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Brandisio Andolfi, scrittore versatile per la sua ampia produzione nei vari settori del sapere, associa all'amore per le altre forme d'arte l'interesse per la storia, intesa non come scienza, come possesso perenne – eterna es aei –, per dirla alla maniera tucididea, bensì come "storia degli uomini che l'hanno fatta".

Nel suo saggio Muzio Attendolo Sforza – un condottiero alla corte di Giovanna II di Napoli, lo scrittore, correlando istoria e bios, storia e biografia, traccia la vita di Muzio Attendolo Sforza, sottolineando, nella sua analisi erudita e penetrante, non solo l'ethos, il carattere del personaggio, ma anche le sue praxeis, le azioni politiche e militari, di cui è stato magna pars, protagonista incontrastato.

Andolfi, "curiosus" qual è, sulla scorta di un lavoro minuzioso e puntuale delle fonti più varie e di una documentazione bibliografica di enorme rilievo, che abbraccia documenti e scritti a partire dal Cinquecento fino ai nostri giorni, muove dal ghenos del protagonista, soffermandosi sulla sua origine, piuttosto modesta, sulla sua giovinezza, momento cruciale per la formazione del carattere e della personalità dell'individuo, per poi proseguire con la narrazione delle imprese da lui compiute, fino al momento della morte, a 54 anni, – il 3 gennaio 1424 – per annegamento, mentre attraversava il fiume Pescara.

Dall'insieme, contrassegnato da eventi turbinosi e violenti. emerge, come il sole da una rosea foschia, e si staglia, in tutta la sua possanza, un personaggio che ha assolto un ruolo determinante nel contesto della storia politico/militare dei primi decenni del Quattrocento, soprattutto del Regno di Napoli, sotto la regina Giovanna II, sia come capitano di ventura, sia come fondatore della dinastia degli Sforza, di cui il più autorevole esponente è suo figlio Francesco I, duca di Milano.

Andolfi, lungi sia dal rappresentare vicende convenzionali, proprie del Romanzo storico ottocentesco (Grossi-Guerrazzi) e fare sfoggio, quindi, di motti e sentenze varie, sia dal mescolare ibridamente storia ed invenzione (Manzoni), predilige esclusivamente l'elemento storico. trattando i fatti scrupolosamente e dettagliatamente, in perfetta armonia col principio dell'esattezza e della veridicità, elementi questi che rendono valido e fruibile l'opera sotto l'aspetto storico.

Questo, anche a costo di apparire talora macchinoso e complesso. per il rilievo eccessivo. che viene dato ai particolari accessori, che possono nuocere alla fluidità della narrazione, ma che in realtà danno la misura esatta dell'impegno capillare e dell'indagine critica dell'autore.

Accanto al protagonista fanno da comprimari sulla scena politico/militare del tempo uomini darmi. capitani di ventura (Alberico da Barbiano, Braccio da Montone, Tartaglia da Lavello), pronti, per interesse, a cambiare casacca, come avviene – sottolinea provocatoriamente lo scrittore – per molti politici attuali. e cortigiani astuti ed infidi – Pandolfo Alopo (Pandolfello) e Giovanni Caracciolo.

Muzio Attendolo Sforza, nato nel 1369 a Cotignola, nel territorio di Faenza, da Giovanni e da Elisa Petraccini, donna energica e severa nell'educare i figli al disprezzo delle mollezze e all'esercizio delle armi, zappatore prima, soldato mercenario dopo, capitano di ventura infine, protagonista assoluto di eccellenti imprese militari. nonché fervido amatore – ebbe varie mogli "regolarmente tradite" – e un numero imprecisato di figli naturali e legittimi. al servizio prima della Chiesa, poi di Ladislao, re di Napoli, e. dopo la morte di costui. della sorella Giovanna II, donna dai costumi non propriamente irreprensibili, per la quale nutrì "sempre rispetto e dovere, come un perfetto cavaliere medievale", persona retta, condottiero coraggioso, sprezzante del pericolo, generoso verso i bisognosi, in occasione di un incendio a Cotignola aiutò molto i suoi concittadini per la ricostruzione della case distrutte. Amministratore giusto ed equilibrato dei beni suoi e delle terre affidategli dalla regina, giudice imparziale ed equanime nell'amministrazione della giustizia, ha il privilegio di essere giunto da umile contadino agli alti fastigi della gloria e di diventare il capostipite di quella dinastia degli Sforza, che, come ho detto prima, ha avuto il fiore all'occhiello in Francesco I, duca di Milano (1450), in seguito al matrimonio con la figlia naturale di Filippo Maria Visconti, Bianca Maria. e uomini di prestigio nei vari campi delle attività umane: militari, politiche, sociali, religiose, artistiche.

In sostanza il libro, il cui procedimento artistico è felicemente equilibrato tra il racconto e la riflessività, con una vena narrativa abbastanza coloristica, fluida e spigliata, ma nel contempo facile e copiosa di scrittore/pittore – manca del tutto l'enfasi declamatoria – è una biografia affascinante, ricca di colpi di scena, tanto da sembrare di leggere un romanzo d'appendice. Invece è storia.

Recensione
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