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Prima di accingermi alla lettura di questa nuova raccolta poetica di Paolo Ruffilli ho voluto rileggere le due precedenti – La gioia e il lutto; Le stanze del Cielo – in entrambe era stato privilegiato il sociale ( passione e morte per l’aids nella prima; prigionia e tossicodipendenza nella seconda ).

Con questi Affari di cuore il poeta trevigiano è ritornato al suo tema iniziale, al minimalismo presente in Piccola colazione, raccolta che venne pubblicata nel 1987. E’ comunque una variazione più apparente che effettiva. La metrica del verso non è mutata, anzi, ha acquistato in esperienza e in tecnica, non è mutata neanche la ricerca di scavare nel verso per ritrovarvi il suo senso più profondo. Là dominava la casa con le sue stanze come luogo d’incontri e di sentimenti, ma le parole fluttuavano più dal cuore che dalla bocca. In questi affari di cuore, scritto a distanza di venticinque anni, nelle stanze è l’amore la parola che viene incessantemente ed inesorabilmente espressa e ripetuta. L’amore diventa totale, nella vendetta, nel desiderio, nella passione, nella finzione, nel dubbio, nel tradimento… Così si scopre che non c’è poesia d’amore senza crudeltà, questo viene scritto nell’introduzione ripetendo un pensiero della poetessa statunitense Marianne Moore.

Sia un amore felice, un amore infelice, occasionale, mercenario, si tratta pur sempre di amore. Va intanto il verso, il verso breve, ansimante e deciso nello stesso tempo, quando in ogni parola è presente un latente, insinuante e vorrei aggiungere quasi timoroso erotismo.

Quando sarò lontano | ti sognerò | e sognandoti, | mi sforzerò | di non sognare | pensando di toccare | per davvero | la tua pelle di luna, | i tuoi capelli | e metterò la mano | sulla tua schiena | sotto la maglietta | da te guidato lì…(…) Respira piano | lasciati entrare | poco alla volta | dentro di me…

Quello che più mi ha colpito, ancora lo ribadisco, è l’intensità del verso, raccontato con una gradevolissima musicalità, che in alcune poesie presenta un’onomatopeica quasi pascoliana, essa permette all’attento lettore di comprendere veramente quanto è scritto sulla copertina del libro, dove il letto appare come il campo di battaglia dell’amore, ed è anche luogo di pace nella guerra e nel conflitto l’integrità di un mondo espresso solamente e compiutamente dall’amore.

Non so perché | però mi sento | contento e fortunato, per tutto il bene | che me ne è venuto, nell’averti amato.
Recensione
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