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Il "libellus" di Antonia Izzi Rufo,dal titolo Catullo, il poeta dell'amore e dell'amicizia è uno scritto pregevole per l'analisi esaustiva dei nuclei tematici,che sono alla base dell'ispirazione catulliana, e per la valutazione estetica dell'arte del poeta latino, di cui viene evidenziata, anche a distanza di secoli, la modernità. Antonia Izzi Rufo, scrittrice, poetessa, saggista, molto nota nell'ambito regionale – il Molise – e fuori, dopo una nota introduttiva, in cui, prendendo spunto dal carme 85 "Odi et amo", afferma di condividere i sentimenti di Catullo, in quanto anch'ella "nell'amore e nell'amicizia copre l'essenza vera e lo scopo sublime della vita", traccia un quadro sintetico dell'ambiente letterario dei "poetae novi" o "neòteroi" o "cantotes Euphorionis"- ripetitori di Euforione, un oscuro poeta alessandrino del III sec. a.C. – come soleva chiamarli,in senso dispregiativo, Cicerone – i quali badavano più alla cura della tecnica stilistica e alla raffinatezza formale che alla spontaneità e alla sincerità dei sentimenti.

Nell'ambiente dei "poetae novi", dei quali caposcuola è Valerio Catone, definito da Furio Bibaculo "summus poeta" e "Latina Siren, qui solus legit ac facit poetas" (Sirena latina che solo sa leggere – o scegliere e formare – nuovi poeti) si forma Catullo, il creatore della poesia soggettiva, il primo poeta latino che nei suoi versi ha cantato lo strazio dell'animo, con un'intensità che trova riscontro solo nella poesia di Saffo. Subito dopo l'autrice parla del "lepidus liber catullianus", il cui codice più importante è il Parisinus 14137, conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi, e la cui edizione, a cura di Guarino Veronese, risale al 1470 a Ferrara, della dedica a Cornelio Nepote, della suddivisione in 116 carmi, non ordinati cronologicamente, ma secondo lo schema metrico: Le "Nugae" (1-60), poesie in metri vari, di modesta estensione I "Carmina docta" (61-68), composizioni piuttosto lunghe ed elaborate stilisticamente, consistenti in 2 Epitalami (Per le nozze di Manlio Torquato e Vinia Auruculea, il contrasto fra due cori di giovani sul matrimonio). 3 Epilli (Attis – Le nozze di Teti e Peleo – La traduzione della "Chioma di Berenice" di Callimaco), Elegie (65-67-68), Epigrammi (69-116): poesie in distici elegiaci.

Dopo una rassegna di carmi, dove si avverte l'influenza dei "poetae novi", tra i quali il II, il IX, l'XXXIV, il XCV, la Izzi Rufo entra nel vivo della sua indagine ed esamina i carmi (25) che riguardano Lesbia, da identificarsi, come scrive Apuleio nel X cap. dell'Apologia o De Magia, in Clodia, moglie di Quinto Metello Celere e sorella del tribuno della plebe Clodio, ucciso da Milone in uno scontro lungo la via Appia. Da essi traspare tutto l'amore del poeta per Lesbia, dipinta a tinte fosche da Cicerone nella "Pro Caelio" – la definisce "amica omnium" – una sgualtrina da quaranta sesterzi,  creatura viva, reale, frequentatrice di cenacoli culturali, esperta nella musica, nel canto, nella danza, nonché nelle arti della seduzione, capace di suscitare nell'uomo sentimenti delicati e violenti, allo stesso tempo, però, teneri e appassionati, tristi e malinconici.

E' un amore quello di Catullo intenso, che si nutre di stati d'animo diversi, ora lieti ora tristi, a seconda de procedere della relazione come si può rilevare dai carmi V: Vivamus, mea Lesbia, atque amemus, in cui il poeta esprime la sua esultanza per lo scorrere felice del suo rapporto amoroso, e VIII, che il Pascoli definisce la "tempesta dell'animo" Miser Catulle, desinas ineptire, in cui l'autore invita se stesso a non vaneggiare, ma ad essere fermo nel liberarsi della passione. In tale ambito rientrano, secondo la saggista, i carmi LVIII, in cui Catullo parla della degradazione morale, cui è giunta la donna, LXX, in cui asserisce che le parole che la donna rivolge al suo innamorato son prive di credibilità, come se fossero state scritte sull'acqua e sul vento, LXXII, in cui fa distinzione tra Amare e Bene Velle, LXXXVII, in cui parla della "Fides", che è alla base del "Foedus", il patto d'amore della sua donna, in quanto sparla continuamente di lui, CIX in cui si augura che le promesse di amore duraturo da parte di Lesbia siano vere. A prescindere da questi carmi, in cui si evidenzia tutta la macerazioine interiore del poeta, secondo la Izzi Rufo, che annette ad essi notevole rilievo, importanti sono per la comprensione dello stato d'animo catulliano, il carme II, che è una traduzione, non senza annotazioni, della famosa Ode del Sublime di Saffo, la quale sottolinea esteriormente gli effeti della passione amorosa, il carme LXXVI, in cui supplica gli dèi di liberarlo da un male che lo corrode, in cambio della sua pietas, il carme LXXXV – Odi et Amo – dopve è posto in risalto il dissidio tra due sentimenti contrastanti, contemporaneamente presenti nel suo cuore: l'odio e l'amore.

Nelle "Nugae", accanto al tema dell'amore, non manca qualche carme, – il XXXI – dedicato a Sirmione, la penisoletta del lago di Garda, dove si trovano i ruderi di quella che si riteneva la villa di Catullo, in cui oggetto del ricordo è un luogo dove si è ritirato di ritorno dalla Bitinia, così come non mancano quelli riguardanti l'amicizia e l'invettiva. L'amicizia – sottolinea la Izzi Rufo – è sentita da Catullo come gioiosa dedizione dell'anima, come partecipazione all'amico di tutti i problemi, di tutte le sue ansie. Infatti ha espressioni di tenero afetto per Virgilio, che chiama "demidium animae meae", esulta per il ritorno di Veranio – Carmen IX – ,si rivolge con vivacità e brio all'amico Fabullo, di cui è famoso l'invito a cena – Carme XIII – manifestando nei rapporti con costoro, senza alcun adombramento letterario, ma con immediatezza e spontaneità, una purezza ed intensità di sentimenti. L'invettiva è anche presente nella poesia catulliana. Anche se Catullo non si è mai interessato di politica, tuttavia non fu alieno dal manifestare il suo sdegno contro Cesare e i suoi favoriti, soprattutto contro Nonio e Vatinio, due loschi figuri intriganti ed arrivisti; per i quali prova un disgusto notevole.

Nei "Carmina docta" che risentono dell'influenza dei poeti alessandrini e specificamente di Callimaco, Catullo,pur esprimendosi in una forma più raffinata e ridondante, tuttavia presenta i temi fondamentali della sua poesia, l'amore per Lesbia e la morte del fratello, tema quest'ultimo, che, presente anche nel carme CI, che fa parte degli Epigrammi, sarà ripreso da Foscolo nel sonetto "In morte del fratello Giovanni". Di questi i più belli sono il LXI, l'epitalamio per le nozze di Manlio Torquato e di Vinia Aurunculea, in cui è espresso il pensiero del poeta che vede nel matrimonio il nucleo originario della famiglia, e il LXIV, il più lungo, un epillio come la Dictynna di Catone e la Smyrnia di Cinna, che si articola su tre motivi: le nozze fra Tetide e Peleo, l'abbandono di Arianna sull'isola di Nasso da parte di Teseo, il canto delle Parche...

La Izzi Rufo nell'ultima parte, nel sottolineare l'influenza che ha esercitato Catullo sulla letteratura posteriore e l'apprezzamento da parte non soilo di Velleio Patercolo e Plinio il Giovane, ma anche di Aulo Gellio, che lo definisce "elegantissimus poetarum", prendendo lo spunto dal presupposto che in Catullo prevalga l'arte, più che la poesia che, però, non manca, tuttavia ritiene che egli sia il primo e forse l'unico poeta veramente lirico della letteratura latina per il modo con cui ha cantato il suo amore per Lesbia, la dedizione per gli amici, l'odio istintivo verso i nemici, il dolore struggente per la morte del fratello, i miti nei carmi dotti, nonché per lo stile vario, ora familiare e plebeo nelle "Nugae", ora raffinato ed elevato nei "Carmina docta" e negli "Epigrammi".

Recensione
Catullo, il poeta dell’amore e dell’amicizia
saggistica 
Autori
Antonia Izzi Rufo
Edizione:
Edizioni Penna d'Autore
Torino 2006

Nota dell’autore. In copertina foto di Caterina Ghelli - pp. 38

Recensione a cura di
Pubblicata su:
Literary nr.3/2007
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