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L’anima e il lago di Giorgina Busca Gernetti (Ottobre 2010) è una silloge di tredici poesie, che rivela l’angoscia di un’intera esistenza.

Il padre dell’Autrice morì durante una battaglia aerea, cosicché Giorgina nacque già orfana. Quando si conoscono bene il lago Trasimeno, di Bracciano, di Bolsena è difficile per il fruitore trovarne uno le cui canne palustri non rivelino spongille e conchiglie bivalvi, i cui salici, pioppi e olivi non completino il quadro agreste e affascinante del luogo.

Nel lago di Giorgina non esiste il famoso fenomeno delle sesse, non c’è quindi la caldera prodotta dalla pressione di più crateri vulcanici. Il lago della Nostra è a volte assolato, a volte corrusco, bellissimo nei momenti di tempesta, incomparabile mentre arde per i calori del tramonto.

L’anima della Poetessa si specchia nelle acque lacustri, provando sensazioni dolci o dolorose. “Son spirito che vaga | nell’etere infinito | che nell’acqua s'immerge | ondeggiando tra l’alghe”. La narrazione della propria famiglia riguardo al genitore, scomparso a soli trent’anni, è vivida. Il cuore di Giorgina sanguina d’amore e di pietas.

Ella parla con il lago come meglio non potrebbe con estranei, confidando nella vena poetica per le suggestive, palpitanti, musicalissime composizioni, costruite soprattutto in endecasillabi e settenari.

Il tema unica della raccolta, originale e difficile, riesce però ad interessare il lettore, anche il più disattento. Le trombe d’aria, i fenomeni delle stagioni, rispecchiano nostalgia, tristezza, ma anche grande desiderio di incontri celesti, soprannaturali. La speranza attenua la malinconia, l’attesa rende fertile la fantasia dell’Autrice.

Le siamo vicini, entusiasti di quella creatività che la fa sentire viva e operante.

Recensione
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