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Alleluia in sala d'armi. Parata e risposta

“Si natura negat, facit indignatio versum” scrisse Giovenale, riferendosi alla società corrotta del suo tempo che le sue satire sferzarono senza pietà, mettendone in luce volgarità e arroganze, sopraffazioni e ipocrisie, avidità di ricchezza e degrado morale, specie di donne senza pudore e senza freno, come Messalina.

Una simile indignazione ha ispirato il “dialogo satirico tra Rossano Onano e Domenico Defelice, svoltosi dapprima sulle pagine della rivista “Pomezia-Notizie” e poi raccolto in un libro intitolato Alleluia in sala d'armi, pubblicato dall'Editrice Il Convivio nel settembre 2014.

Certo, le riflessioni di Onano, dalle quali scaturiscono i versi di Defelice, non hanno la violenza delle satire di Giovenale, essendo improntate piuttosto ad un'amara ironia che al sarcasmo; ma valgono ugualmente a denunciare la decadenza dei costumi degli uomini a noi contemporanei, pur mantenendo al fondo la speranza di contribuire a migliorare la società in cui viviamo; mentre il poeta latino non si faceva più illusioni di palingenesi.

Gli argomenti trattati da Onano e Defelice sono i più vari, potendo riguardare, ad esempio, un cantante come Celentano il quale nel “salotto televisivo” di Mara Venier “parla di Dio” e, commenta Defelice, “si crede già il Messia!”.

Vengono poi uomini di Governo, come Monti, le cui iniziative economiche sono sottoposte a forti critiche, per la loro eccessiva gravosità e per l'inefficacia dei risultati.

Gli strali dei nostri due scrittori s'indirizzano successivamente verso “le banche e le loro fondazioni” e specialmente verso il Fisco, dal momento che, se è vero che Gesù disse “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”, è anche vero che l'ìimperatore romano Tiberio pretendeva soltanto le “decime”, mentre oggi molte sono “le iene che divoran la Nazione”, come afferma Defelice, il quale soggiunge: “E che governa Cesare non sono, / ma mezze tacche...”.

Ulteriori osservazioni possono farsi a proposito delle “pari opportunità” tra uomini e donne, le quali in talune città, come Reggio Emilia, ottengono dei privilegi ingiustificati, mentre appare evidente che, secondo quanto afferma Defelice, “Assumere un incarico, un impiego, / dev'esser conoscenza di mestiere”.

La satira di Onano e Defelice s'indirizza anche contro le femministe, le quali non sono scese in piazza per protestare contro l'uccisione di una donna marocchina da parte del marito, perché colpevole di voler convertirsi al Cristianesimo.

Accesa si fa poi in questi testi la polemica contro i religiosi omosessuali: “L'Italia e il mondo, immensa tartufaia, / di tuberosi e funghi-ipocrisia: / buoni, i primi, a condir molte vivande; / mèntori gli altri di bacchettoneria”.

S'affaccia inoltre qui anche la “campagna di risparmio energetico”, tendente ad ottenere dei risparmi a danno degli ospiti di una Casa di Riposo di Reggio Emilia: “Guarda, se puoi, stavolta, in positivo, / caro il mio amico Onano; / lascia star l'ironia / non esser pessimista, ma giulivo. / A mio modesto avviso, / il Comune di Reggio è molto umano, / vuole gli ospiti sciolti e giovanili”.

C'è anche in questi testi l'invito di Giovanni Paolo II rivolto ai giovani: “Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro”. In risposta la poesia di Defelice sembra superare il consueto pessimismo, dato che termina con questo verso: “e mai siam fuori tempo per sperare”.

Affiora pure da queste pagine la satira contro certi provvedimenti che sembrano un po' eccessivi, come quello tendente a “bandire il corpo della donna da qualsiasi pubblicità”, che viene sintetizzato da Defelice come inopportuno e retrivo: “Se la balorda idea andasse in porto, / … / a metà dell'Arte / almeno in tutto il mondo / si finirà col metter le mutande”.

Contro cert'Arte moderna c'è poi la notizia della vittoria di Brent, uno scimpanzé di 37 anni, di un premio di 10.000 dollari a un concorso di pittura. Bent aveva spalmato i colori con la lingua invece che col pennello, compiendo una prodezza che non è affatto inferiore a quella di noti artisti viventi e non. Restava comunque una “scimmia giocosa, estrosa, al naturale, / eternamente scimmia”, osserva Defelice.

In un altro testo, riguardante l' “allerta climatica” si critica il lungo iter burocratico per il quale in caso di alluvione o altro disastro ambientale, “L'Aeronautica avverte la Protezione Civile. La Protezione Civile avverte il Prefetto. Il Prefetto avverte i sindaci. I sindaci non sanno cosa fare”: il che genera una specie di “scarica barile” che nulla risolve.

Si ricorda infine, in questo gioco serrato di proposte e di risposte, quella riguardante il Presidente francese Hollande il quale faceva visita all'amante travestito da motociclista. Commenta Defelice: “Il colmo è che i Cugini, / dopo il sorriso a scherno Sarkosy, / sian naufragati anch'essi in una storia / di passere... e pulcini”.

Dopa la lettura si scopre di aver incontrato un libro vivace e caustico che, attraverso la rispondenza delle proposte e delle risposte, riesce a dare un quadro abbastanza ampio dei vizi imperanti nella nostra odierna società, suscitando in tal modo non soltanto il sorriso, ma anche il risentimento morale di coloro che vi si accostano.

Recensione
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