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Il Regno

Oltre che poeta, saggista e valido direttore di riviste (larga diffusione ha avuto per suo merito "Issimo - i segni della poesia", attiva da lunghi anni), Carmelo Pirrera è anche un narratore abilissimo, come dimostrano i suoi romanzi Con la banda in testa e Quartiere degli angeli, oltre i racconti lunghi Buio come la notte e Il regno.

Ed è proprio di quest'ultimo che qui vogliamo parlare, dato che è da poco riapparso, riveduto e corretto, nelle Edizioni della Genesi di Torino Caprile 2013).

La vicenda è narrata con leggerezza, sotto il segno di una sorridente ironia ed è ambientata in una Corte rinascimentale, quella di "Guglielmo in Nano, il quale aveva sposato Costanza, una principessa normanna d'alta statura che l'aveva reso padre felice di ragazzi belli, alti e biondi, tanto somiglianti - vergognosamente somiglianti - a messer Lodovico delle Piane e di Ginossa, maestro d'armi di Sua Maestà...".

Lodovico, forse perché il re aveva subodorato qualcosa, viene inviato a combattere nelle Fiandre, durante la Guerra dei Cent'anni, nel corso della quale attraversa numerose peripezie e trova pure la morte, anzi varie morti, come Pirrera racconta col suo stile surreale e fantastico, continuamente oscillante tra il dato storico e la pura immaginazione, che qui ha largo spazio e nel cui labirinto disinvoltamente s'avventura.

Alla morte di Lodovico segue quella di re Guglielmo, il quale precipita non si sa come da una torre della reggia Al sovrano vengono riservate esequie solenni, cui si accompagna il pianto della regina, che assume un valore liberatorio: "E intanto piangeva come se dentro le si stesse sciogliendo qualcosa, un grumo duro formatosi in anni di menzogne e silenzio. E piangeva - le sembrò di capirlo - non per il re che era morto (si trova sempre un altro pronto a sostitutivo), né per il modo crudele come era morto (si muore sempre di qualcosa), ma perché nel mondo c'era anche la morte... ".

Della morte del re viene accusato Faroaldo, con la connivenza dell'alfiere Michelozzo, il quale è giustiziato in seguito in maniera sommaria Faroaldo invece verrà accecato e invano chiederà il "Giudizio di Dio" che lo discolpi. Re Guglielmo ricomparirà quale fantasma aggiratesi nel castello e qualcosa sarà rivelato della sua morte, avvenuta pare in seguito a un intrigo di Palazzo, cui non era estraneo però il movente amoroso: "... un'ombra avvolta in un mantello nero, più nero della notte, venne fuori dalla notte stessa e lo aggredì e lo spinse oltre i bastioni della torre, nel vuoto più vuoto".

Scritto in maniera abilissima, questo racconto di Carmelo Pirrera si rivela come un alto gioco intellettuale, col quale l'autore dà libero sfogo alla sua fantasia Ma, al di là di tutto ciò, s'intravede quasi in ogni pagina una profonda pensosità sulle sorti dell'uomo e sul suo travagliato cammino terreno.

Molti i richiami storici e le notazioni culturali Frequenti anche le citazioni di versi di autori insigni della nostra letteratura, da Dante a Foscolo a Carducci, ecc. H regno risulta pertanto un'opera di notevole rilievo, che si pone tra quelle più riuscite di Pirrera e certamente tra quelle che meglio valgono a definire la sua personalità di scrittore.

Recensione
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