Servizi
Contatti

Eventi


Inesauribile nella sua versatilità, Vincenzo Rossi, poeta e scrittore molisano di notevole spessore culturale, direttore in Italia della rivista internazionale «Il Ponte Italo/Americano», proponendo all'attenzione dei lettori questo suo nuovo «lavoro», di cui è protagonista e voce narrante il suo cane Ercole, ha inteso trasmettere ancora una volta, con coinvolgente partecipazione emotiva, il suo amore per la natura viva e palpitante della terra d'origine e per il mondo degli animali.

Questo racconto lungo — come V. Rossi lo definisce — in cui l'autore, per le tematiche affrontate, mi richiama alla mente la poetessa alessandrina Anite, la cui poesia è connotata, appunto, dalla rappresentazione di scorci paesaggistici e dalla simpatia verso gli animali, strutturalmente, si apre con una poesia, si snoda in cinque parti e si conclude con una seconda poesia, che con quella iniziale forma quasi una sorta di cornice «lirico-affettiva» che racchiude l'intera narrazione.

V. Rossi, per dare maggiore incisività ed interesse al racconto e renderlo più avvincente, ricorre ad un espediente, all'io-narrante, ad una voce, cui è affidato il compito di esporre gli avvenimenti; tale voce è il cane stesso, Ercole, un pastore belga «con due macchiette bianche sul mento e sotto il muso», — il nome gli è dato dalla figlia del padrone, che stava studiando allora la mitologia —, il quale narra la sua «vicenda terrena», dal momento in cui è stato esposto, insieme con la sorella, in una via del cenrto della città fino al «dì fatale».

La narrazione, che si snoda sul filo della memoria, si sviluppa ordinatamente e pone in evidenza, almeno per quanto concerne l'inizio, la casualità, che regola gli eventi umani e determina sbocchi positivi (per Ercole) o negativi (per la cagnetta). Il racconto nelle varie sequenze segue un determinato filo conduttore e realizza un quadro temporale, che comprende tutto l'arco della vita di Ercole, visto e seguito nei momenti diversi della sua esistenza — 14 anni —, l'infanzia, l'adolescenza, la maturità, e nei suoi rapporti con i suoi simili e con gli esseri umani. La narrazione si articola, come si è detto, in cinque sequenze, che, pur attraverso spaziature, sono legate tra loro da un filo indissolubile, filtrate attraverso l'occhio del personaggio-chiave, dell'ionarrante.

La prima — «Il mio arrivo» —, già presente integralmente in un'opera precedente di V. Rossi «Il Cimerone», tratta dell'esposizione, a due mesi d'età, di Ercole e della sua sorellina in un cesto, nel centro della città, con la scritta «Siamo di chi ci vuole», del pericolo corso dal cane di essere ucciso, della salvezza ad opera della figlia del padrone, dell'arrivo nella casa dello stesso, dell'approccio con Lola e Barbaro, da tempo integrati nella famiglia, delle lunghe scorribande con Lola, al seguito del padrone, nelle campagne circostanti.

La seconda — «Barbaro» — tratta della scaltrezza di Barbaro, un gattone «dal folto pelame rossiccio con una macchia bianca al centro della pancia», dei «tiri» che opera ai danni del Mattacchione e di Luigino il falegname, della sua morte avvenuta a Natale, investito da uno zazzerone della città, e della sua sepoltura sotto il noce, dove, dopo poco tempo, sarà seguito da Lola.

La terza — «I miei vizi e le mie virtù» — tratta dell'accesa carica erotica, dell'ardente passione di Ercole che sbaraglia gli avversari negli approcci con la femmina, della frequentazione della chiesa, dove, con forza e costanza, s'impone di stare sdraiato ai piedi dell'altare, del salvataggio di un ragazzo tedesco, Tonio, che ha corso il rischio di affogare nelle acque del lago vicino al villaggio, episodio per cui si disse «Qui Ercole compì la tredicesima impresa».

La quarta — «Arriva Garibaldi» — parla di un nuovo arrivo, un cane «spelacchiato, affamato, rognoso», che il padrone cura efficacemente e chiama Selvaggio, in quanto disceso dalla selva, dell'amicizia con lui, che viene chiamato Garibaldi, per un «tiro» mancino fatto ai danni di un pastore tedesco, che era solito invadere il loro territorio.

La quinta — «La mia fine» — parla delle sue uscite per avventure erotiche con Garibaldi, dell'assalto subito da cagnacci, ai quali aveva conteso la femmina, per cui, ridotto a mal partito e ritornato a casa, muore senza emettere alcun lamento tra lo sconforto del padrone, che lo seppellisce per il sonno eterno sotto il noce, accanto a Lola e a Barbaro.

I piani temporali della narrazione, che talora, nel susseguirsi del racconto, s'intrecciano e s'intersecano tra loro, non sempre vengono rispettati, per cui interi periodi vengono tralasciati, mentre singoli fatti diventano oggetto di esame e di acute, profonde riflessioni.

Nel racconto domina, quasi in presa diretta, una dettagliata, analitica descrizione degli ambienti e del paesaggio — quelli del villaggio e della casa dell'autore — del carattere di alcuni personaggi — il padrone e i suoi familiari, il Mattacchione, Luigino il falegname —, con cui si tende a sottolineare, attraverso l'occhio vigile ed acuto del narratore-personaggio, la capacità del cane «raziocinante» di assumere atteggiamenti diversi, a seconda delle circostanze, e comportarsi adeguatamente, dando vita ad opportune riflessioni.

In un mondo in cui, per lo sviluppo tecnologico, l'uomo sembra aver smarrito la sua identità, in un'epoca in cui per la mancanza di una guida morale si persegue il mito del benessere, attraverso la vicenda emblematica del cane, che ripropone il tema della corrispondenza affettiva tra uomo e animale, attraverso la storia di Ercole, che ci riconcilia con la vita e ci fa scoprire i valori autentici degli affetti, dei sentimenti, V. Rossi, con grande sensibilità, intende, a mio avviso, inviare un messaggio, quello di riscoprire i valori umani, civili, sociali e di guardare, in virtù di quella «pietas», che non dovrebbe mai mancare nei cuori umani, con occhio d'amore i più deboli, uomini o animali, vittime spesso delle ingiustizie e delle prepotenze altrui.

Lo stile è fluido, scorrevole, scevro da lenocini formali, pienamente adeguato alle azioni che si susseguono con ritmo incalzante e che determinano, col loro procedere, situazioni nuove, che avvincono il lettore, il quale segue i fatti «in diretta» col fiato sospeso, in balia di sensazioni ed emozioni profonde.

Recensione
Literary © 1997-2022 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Cookie - Gerenza