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Sono tanti i suoi libri di poesia, da quella prima raccolta stampata nel 1982, dal titolo I mondi di sogno: una versatilità veramente ammirevole combinata ad un linguaggio fluido e scorrevole che sembra prorompa direttamente dall’anima. Ama tuffarsi tra i ricordi perché “il ricordo è nella lontananza: avvicina le cose superate”, ma anche perché egli si ritrova in quel mondo delle cose semplici e genuine di cui poi si è perduto il sapore.

Sergio Barbieri ama disperdersi nel mondo della favola, tra gli incanti della Natura, ed è convinto che l’uomo debba ritornare a vivere la sua leggenda, perché oltre il sogno non sarebbe nemmeno più concepibile la vita. Ma ne Le rauche parole, che è un’altra delle sue raccolte (del 1992), il poeta parla di favolose primavere che saranno ancora, come quando “avevamo le stelle negli occhi e la luna che ci guardava – per quel lungo sentiero tra gli ulivi”. Francesco Di Caccia che si è sofferermato più volte sulla sua poesia, per un’analisi dei suoi diversi momenti compositivi, ha scritto che in definitiva iI mondo esistenziale di Sergio Barbieri si inquadra bene nel clima novecentesco che ha già trovato in Ungaretti e soprattutto in Quasimodo una testimonianza illustre. Il discorso continua con I giorni dorati e con l’altra raccolta In una piazza color seppia, dove i versi diventano emblematici di una grande speranza di bene, attraverso il ricordo del passato e di quei giorni quando “il sole pareva non tramontare mai”.

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