|
| |
In un mondo remoto, inaccessibile ai sensi, eppure reale.
Dove tutto è trasfigurato e vive di una luce riflessa eppure autentica. Dove
ritornano "parole dissepolte... scavate nelle albe insistenti dell'estate che
si risveglia", dove le cose "hanno spigoli e assenze" e gli "uccelli sono
sospesi sui fili del tempo... E' l'approdo ad un'altra dimensione nella quale,
finalmente, si avverte che "siamo tutti mistero", "un breve altissimo volo" e
che i nostri morti "parlano... con brevi segnali" e "danzano nei
loro mantelli lasciando un'esile traccia sui campanili...". La bella raccolta
di poesie di Antonio Chiades, Di rosa e di terra (Edizioni Canova) è una
sorta di epoche, una vera sospensione dalla quotidianità talvolta banale, alla
ricerca del vero senso delle cose, oltre il chiacchiericcio e la pesantezza
della fisicità per "diventare pura preghiera oltre l'assenza dei giorni più
uguali". E' la scoperta, anzi la riscoperta, del vero mondo della vita per
accorgersi di "quanto sanno di sabbia di calce gli angoli lungo loro
strade", ma soprattutto che sei "sole" anche tu...".
Le otto sezioni in cui si divide la raccolta sono tutte unite
dallo stesso filo conduttore, quello di cogliere il senso recondito che ogni
cosa, nel suo freddo proporsi, comunque nasconde. Chiades rilegge, cori gli occhi sorpresi di un bambino e il
cuore commosso di un adulto, le cose di ogni giorno così loquaci, nella loro
spesso apparente semplicità, se solo si è capaci di ascoltarle e spogliarle
dalla loro opacità.
Con una intensa adesione emotiva riemergono forti, dal
profondo dell'anima, dolori mai spenti; come "l'onda che torna" e "improvvisa
si schianta sulla memoria", inarrestabile tanto quanto quella mortifera del
Vajont o ricordi mai smarriti coree quello del padre che "mi manca anche
adesso all'arrivo dei giorni di festa" e "di ogni uragano", anche se "talvolta
torna vicino fra richiami appena sonori che appassiscono piano...".
Chiude la raccolta la sezione "Diventare pura preghiera",
forse la più intensa, la più viva quanto ad intuizione immediatamente tradotta
in immagini che diventano messaggi che illuminano quel breve volo che si chiama
vita e ricordano, tanto al bambino quanto al vecchio, che non è difficile
incontrare "una luce una presenza che indovina i sospiri", che "ascolta
sempre", "capisce se piangi..." che "ti accompagna lungo il cammino", che
"giunge davvero anche se tutti con passo pesante vanno lontano...". Una luce, un
amico, uno "spirito vivente "soffio del mattino e dell'ultima ora".
M.C.
| |
 |
Recensione |
|
Di rosa e di terra
|
|
poesia
|
|
| Autori |
| • | Antonio Chiades |
|
Edizione:
Edizioni Canova
Treviso 2005 |
|
| pp. 94 |
|
| Recensione a cura di |
| • | |
Pubblicata su:
La Vita del Popolo nr.6/2006
|
| |
|
|