Servizi
Contatti

Eventi


Con Elogio dell’ebbrezza che comprende 10 liriche e fa parte della collana di poesia diretta da Pippo Mannino, l’universo poetico di Angelo Lippo – uomo del Sud, Terra di miti – sembra oscillare dall’autobiografismo alla quotidianità, per cui ne deriva un’esperienza lirica intima, amplificata dalla profondità soggettiva della memoria e dalla sincerità espressiva di tutto rispetto.

Chi scrive è, per sua natura, astemio, ma, per la sua educazione letteraria – è stato per moltissimi anni docente di Lettere Classiche nei Licei – e per la frequente partecipazione a conviti con amici, dove il vino costituiva l’elemento animatore del simposio, ha radicato in sé la convinzione dei benefici effetti che il dono del figlio di Semele e di Zeus, Bacco, produce sull’animo umano.

In realtà, quale medicina è migliore dell’ebbrezza per eliminare il dolore fisico e morale, per dimenticare le traversie della vita, come del resto già sosteneva, presso gli antichi Greci, Alceo, richiamato dall’autore, per il quale il vino è “speculo dell’uomo”, che si rivela per quello che è, con le sue forze e le sue debolezze, ed è oblio dei mali. =Lathichedeon=.

A prescindere dai risvolti, che il vino produce sull’animo umano, nei versi, la cui suggestiva bellezza sta nella rappresentazione incisiva ed efficace degli stati d’animo e nella loro espressone immediata, senza infingimenti di sorta, vibra un autentico sentimento d’amore, capace di vincere anche la morte.

In sostanza, è una poesia intima e raccolta, da cui traspare la dimensione umana dell’autore, che riesce ad evidenziare, nella maniera più chiara e puntuale, in virtù della forza poetica dei versi, i propri stati d’animo.

Ad un’analisi più specifica della raccolta, che si avvale della prefazione di Luigi Scorrano, il quale sottolinea l’efficacia dell’ebbrezza che consente all’uomo di vedere il mondo diverso, la realtà più rosea, senza preoccupazioni e patemi d’animo, anche se talvolta si possono avere risvolti deprecabili, importante è la prima lirica, che dà il nome alla silloge, notevole non solo per la citazione di Cratino, ma anche e soprattutto per i temi importanti che sono alla base dell’ispirazione poetica di Angelo Lippo: la memoria che “svolazza | in grembo ai miti e fra credenze | e pregiudizi”, per cui “furtivo, tra i vigneti, (egli) s’aggira | a succhiare il divino nettare”, lo scorrere delle stagioni, con “l’inverno che bussa alle porte”, per cui si cinge le spalle con morbida lana – si avverte l’influenza di Alceo –, il vino “ora dolce come il miele, ora più aspro | dei cardi selvatici”, per cui i tormenti svaniscono “d’incanto”, l’amore per la poesia, per cui “moderno Dioniso alzerà | il boccale per sciogliere | ditirambi di nuove voluttà: | poi, si compia il Destino”.

Non mancano richiami all’elemento religioso, che non è atteggiamento distaccato, ma partecipazione all’evento della Resurrezione con i versi “ognuno gli occhi lucidi, | si accostò al convivio | lo sguardo commosso verso il cielo.”(Liturgia) o al Carpe diem graziano “Bevi | senza preoccuparti del dopo. | Dà alla tua gioia una svolta | scaccia il buio”…In vino veritas… | nessuno osi contestare (Parole ubriache di tempo) o ai tempi passati che gli riportano alla mente “la voce degli acini, l’intenso profumo dei pampini, tralci | vestiti a festa | inghirlandati di cherubini | da cui splendono memorie ataviche (Se il tripudio).

Una nota a parte merita, a mio avviso, la lirica “La luna racconta il piacere”, per l’attenzione che l’autore rivolge alla natura con il profumo dei gelsomini, con l’afrore mattutino, con l’intralcio del ficodindia.

Per quanto concerne il registro linguistico, i versi, che appartengono alla sfera privata e nostalgica, scorrono fluidi e risultano, nella loro essenzialità, di grande forza comunicativa.
Recensione
Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza