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Quello che Emanuele Giudice ha compiuto nel suo recente libro di versi Finale
d'avventura può definirsi un lungo viaggio verso la Luce. Certo, si tratta
di un viaggio difficile, pieno di cadute e di devianti sentieri, di ardue lotte
con l'Inconoscibile e di inattese rinascite, ma sempre sorretto dalla speranza
di trovare alla fine l'Incontro e la pace dell'animo.
Giudice procede nel suo cammino alternando momenti di sconforto a momenti di
apertura alla vita, come appare da questi versi: "Siamo | con un cuore esposto
agli uragani | e indugiamo | a interrogare il tempo" (Elegia del tempo);
"Eppure | tutto è dono, | gratuito sole non previsto, | misura inattesa | di
luce e senso" (L'attimo sospeso); "Sempre più incerto si è fatto
| il mio
cammino, | dolente il mio sentiero | lastricato di morti" (Finale d'avventura);
"C'è un abbraccio ora | da sempre agognato | a redimere il buio nella luce" (L'abbraccio).
Il viaggio ha inizio da un "letargo" di "assenza", in un mondo di tenebre, nel
quale però si aprono talvolta scenari luminosi. "E non sembrava | avesse foce
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il tunnel | se tutto girava su se stesso, | tutto assediava | il nulla
indistinto, | l'incerto e il probabile | artigliava, | elica incontenibile | era
vita | nel vortice a ruotare | sognando | un qualche annuncio di chiarore" (Il
tunnel).
Il poeta procede tra "larve di approdi inconosciuti" "a interrogare il tempo" e
trova, al di là di tutto ciò che è "precario", "malfermo", "mutevole", lo
"stupore" del giorno e "l'ostinazione della luce". Tutto allora gli si fa chiaro
e, dissipatasi la tenebra, l'anigma del mondo gli si rivela: "Ora | il mio fiume
scorre | languido sereno, | povero d'acque, | gonfio d'avventure, | supera sassi
e melme, | avido della foce | dove il mare | offre monodie di risacche | pronte
ad accoglierlo, | a fondere | in un empito d'amore | le sue acque | nel Tutto" (L'abbraccio).
L'avventura di Emanuele Giudice si conclude quindi nell'abbraccio con Dio: nel
che sta il significato del suo libro, che si sviluppa come un poemetto. E si
tratta di un poemetto che, come osserva Vittoriano Esposito nella sua prefazione
alla silloge, contiene "la testimonianza di un poeta il quale, avendo la dolente
percezione del «finale» della propria «avventura» umana, non si sottrae
all'impegno di usare tutta «l'audacia del dire, del narrarsi»".
Finale d'avventura
può dirsi pertanto una prova pienamente riuscita, la quale viene ad aggiungersi
alle molte altre che questo autore ci ha offerte, sia di narrativa, come Il
viaggio la memoria il sogno (Palermo, 1989); La morte dell'agave
(Foggia, 2001); Il poeta e il diavolo (Foggia, 2003), che di saggistica,
come Il tempo della politica (Palermo, 1986); dinosauri e cani fedeli
(Firenze, 2002); Prima che arrivi la notte (Ivi, 2005), sia infine di
poesia, come Dialogo per una scommessa (Foggia, 1991); Ora che il
sogno è pietra (Foggia, 1997); Monologo sulla pietà (Ivi, 2000),
riscuotendo in ogni caso molti consensi.
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Recensione |
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Finale d’avventura. L’audacia del dire, del narrarsi
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poesia
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| Autori |
| • | Emanuele Giudice |
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Edizione:
Bastogi Editrice Italiana
Foggia 2006 |
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| Prefazione di Vittoriano Esposito - pp. 52 |
| prezzo: € 6,00 |
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| Recensione a cura di |
| • | |
Pubblicata su:
Literary nr.6/2007
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