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Charles Guerin. Anima senza patria

Charles Guerin, poeta francese, nato a Luneville nel 1873 e ivi morto nel 1907, si rivela nelle sue prime raccolte, Fleures de neige (1893); Joies grises (1894); Le sang des crepuscules (1895) di ispirazione simbolista; mentre nelle successive, Le coeur solitarie (1898); Le semeur de cendres (1901) e L'Homme interieur (1905) tende ad assumere un andamento più personale, atto ad esprimere il suo animo sensibile e disadattato, in una società la quale pareva aver perduto ogni idealità.

Di lui si e di recente occupato Franco Orlandini in un libro apparso nel 2012 presso il Centro Studi Tindari Patti, nel quale, dopo un'ampia introduzione intitolata La sofferta solitudine di Charles Guerin agli inizi del XX secolo, ci offre una scelta delle poesie di questo autore, da lui tradotte con testo a fronte.

E da dire subito che le traduzioni del professor Orlandini sono non soltanto fedeli all'originale, ma anche eleganti e compiute, sicché danno un'idea ben precisa del poeta studiato, come avviene ad esempio con poesie quali Dans les tavernes (Nelle taverne), di cui leggiamo "Retourne boire alors dans les tavernes, boire | Le vans de pourpre on l'oeil voit fleurir sous des roses | Les jeunes seins legers des danseuses d'Herode" (Ritorni allora a bere nelle taverne, a bere | i vini del colore della porpora | dove, sotto le rose, gli occhi vedon fiorire | i delicati seni delle giovani danzatrici d'Erode"). Si veda anche Aux ancetres (Agli antenati): "Plus faible et sanglotant qu'au jour de mon bapteme, | Je pense a vous, qui, hauts et droits, o mes ancetres, | Vecutes avec fame et la force des cedres" (Debole e singhiozzante più di quanto lo fui | nel giorno del battesimo, a voi penso, | o miei antenati, che, alti e dritti, | con l'animo veveste | e la forza dei cedri).

Espressione di una profonda crisi esistenziale, queste poesie hanno anche indubbi pregi d'arte, che si manifestano nell'armonia del verso e nella sapienza dei ritmi, evidenti specialmente in alcune, quali Etre un homme (Essere un uomo): "... Etre bon, etre pur, etre grand, etre un homme | Que le seul bruit du bien qu'il a seme renomme, | Entrer comme un rayon d'azur dans les taudis, | Remplir d'amour be coeur apre et sec des maudis..." (... Essere buono, sincero, generoso, | essere un uomo | che semina del bene e sol per questo ha nome; | entrare come un raggio di sole nei tuguri, | riempir d'amore il cuore | arido e duro degli emarginati..."). E si tratta di poesie delle quali affiora, come osserva Orlandini, un "ritrovato sentimento religioso", che a Guerin "proveniva, genuino, dagli avi", così come affiora la schietta umanità del loro autore, che esce da queste pagine con tutta evidenza, nella sua autentica personalità.

Il libro ha il merito di riproporre all'attenzione di un più vasto pubblico di lettori un poeta certamente valido, di nobile animo e di autentico sentire, il quale ci ha dato poesie molto intense e, ancora oggi, godibilissime per verità e rigore espressivo.

Recensione
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