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Ironia e fantasia e una tecnica consumata del verso, che si avvale di tutti i sortilegi della metrica, al limite del virtuosismo, è ciò che si trova nel più recente libro di versi di Maria Grazia Lenisa, Incendio e fuga. Il che è poi una caratteristica del suo poetare, in cui pure si fondono visionarietà e concretezza, delusioni e gioiose conquiste, dubbi e certezze, tristezze e bonario sorriso, smarrimenti e rinascite, sete di assoluto e cadute nei labirinti del dubbio, aperture e chiusure al cielo.

Si legga, ad esempio, per ciò che concerne la forma, l'inizio de Il sonno e la veglia, dove vi è tutta una fitta tessitura di endecasillabi perfettamente incastonati in versi più lunghi o più corti, in modo da rendere nuovo e moderno il suo dire: "Scesa | nel sonno dove è più profondo, | come una luce | mi squarciava il buio ed il colore m'esprimeva il mondo. | Dissi: | se dormo, io più non mi sveglio. | La parola universo che regnava, aveva il senso | della Poesia e il genere del sole si mutava per ogni | lingua diversa ed eguale, con altri nomi le cose | evocando, quando il pensiero inteso le formava". Si veda anche, a questo proposto, la seconda parte di Movimenti d'idillio.

Coltissima è questa poesia, che si giova non soltanto di una raffinata tessitura metrica, ma anche di numerosi riferimenti ai più diversi autori, fatti però in maniera da non generare fastidio o sazietà nel lettore, data la naturalezza dei vari richiami. Benché inoltre possa apparire a prima vista ermetica o surreale, la poesia della Lenisa rivela ogni volta dei profondi contenuti, per chi sappia compiutamente intenderla. Varia per ispirazione, essa sa cogliere le occasioni più diverse e, in bilico tra serietà e gioco, tra vita sognata e vita vissuta, sempre si salva per una straordinaria capacità inventiva, che trasfigura ogni oggetto con disinvolta leggerezza.

Costante è nella nostra autrice il sentimento della morte, come forte è in lei il sentimento della vita ed entrambi le dettano versi di grande incisività. Si vedano: "Prima quel sì alla vita di cui parli | ... | per contrasto quel no alla morte" (La via dell'Oltre); "Vide la Morte viverle negli occhi" (Movimenti d'idillio); "Mi dissi forte:| non aver paura, poiché ciascuno | muore, è compito più facile che pare, un poco | come nascere" (La vita); così come ugualmente forte è in lei il sentimento dell'Eros, però intellettualizzato e per questo reso quasi casto: "Ho vissuto in disparte e scritto d'Eros (mia vita contemplante!) | si disperse l'oggetto, meteorite caduta nel deserto" (Ars moriendi).

Frequente è poi la riflessione che la Lenisa conduce sulla poesia, la quale diventa ragione stessa di vita: "il verso che non cessa, unico scopo" (Sud); "Poesia strabiliante che ancora sceglie quella | partitura e non intacca il caos non lo misura" (L'antica rima); "La Poesia, un percorso che sale oltre la croce d'una | stella morta" (Giusti son duo...); "Parola bella come verdi | frasche su precipizi che ingannano il passo!" (Utopica divina indifferenza); ecc...

Ovunque è inoltre la presenza di un Dio al quale la poetessa si rivolge con sentimenti contrastanti di amore-odio, affermazione-negazione, resistenza o abbandono. Si vedano a tale proposito: Toccata e fuga, Tentazione d'eresia, Invocazione, La misteriosa energia, La giustizia di Dio, Vox Dei, De profundis, Il tuo dono, ecc...

Sempre rilevabile è infine la forte personalità della Lenisa, col suo "io tiranno che non | si conosce, moltiplicato dentro le parole" (L'io) e con la sua ferma certezza per quanto concerne il valore dell'arte sua: "Non detti udienza ai critici di versi, ma la Ragazza | di miele e d'ortica mi disse che il Linguaggio | è dura legge" (La dura legge).

"La poesia che il secolo t'irride, è passaporto per l'eternità, | quanto si è perso, per assurdo vive!" dice Maria Grazia Lenisa ne Lo specchio della poesia, che apre il suo libro. E nulla vale meglio di queste sue parole ad illuminarci sul significato riposto della raccolta di cui qui ci siamo occupati, ottimamente introdotta, del resto, da Dante Maffia.

Recensione
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