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Laura Pierdicchi è alla sua prima pubblicazione e già dimostra, insieme alla forza dei contenuti, una maturità espressiva che affonda le radici in un impegno lirico che parte dai tempi della sua lontana adolescenza. “A noi che siamo”, stampato dall’Editore Lalli, raccoglie 58 poesie di maggiore o minore respiro, ma tutte legate dall’intento di scoprire l’essenza della vita, perfino quando la tensione si allenta e si rimane inerti e perplessi davanti alla pagina bianca. “Ora che l’utopia | ci rende astratti mia musa | e contemplare | è scuotere dall’inerzia occhi annoiati | ora ci conviene chiudere | senza dialogo”. Oppure: “Pagina bianca | di frasi non scritte | per paura di amari ricordi | davanti aspetti |…I miei pensieri | hanno sporcato questa pagina come sempre | e come sempre | un altro foglio aspetta | ancora più bianco”. Dove si nota la consapevolezza di un compito che non è più sfogo o soltanto esercitazione stilistica, ma missione e condizione esistenziale.

La validità della poesia di Laura Pierdicchi scaturisce proprio da questa premessa e la serietà dei risultati è consolidata dalla continua tensione che regge l’intero arco della raccolta, in un parabola che tocca speranza e disperazione, desiderio e rinuncia, voglie e abbandoni, il tutto nobilitato da una solidità ritmica e formale che ha rari cedimenti e che si esalta nei versi più significativi, come per esempio: “…uccello rapace ci faremo il nido al margine | del confine dove l’acqua zampilla acqua dove l’aria | non sa di morte dove una nuova vita ci sposerà | alla terra unica madre tradita…” in cui si sente lo struggente desiderio di appagare la propria creatività con un specie di totale partecipazione, in sostanza una disperata speranza di inventare la vita sui modelli della propria sensibilità.

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