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Il mio silenzio

Un'assidua ricerca del tempo andato e il motivo centrale del libro da poco apparso di Antonio Chiades Il mio silenzio, nel quale la memoria si accende di continue visioni ormai lontane, rimaste indelebili nonostante il trascorrere degli anni, che vengono da questo poeta descritte con uno stile asciutto e intensamente evocativo.

Emergono così dai suoi versi luoghi e persone da molto scomparse, coi loro volti e con i loro atteggiamenti caratteristici, che ne rivelano l'intima sostanza umana; e rinascono momenti magici di vita per sempre perduti, che Chiades contempla con un moto di sottile malinconia.

Ecco allora in Tutto mi sembra leggero affacciarsi un'immagine d'altri tempi: "Si stava seduti | al bar della stazione | aspettando che finisse la domenica | parlando di donne | più che altro immaginate". Quel tempo è però ormai trascorso e il poeta non ascolta più l'amico che pronunciava "le sue battute ridenti | con voce che pareva colmare | un vecchio dolore". Ecco in Da qualche parte esiste comparire l'immagine di una fotografia nella quale Chiades e "fermo in bicicletta | con gli occhi persi | davanti al negozio di Giancarlo". Il mondo pareva allora avere un altro colore, più allegro e maggiormente vivo. Oggi quella stagione della vita è terminata per sempre: "Franco è morto troppo presto | Giamba e andato a Roma | Marcello viaggia ancora in bicicletta | altri non li riconoscerei" dice Chiades con un moto di profondo rimpianto per tutto ciò che non può più ritornate. Ecco ancora in Un'ansia talvolta "un ricordo che affiora || un dolore, un segnale | un sordo timore | che sembra leggero | ma insiste".

Eppure non tutto nelle poesie di Antonio Chiades è nostalgia e rimpianto, dato che in esse affiorano anche le luminose visioni e i momenti di schietto abbandono, come avviene in La ragazza nel chiarore, dove la giovane che "nel chiarore | della sera | va per i tavoli | con passo di festa", porgendo agli avventori il vino "con mani esili e inquiete", diventa un po' il simbolo della giovinezza; mentre "il vino che posa | sul bianco delle tovaglie" diventa il balsamo che "cancella le asprezze, il dolore".

E se talvolta il poeta scopre in sé un'ansia segreta, "un ricordo che affiora || un dolore, un segnale | un sordo timore | che sembra leggero, | ma insiste" (Un'ansia talvolta), e pur vero che egli sa accogliere in sé la gioia della luce, come avviene in poesie quali Nella mattina di luce e Luce che bagni le pietre, dove troviamo questo inizio: "Luce che bagni le pietre dei monti | e di queste contrade || || e riveli | ogni contraddizione || donami la semplicità", donami "la tua visione || allontana da me | ogni tardo rancore". Si legga anche a tale proposito più di Sulla strada che porta, la poesia che chiude il libro: "Sulla strada che porta | al monumento | è tutta una luce | verso la pianura", dove lo sguardo che spazia lontano si accende di un'intensa luminosità.

Un libro dai vari risvolti, dunque, Il mio silenzio di Antonio Chiades, che sa cogliere in maniera equilibrata i diversi aspetti della realtà, la quale e molteplice, così come è molteplice la vita stessa.

Recensione
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