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Fermenti n. 240, anno XLII (2013), dal 1971.
Periodico a carattere culturale, informativo, d'attualità e costume. Fermenti Editrice.

Numero da collezione

 

Fermenti. n.240, direttore Velio Carratoni. Prevale il metodo variegato, tanto gradito ad autori come Flavio Ermini, che l' ha definito “fantastico. Labirintico. Si sfoglia, si legge, si torna indietro, si coglie una frase, un verso, una parola, si percorre interamente un testo... Un'avventura insomma”.

E alla Roberto Calasso che ha coniato con l'antologia Adelphiana, in occasione dei cinquant'anni dell'Adelphi, si può dire lo stesso, trattandosi di un volume nutritissimo che si può sfogliare, leggere, commentare, aprendo a caso, non sentendo nessun collegamento di ordine precostituito, prevalendo l'insieme unitario.
Potrebbe essere questo un metodo per andare alla ricerca dello spirito degli interventi, senza basarsi solo sul distacco dei contributi. Una vera applicazione del metodo comparativo.
Francesco Muzzioli, nel presentarlo, ha effettuato un vasto excursus sul gruppo 63 nel suo cinquantesimo anniversario, i cui esponenti Alberto Arbasino aveva definito “creature diversissime che, in comune avevano l'età e l'ambizione di elevare il tono della letteratura”.
In che modo ci sono riusciti? È stato questo l'interrogativo al quale si è cercato di dare indicazioni, esprimere pareri, formulare ipotesi.
Ermini constata che, ponendo “lo sguardo sul mondo che senza merito e poco poeticamente abitiamo, non possiamo negare che siamo prossimi all'annientamento”.
Seguita Tiziano Salari: “Nel Novecento più che la critica letteraria è stata l'interpretazione filosofica ad avviare un colloquio con la poesia...”.
Ignazio Apolloni, rievocando Vincenzo Consolo: “Si sta effettuando una letteratura italiana, ma siamo tuttora tributari alle letterature straniere in traduzione italiana”.
È condivisibile tale asserzione?
Qualcuno ha definito il numero “più sostanzioso che non si può... da cose in grande, anzi in gigantesco”. Non certo ricorrendo ai trucchi speciali o alle ridondanze si è dato risalto invece ad una certa accuratezza per rendere omaggio agli artisti presenti nel numero. Inserirli in un contesto mediocre o qualsiasi li avrebbe appiattiti, come abitualmente si fa nella stampa ordinaria.
Tra i maggiori artisti presenti: Giulia Napoleone (ritorna ora a segnare sottili passaggi di gradazioni tonali a volte impercettibili, sottolineate solo da lievissime modulazioni. Agnese Mirolli); Silvia Venuti: (le opere della Venuti abbinano spesso la dimensione pittorica a quella poetica in una sorta di eco sinestetico del proprio sentire. Il dipinto reca sulla superficie i versi..., Laura Ferri); Barbara Giacopello: (scopo dei miei nuovi lavori è quello di adottare una visione cosmopolita della realtà in cui viviamo per poter poi dare la mia personale visione metropolitana); Claudio Malacarne. (uno dei maggiori pittori coloristi del nostro tempo, mantovano del 1956... Maria Lenti);Giovanni Fontana: (la parola-immagine è tenuta, il testo-spartito non smette la sua semantica sonora: li sostengono una volontà di ostruzionismo... Marcello Carlino); Roberto Sanesi (il mio lavoro visivo è quasi sempre andato in sincrono con il mio lavoro di poeta, di critico, di traduttore e sempre l'ho considerato una sua estensione) presentato da Vincenzo Guarracino.
E dagli artisti si arriva ai contenuti di un insieme di firme che hanno una storia, tanto da formare un numero da collezione, data anche l'attività untraquarantennale della rivista che a Roma risulta tra le poche ancora esistenti. Anche se nel periodo attuale esce in numeri doppi per approfondire le tematiche quasi mai accennate o semplificate. Per un'esigenza di pretesto di shock da creare coinvolgimenti imprevisti, senza freno e misura. E da questa premessa entriamo nella specificità delle discussioni di saggistica, narrativa, traduzioni, riproposte, fotografia, poesia, aforismi, musica, teatro, cinema, interviste, recensioni etc.

Ritornando all'anteprima di Ermini notiamo un senso di annientamento onnipresente che si contrappone all'idea-esigenza di acqua da cui nasce ogni essenza vivente. E da tali acute osservazioni si arriva alle tematiche sulla negatività della vita: consumismo, realtà contraffatte, frastuono, senso di smarrimento, sintomi di un'idea del deserto e di semplificazione permanente.
La premessa ci porta ad argomenti che difficilmente divengono astratti o retorici.
Tutta la disamina di Fermenti nasce da un'esigenza critica di aggiornamento e revisione. Si dibatte per ricordare personaggi, fatti, avvenimenti. Per non favorire l'oblio.
In Bloc Notes Gualberto Alvino, rifacendosi a Giovanni Nencioni, che ritiene uno dei maggiori teorici della linguistica greca, latina ed italiana, presenta una scheda esauriente sul personaggio, che invoglia a penetrare nel mondo dell'erudizione.
Altri autori trattati con originale acutezza: Adriano Spatola, Claudio Sgroi (radicalista descrittivo, esponente della lingua di autori come Pirandello, Sciascia).
Viene inoltre trattato: Sinigaglia. Una marea di definizioni, analisi stilistiche di rara cognizione. Alvino, con pazienza certosina esamina vocaboli che arricchiscono la lingua, in un periodo di sfaldamenti e decomposizioni. E Peccati di lingua dello stesso Alvino, che Fermenti in collaborazione con la Fondazione Piazzolla aveva pubblicato, rifacendosi a Gibellini come un assertore del rinnegamento di troppi meticci inanimati, striduli, in un magma di beati o boati sterili e dispersivi. Il nostro entra nella fucina della parola, seguendo Sinigaglia che dovrebbe fungere da barriera verso la dissipazione della creazione dei segni, delle parole, dei concetti raggruppati non per riempire la pagina, ma per generare un'invenzione originaria di stimolo e di sentore a favore del concetto di nascita.
Alvino, che è un patito di Contini, Pizzuto, Consolo e di altri innovativi, pochi per lui, in verità esprime riserve per l'autobiografia romanzata di troppi esponenti che si cimentano non da ricercatori o emblemi, riferimenti ed altro che possa inventare stili o espressioni su cui riflettere tracciati imprevisti e non già nelle strettoie di ciò che nasce e si sviluppa sterile e circoscritto. Cita qualche autore del versante dell'autobiografia romanzata, come Antonio Moresco, Walter Siti, Aldo Nove, Emanuele Trevi, Tiziano Scarpa, Arnaldo Colasanti, etc. (“persuasi che la celebrazione e lo squadernamento dell'io anagrafico in tutta la sua voyeuristica oscenità possa di per sé conferire all'opera un plus valore in termini di mordente e carica espressiva, quasi che la letteratura si identificasse fatalmente con la deprecata letterarietà e dunque non si desse verità e autenticità fuori dalle coordinate del cosiddetto vissuto”).

Ricca la presenza di testi creativi: Poesia: Bruno Conte, Umberto Piersanti, Roberto Rossi Precerutti, Marco Caporali, Marina Pizzi, Marco Furia, Maria Pia Argentieri, Italo Scotti, Luca Succhiarelli, etc.; Aforismi: Domenico Cara; Narrativa: Giuseppe Neri, Gemma Forti, Enzo Villani, Velio Carratoni. Ignazio Apolloni, Silvia Pascal.
Stimolante la ricerca di Gualtiero De Santi sulla tematica del dialetto nella rubrica Parlar franco.
Nutrito l'insieme di recensioni in Biblosound di Gemma Forti e in Biblio/Caravan di Velio Carratoni.
Altri autori di recensioni: Giuseppe Neri, Gualtiero De Santi, Teresa Ferri, Donato Di Stasi, Antonino Contiliano, Maria Lenti, Tiziano Salari, etc.
Nella rubrica Musica Bernardo e Marzo Pieri si occupano di Verdi e Wagner.
Rievocazioni di Eleonora Bellini su Ariodante Marianni e Lapo Gresleri su Pier Paolo Pasolini, etc.
Segue l'inserto sulla Fondazione Piazzolla (attività, interventi sugli atti in occasione del Convegno sul centenario piazzolliano a firma di Domenico Cara, Emiliano Alessandroni, Lucio Zinna. Seguono Marino Piazzolla a Radio France Culture 1978, terza parte, e nel Senso del limite una rievocazione di Antonio Delfini, a cinquant'anni dalla morte, con uno stralcio di un'intervista rilasciata a Piazzolla nel 1959 su argomenti ancora oggi attuali.

 

Recensione
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