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Il sole provvisorio

Il messaggio che ci perviene da questo nuovo libro di Emanuele Giudice, Il sole provvisorio, è quello della precarietà, come si arguisce dallo stesso titolo; un messaggio che sembra contenere una nota pessimistica che ritroviamo diffusamente nelle poesie della raccolta, dove possiamo leggere versi quali: "Mi scopro solitaria maceria" (Solitaria maceria); "Come noi / i nostri giorni sono gonfi di morte" (Camelie); "questo incubo dell'essere e dell'esserci" (Mi chiedo); "Sono avvinghiato alle agonie / di parole" (Impervi dolori); "Siamo incerti e approssimativi / come figure scarabocchiate al buio / sui quaderni" (Claudicanti); "Ora siamo con le ferite aperte / pronte a ricevere il sale" (Ferite). Si vedano anche a tale proposito talune immagini, quali: "L'urlo dell'essere" (Oceani deserti); "sfacelo di memoria" (Stelle); "inverno di voci smorzate" (La densità del cuore); "i lupi forsennati delle ore" (Chi chiama?); "attese nemiche del certo" (Crudeli sentieri); "occhi sbarrati nel buio" (Memorie e insonnie).

A questa visione alquanto negativa della vita si contrappone in Giudice la Fede in Dio, come appare da poesie quali Ode a Gesù, che trova questi epiteti per il Salvatore: "Voce poetica di Dio"; "Torre-diaframma / dove si ferma la morte"; "festone di luce"; "Amore che aduna l'universo"; "Umano volto del divino". E si legga poi ne La distanza: "Sei... suono che rincorre tutte le voci / e le riepiloga nell'universo"; "Sei rapporto e sentiero"; "Sei una misura senza misura / in cui s'adagia il tempo".

Un pensiero rivolto a Dio lo troviamo inoltre in poesie quali Silenzi come piaghe e Maria di Magdala. Tra le tematiche della poesia di Emanuele Giudice vi è poi il filone cosi detto "civile", a proposito del quale Stefano Valentini, nella sua ampia e meditata prefazione al libro scrive: "Giudice, di fatto, è un poeta civile è calato nel proprio tempo, come dimostra tutta la sua opera". Ciò appare evidente in Viva l'America, scritta in occasione di una strage compiuta da un giovane di appena vent'anni, il quale, introdottosi in una scuola, vi uccise venti bambini e cinque adulti prima di suicidarsi. Il poeta conclude: "I mercanti di armi / sono un esercito di patrioti / che pregano e sparano / in nome di Dio". Ne manca il desiderio della conoscenza, che in lui prepotentemente s'affaccia e lo muove, se può dire: "A sedurmi / e la famelica ansia del cercare" (Chiaron); cosi come non manca l'ascolto delle voci interiori: "Non so chi chiama / oltre le lontananze" (Chi chiama?).

Fioriscono pure in questo libro numerose immagini, come "fame di luce" (Movimento); "agonie di parole" (Impervi dolori); "lingua di galassie" (Nel coro); "attese nemiche del certo" (Crudeli sentieri); "manipolate urgenze" (Pensieri di Natale); "scialbo e fuggiasco silenzio" (ivi); "sorrisi inventati" (Nuovo anno; "... mare / ebbro di singulti e cadute" (Ai labirinti di domande); "Catene di parole" (Antiche narrazioni).

C'e tra l'altro forte in Giudice it richiamo della propria terra di origine, la Sicilia, che egli avverte con singolare intensità: "La mia terra / ha la voce stridula delle gazze / appollaiate sui muri a secco / dove il sole arroventa le pietre" (Dove sole arroventa le pietre); "Nei miei orti / fioriscono ancora nasturzi e viole" (Nei miei orti); "A queste distese d'erbe / tl mio cuore scioglie rancori" (Nella rete della vita). Cosi come s'avverte una risentita urgenza morale in poesie quali Rammarico: "E alla fine mi resterà il rammarico / di non aver saputo / spogliarmi in piazza come Francesco" o Gli altar: "Resto debitore insolvente / ai quadrivi dell'esistenza". Si scopre in lui it soprassalto di chi s'avvede, a un tratto, del trascorrere veloce del tempo: "Rimane solo uno stanco mugugno, / e uno sgomento / davanti al tempo disinvolto che ci svuota" (Allo specchio); "Non resta nulla ormai / di antiche, / felpate narrazioni / ai lumi fiochi di lucerne a olio / / Fermi eravamo / alle nostre catene di parole" (Antiche narrazioni). E vi so-no pure le domande che urgono assillanti e che tormentano la mente: "Ma cosa c'e / oltre l'attesa e it dubbio, / oltre la tracotanza impervia / del tacere improvviso / e di quel 'mai' pronunciato / senza la lucida coscienza del trascorso / e senza it miraggio del dopo?" (Domande). Altrettanto perentorie le risposte: "Noi siamo il provvisorio" (Provvisorio).

"Forse qualcuno ci ha dimenticati / sulla scacchiera dei giorni" (La scacchiera) dice Emanuele Giudice in una di queste liriche; poche cose ci restano capaci di abbellire la vita, prima delle quali e appunto la poesia, "suono scandito nel cuore / che subito si fa musica" (Poesia). Sembra una piccola cosa, fragile e minacciata da ogni dove, ma e qualcosa che salva.

Recensione
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