizione di donna che s’interroga. Eros e Sacro non si respingono, ma presentano misteriosi parallelismi, i loro simboli aiutano a compiere il salto della fede, ad accettare i suoi misteri, tra cui quello della morte, vere e proprie “seduzioni” da inserire in un piano di salvezza eterna. (Laude dell’identificazione con Maria, Firenze 1993).

Affiorava a questo punto in Maria Grazia l’esigenza di raccogliere i propri lavori in un’antologia che, accanto alla morte, presentasse una scelta di testi tratti dalle precedenti produzioni. Nasceva Verso Bisanzio (Foggia 1997), la vivida proiezione di un mondo di poesia estro e bellezza quale rovesciamento del quotidiano, eppure ritratto dell’inesauribile complessità intorno a noi, senza escludere neppure il dolore, bensì accogliendolo nella splendida Bisanzio sognata. Attraverso una rivisitazione selezionata delle sue opere, condotta in tal modo, la Lenisa si preparava ad affrontare una sfida artistica assai dura, mediata dall’incontro individuale con la sofferenza, la sua ispirazione maturava una rappresentazione dell’amore ancora più ampia, abbracciante anche i lati più inquietanti ed oscuri del male-dolore.

Ne la Predilezione (Foggia 2002) appare l’abbagliante figura di “Cancer” personificazione della malattia, si tratta di una visione quasi taumaturgica e iniziatica dell’approccio al dolore che accompagna le sue ultime produzioni.

Lo scenario dei testi è spesso cosmico, l’eros si misura con l’esperienza del disagio, lotta, preghiera e silenzio non ne sono esclusi. Il cammino si fa arduo, occorrono dunque per affrontare l’indigesta bellezza della poesia-dolore-male delle “amorose strategie” infatti: “…L’amore ride, il corpo / parla con la sua stessa anima. Odo / qualche eco per cui la vita risorge” (Amorose strategie, Reggio Calabria 2008)

Nessun commento a questi versi, solo l’invito per noi a dialogare con i libri di Maria Grazia Lenisa, ternana d’adozione, anticonformista e grande, ma soprattutto abitante della Poesia, suo premio e riscatto.


Materiale
“Giudico la poesia amore…”
saggistica 
Autori
Marzia Alunni

Pubblicato su:
Literary nr.9/2009
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