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Da sempre ritengo alcuni autori un po’ ostici, ad un primo approccio, nel variegato panorama della produzione letteraria, ma indispensabili per la conoscenza di alcune tematiche, per u no scandaglio psicologico più profondo. – Luigina Bigon, affermata poetessa di Padova, entra a pieno titolo in questo ambito, poiché la sua poesia, definita complessa e di scavo, è percorsa da una vena intimistica che, sul piano formale, si esprime attraverso un linguaggio analogico, scarno, talvolta aspro, ma interessante per allusioni, metafore, rievocazioni.

Sono versi scritti con l’anima, dettati da una passione vera, senza infingimenti. Ci parla d’amore, di morte, di dolore, ma anche di speranza, di aspirazione ad una pienezza di vita. Poesia dei luoghi interiori, della memoria evocatrice di mondi ora lontani, ora più prossimi e familiari; poesia che non lascia indifferenti perché si fa invito ad entrare nell’inconscio per ascoltare il pulsare del cuore.

Da questa sua raccolta (la seconda, oltre a liriche presenti in varie antologie, si evince un vibrante desiderio di uscire dai lacci di una sottile angoscia rifugiandosi nel silenzio e poi prorompere con accenti di grande pregnanza etica.

I molteplici interrogativi, le interiori esigenze trovano appagamento e risposta in una visione universale che supera il dato, il contingente, in virtù dei principi che ispirano la sua vita. Poesia “cosmica” ad ampio respiro, dunque, ancorata però all’uomo, alla fatica umana dell’esistere, specchio di quella realtà in cui ognuno di noi è immerso.

Recensione
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