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Un'indubbia capacità di elaborazione tecnica è ciò che subito emerge dalla
lettura della plaquette di versi L'Enunciato di Francesca Pellegrino,
apparsa nelle Edizioni della Libraria Padovana Editrice nei primi mesi
del 2008.
Ma poi, a ben guardare, si nota che la Pellegrino, al di là della sua bravura
compositiva, ha anche effettivamente qualcosa da dire di schiettamente e
profondamente umano; e soprattutto che riesce ad oggettivare i suoi sentimenti,
i quali in tal modo escono dalla sfera puramente privata per tendere
all'universalità.
"una voce a dirotto, | acqua che incendia il cristallo | negli occhi e piange
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la voce, una paura senza labbra | e quell'inverno da tutte le parti..." (solitudinaRia);
"Le geometrie spigolose del mio viso | mi rassomigliano poco. | Me ne stupisco
ogni volta | che mi guardo | e non ci sono" (funambulaRia), ecc.
La forma espressiva è tesa ed essenziale e sovente raggiunge movimenti lirici di
indubbia efficacia, quali: "Poi furono i castelli e la sabbia | e lo so bene che
c'entri poco tu | – è il vento che sconfina gli anni – | e li perde" (falsaRia);
"non ho anime sufficienti | a pagare questo debito d'amore | carezze alla
solitudine | madre che salvi labbra | dietro sorrisi di finestre chiuse" (smemoraRia).
Caratterizza la poesia della Pellegrino anche un'indubbia sincerità di accenti,
con i quali elle si rivela senza reticenze e senza inibizioni: "Ebbene, ho
paura! | non pretendo certo | che quest'aria consumata | riprenda a respirare |
adesso che finalmente so dirlo | forte e chiaro: ho paura!" (incendiaRia
); "Eppure ci stavi tutta | nella mia pelle. Nuda. | Mi riempivi anche l'ultima
cellula. | Eri l'ovulo nell'ovulo. La mia carne" (falsaRia).
L'esperienza che la nostra poetessa traduce in versi s'intuisce per
lampeggiamenti. L'importante è che ella abbia saputo comunicare le sue emozioni,
le quali nelle sue poesie si trasformano in immagini compiute e convincenti,
come quasi sempre accade.
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