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Controcanto
Una poesia
colta è quella che Angela Ambrosini ha pubblicata in questo suo nuovo libro
Controcanto, quasi a voler significare che essa nasce dal confronto con
altre voci alle quali fa eco. E invero ciascuna delle liriche da lei
raccolte in questa silloge reca un'epigrafe di poeti di notevole livello,
sia italiani che stranieri, come Jorge Manrique, Mario Luzi, Salvatore
Quasimodo, Juan Ramon Jimenez, Umberto Saba, Antonio Machado, William
Butler Yeats, Maria Luisa Spaziani...
A ben guardare
però ci si avvede che il canto dell'Ambrosini è schiettamente personale sia
per l'impostazione che per lo sviluppo e che pertanto la sua poesia può ben dirsi
autonoma, a prescindere dalle varie "occasioni" che l'hanno generata.
Motivo
conduttore di questo libro è, come osserva Alessandro Quasimodo nella sua
prefazione alla raccolta, il trascorrere del tempo, che un po' dovunque
riaffiora, a cominciare dalla prima poesia, Tempus manet, che così
inizia: "Tutto quello che resta della mia vita | è il tempo. Tempo che ramifica
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nel tempo...", per continuare con La casa del tempo: "Mistero ha il tempo
andato più di quello | che ci aspetta e stupore sempre nuovo | | Ecco,
qui, in questo lembo | di spazio che fu mio per tanti anni, || s'accende
frammento di pena || Rimbomba il tempo da stanza a stanza" e terminare con
Amor fati, dove la tensione lirica si fa alta: "Spiegami il tempo, spiegami
la sua linea | curvarsi insonne per riannodare | i passi nella spirale di
sempre".
Molto frequenti
sono inoltre in questo libro i movimenti fortemente evocativi, come questo
di A ritroso: "Oltre il varco che più non m'appartiene | altri passi
sfiorano spazi che un tempo | cornice mi furono ai giorni | e i giorni
cornice al mio cielo. | Era lenta la resa al domani...", dove la poetessa si
lascia trasportare sull'onda di un ritmo lento, nella piena del ricordo. E
si veda anche l'incipit di Sui colli dell'Umbria che assume un andamento schiettamente
narrativo, con un movimento ampio e felicemente pausato: "Gaia e ariosa
scende sui colli dell'Umbria | la nebbia, smagliata da olivi | e gorghi di
vitigni in garze di cieli".
Molte altre
citazioni si potrebbero fare da Controcanto, una raccolta che procede in
maniera incisiva ed intensa, come questa tratta da Ecce L'Aquila, scritta
per la città martoriata dal sisma che l'ha profondamente ferita: "Non
portare la croce del rimpianto. | Ti basti la piaga dell'addio, | la
cicatrice del ricordo, | la cenere dei giorni"; o quest'altra da Ancora so
essere quiete che conclude
una poesia pervasa da un alto sentimento religioso: "Dimmi che peso non avrà
per noi | la troppa vita || dimmi che in quest'errare di impronte | un
sentiero sommerso troveremo || e traboccherà dal corrugato fardello | del
tempo la tua promessa, | Signore".
Mi accorgo per6
a questo punto che parecchie altre poesie sarebbero da citare di questo
libro, data la loro intensità e l'interesse che suscitano. Non essendo
possibile farlo in questa sede, ad esso rinviamo il sagace lettore, il quale
potrà da se scoprire passi e liriche di notevole compiutezza formale.
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Recensione |
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Controcanto
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poesia
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| Autori |
| • | Angela Ambrosini |
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Edizione:
Edizioni Edimond
Città di Castello 2012 |
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| Prefazione di Alessandro Quasimodo. In copertina acquerello di Liliana Ambrosini - pp. 90 |
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| Recensione a cura di |
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Pubblicata su:
Tribuna Letteraria, La Nuova nr.107/2012
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