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La parola poetica. Preliminari per una riflessione

…Parla anche tu, | parla per ultimo, |dì la tua parola. | Parla - | ma non dividere il No dal Sì. | Dà alla tua parola anche il senso: | dalle l’ombra….”(Celan)

L’esortazione poetica di portare a parola il taciuto, quanto cioè non è stato detto liberandolo dal silenzio e dalla non-forma, che Celan fa nei versi sopra riportati, viene pienamente accettata da Emilo Gallina nella sua ultima raccolta dal titolo: Questo resto di giorno pubblicata per le Edizioni del Leone, 2008. In questo luogo non-luogo che è la poesia, Gallina esplora con levità profonda il territorio delle grandi domande, delle affinità,: “Si può rammendare il destino? | Ci illudiamo. Non abbiamo filo di certezze. | Solo ipotesi, | speranze. | ….

Iniziamo, dunque, con una considerazione questi appunti e annotazioni utili, tutt’al più, come sollecitazione per un successivo approfondimento di una lettura della sua poesia. La Riflessione è stimolata da ciò che uno dei suoi prefattori, Bruno Termite, evidenzia in un suo inciso quando ragionando sulla parola sottolinea alcune presenze costanti che divengono parole portanti intorno a cui Gallina costruisce la trama di una memoria, di un incontro, di un fatto o di una visione.

Nella poesia di Emilio Gallina, è da premettere, che la parola è intesa come forma chiara di espressione seppure interrogativa, proprio perché forma poetica. Non solo, però, poiché la parola qui è intesa anche come segno, espressione di una cultura e di una civiltà ma finanche come manifestazione puramente soggettiva. La parola poetica, infatti, richiamando, la sua origine di segno è uno dei possibili compimenti del segno poetico che non parla più di una semplice forma, ma di una visione simultanea in quanto si mantiene in una condizione di apertura.

Parola consolatrice, parola salvifica, parola intesa come forma di comunicazione, o il contrario di tutto ciò, ecc; una questione, indubbiamente, di grande spessore e oggetto d’indagini a tutti i livelli. Trattengo il vuoto di cui parlo vi immetto | la parola prima che si renda inservibile | se nella corrente d’aria cambierà direzione. (Anna Malfaiera) La parola, quindi, anche per comunicare quel qualcosa che è il vuoto trattenuto, prima che il cambiamento di contesto la renda inservibile.

Parola poetica, allora, strettamente legata al contesto in cui esiste e nel quale solamente diventa viva , organica ad una specifica contestualità che costituisce anche la specificità linguistica del discorso poetico. Occorre stabilire, infatti, che a differenza di altre forme di discorso sia esso comune o specifico, il discorso poetico non è onnicontestuale ma è polisenso, cioè la parola poetica ha un di più di senso rispetto ai linguaggi onnicontestuali. La poesia, quindi, è polisemia e proprio nella plurisignificanza sta il suo segreto.

Il discorso poetico, infatti, come ci ricorda G. Della Volpe, è un discorso "contestuale organico", vale a dire che esso può esistere solamente all' interno di un determinato contesto in quanto è discorso organico a quel contesto.

"Il poeta è tale non per ciò che ha pensato o sentito, ma perché ha parlato. Egli è un creatore di parole non di idee; tutto il suo genio sta nell' invenzione verbale.". affermava Jean Cohen; è ovvio che non è proprio così in quanto è evidente che Cohen privilegia gli aspetti linguistico-formali ignorando completamente ciò che viene comunicato dal poeta, e per il quale il poeta stesso crea le parole adatte.

Le parole, infatti, assumono una diversa posizione e significanza per il poeta; egli si trova di fronte ad una dimensione indecifrabile la quale improvvisamente s’illumina, come bellezza divenendo impetuosamente enigmatica.Entrare in queste pagine,dunque, pur sentendoci esuli accolti e stupiti della “casualità”, significa anche un po’ imparare “che è il percorso a dare un senso alla meta”. “…Tutto è previsto | e a noi ignoto…Nell’incosciente certezza | predisponiamo il futuro | convinti di determinarlo. | Il filo della speranza, | cuce desideri. |…

Nei versi di questo poeta, infatti, la poesia sembra prendere forma attraverso la fenditura, che definisce la demarcazione tra un sentire profondamente umano e la parola come inizio e origine. In Questo resto di giorno il mistero e la realtà quotidiana delle piccole grandi avventure dell’infanzia, la memoria dei luoghi, le tradizioni e gli avvenimenti ci prendono con leggerezza, via via che la lettura procede, e ci affascinano con il gusto che dà sapore ai ricordi, al bisogno dello spirito di coltivare sentimenti comuni, permeati di nostalgia cui non è estranea culturalmente anche la memoria di certo Pascoli, al quale il poeta si rimanda, per trasmettere il piacere delle cose più semplici, viste con la sensibilità infantile che ogni uomo porta dentro di sé: “Risento voci argentine | di compagni di giochi, di lanci | e perdifiato di corse | nel cortile di polvere e sassi | a seguire le piccole ali….”.

La proposta tematico-espressiva di Gallina, allora, connotata dalla malinconia, dall’ostinata volontà di mantenere intatta l’immagine dei luoghi del ricordo, può apparire estranea, se non antitetica alla rottura formale e spirituale su cui si tormenta la sensibilità contemporanea, ciò non di meno penso che non sia possibile negare, il fatto che la sua poetica, inserendosi in un panorama che è chiaramente quello della crisi contemporanea; una crisi che investe ogni aspetto culturale evidenziando una limitatezza e una altrettanto facile contentatura, vi si contrappone con la raffinatezza dello spirito e il bisogno di provare sensazioni rare e sottili “…Sacrale | aleggia il silenzio; | penetra mente e cuore. | Attimi di silenzio…

La parola di Gallina allora, mi sembra di poter dire, cerca di precisare al proprio interno la genesi di un sapere che si propone, non tanto o solo come superamento dell’aura del silenzio, quanto quale ricongiunzione; ossia la parola come superamento del distacco che la contraddizione del vivere comporta.

Il senso della precarietà, della caducità si pone come fondamento poetico e produce una diversa rappresentazione del vero; la parola, allora, per "rinominare", e dare nuova origine alla conoscenza, all’esperienza ed alle emozioni divenendo, quindi, poesia e contestualmente altro: una nuova costruzione del reale la quale, appunto, si costituisce in stato poetico, dove l’equilibrio tra ricerca letteraria e autenticità umana è arduo da mantenere, e proprio per questo è toccante, poiché sta a suggerire costantemente sia le ragioni della forma sia quelle della testimonianza

È possibile, infine, affermare che anche in queste pagine, ancora una volta, la parola poetica gioca la sua partita senza riserve.

Recensione
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