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Il racconto di un'avventura che conduce il protagonista sino alle soglie dcll'Oltre, consentendogli di esorcizzare la paura che esso genera e di poter così far ritorno più sereno alla vita consueta, costituisce ia materia dell'ultimo poemetto di Venero Scarselli, Ballata del vecchio Capitano (titolo che, per affinità, non può non richiamare alta mente La ballata del vecchio marinaio di Samuele Taylor Coleridge).

E' noto che per Scarselli la dimensione poematica è quella consueta, dato che la sua ispirazione tende ad allargarsi ben al dì là dei limiti della singola lirica, per assumere un andamento più vasto, di tipo narrativo. Ciò accade anche questa volta, iniziando il poeta a raccontare (in prima persona e servendosi di un verso che altana il decasillabo, l'endecasillabo e persino il dodecasillabo) come il protagonista di questa storia, dopo aver fatto naufragio su di un'isola deserta, abbia scoperto in una cala il relitto di un vecchio bastimento, dal quale si è sentito invincibilmente attratto.

Fattosi strada tra le lamiere contorte, il naufrago, si addentra nel ventre del relitto, dove trova un mondo popolato da misteriose presenze, forse le anime di marinai periti nel disastro. Come guidato dallo "spirito della Nave", egli discende sempre più nel suo cuore segreto, sino a giungere, percorrendo con fatica oscuri meandri, al "sepolcro solitario del Capitano | perito nel furore d'una notte | senza stelle e senza scampo". Qui il naufrago individua, tra alcuni oggetti sparsi alla rinfusa ("il vecchio libro di bordo, | l'astrolabio, gli strumenti sfortunati | per misurare il lungo corso delle stelle") qualcosa che l'arresta e lo lascia smarrito e agghiacciato: "il teschio venerando quasi intatto | del Vecchio Capitano".

A questo punto si verifica però un fatto soprannaturale: le occhiaie del teschio si riempiono di lagrime e una voce si ode che invita il naufrago a sussurrargli all'orecchio "le parole | che l'anima ha bisogno di ascoltare"; e lo sollecita inoltre a "prendere il comando della Nave, | disincagliarla, rimettere la prora | ad Oriente, attraversare l'Oceano", per "guidare finalmente (gli] spiriti | incontro alI'agogmata salvezza".

Il naufrago si appresta ad ubbidire; ma non sa trattenersi dallo scrutare nella pupilla del Capitano, per cogliervi il segreto della Vita e della Morte: e per un istante ha la suprema visione di un regno dì Amore e di Gratia che si dischiude a chi varca i confini dell'Aldilà. Egli dovrà tuttavia far ritorno sul mondo per adempiere il suo compito, che è quello di rimettere in moto la Nave e di farla muovere, con il suo carico di spiriti, verso i Mari d'Oriente.

Come tutto ciò avvenga ce lo rivela il poeta ìn versi di notevole effetto, nei quali concretezza e visíonarietà si congiungono, unitamente ad un messaggio di fede e di speranza nel nostro destino ultimo: messaggio con il quale il poemetto si chiude.

Recensione
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