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Tra le monografie dedicate agli scrittori contemporanei ve n'è una di Vincenzo Rossi, recentemente apparsa, dal titolo Il mondo lirico di Maffeo, che è tra gli studi più compiuti in questo settore. Poeta, saggista, giornalista, narratore, Pasquale Maffeo è ormai noto negli ambienti letterari; questo libro vale tuttavia ad approfondirne l'opera poetica e a portarla alla conoscenza di un pubblico più vasto. Il lavoro del Rossi è stato dunque utile ed opportuno e, per la sua ampiezza (oltre cento pagine), approfondito ed esauriente.
Ne emergono alcune poesie scandagliate con acuto senso critico, come Salvezza, Cilento, Un vecchio, L'ora ineffabile, Ora saprai, La casa dei morti, Frontiera, ecc., che ci danno un'idea abbastanza compiuta dell'universo lirico di questo autore, limpido e schietto nell'espressione dei sentimenti e sempre ricco di una calda sostanza umana: «Ma tu, rondine attica che aprivi | trasognati meriggi, non sai | che flauto m'incantava il sangue | quando smarrita ti posasti | a donarti ed io ebbi tremore | nel violarti il petto»; «Bianche tra ulivi di ventosi dorsi | ridono chiese dalla bella fronte»; «O radiosi fanciulli, amici d'anni | già remoti, di voi nel cerchio | del meriggio sale l'arcato giubilo alla luce». Segue l'esame di Fabulario, una raccolta che uscita nel 1986, reca «in continuità con la precedente produzione. . . crescite e dilatazioni tematiche, ricerche e affinamenti nella scrittura» di Pasquale Maffeo. Delle tre sezioni di cui il libro si compone: Quaderno di Yorik, Con l'angelo, Nel delta, Vincenzo Rossi compie un'accurata analisi contenutistica e stilistica, ponendo in luce il complesso lavoro creativo dell'autore, che è andato sempre più affinando la sua tecnica espressiva, come appare evidente da versi quali: «Io salgo un arco che mi esilia penso l'arpa che illumina una soglia. | Il fiore non si spoglia sulla ressa | che già spalanca allucinato il giorno». Il cercatore luminoso, del 1994, è la più recente silloge di Pasquale Maffeo e segna un punto d'arrivo della sua ricerca stilistica, la quale si giova di un «linguaggio intenso, alto, che si sostanzia di figurazioni simboliche e tende a una comunicazione lirica concentrata, quasi tutta affidata all'azione». Dí tale silloge il Rossi fa un compiuto esame, atto ad evidenziare quelli che sono gli esiti più significativi, quali Sulla via di Paestum, Pasque, Perdonaci Dio la parola. Citiamo da quest'ultima: «Perdonaci Dio la parola. | Ora che l'arco | estrema luce taglia, quanto sola | dilata in noi dell'angelo l'attesa | del silenzio la lucerna, nel bilico | la goccia speculare alla cisterna». Sono questi risultati che, secondo il nostro critico, ci danno meglio la misura dell'arte di un autore il quale, puntando sul possesso di un linguaggio alto, scommette tutto «sulla trasfigurazione e resa lirica della propria esperienza e della propria visione del mondo, in una continuità anche storica del divenire poetico». Il che vale a connotare nel migliore dei modi il lavoro compiuto con serietà e con pienezza di risultati dal Maffeo, poeta non chiuso nella sua turris eburnea, ma uomo tra gli uomini, ai quali si rivolge e ai quali parla lasciando in essi una durevole eco della sua voce. |
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