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L'ultimo volume di poesia di Giovanni
chiellino, Tela di parole, mi ha profondamente coinvolta per la
raggiera di
esperienze di vita e di scrittura che affiorano alla superficie
di un mondo talvolta inconscio, talvolta consapevolmente sofferto. C'è come un
vento orfico, fortemente evocativo che muove il verso, un pan naturalismo e un
panteismo, a mio giudizio, di matrice greco e greco-ellenistica su cui il poeta,
con uno stile inconfondibile, va costruendo una complessità di componenti
esistenziali ed artistiche che giungono fino al
simbolismo e alle conquiste delle avanguardie. In Chiellino la natura vibra di
echi ancestrali e ha risvolti biologici e antropologici indimenticabili che si
liberano nel canto. Pensiamo alla presenza femminile sentita come forza
propulsiva della creazione, come coinvolgimento panico in uno scenario arcano e
attuale che non trascura i percorsi tangibili sullo sfondo di una terra remota
e mitica, ma anche viva e pulsante quale è la Calabria mai dimenticata dal
poeta. Il Dio di Chiellino determina questo mondo magmatico non estraneo a
violenza e morte, ed è un Dio che sembra derivare dal neoplatonismo: un'entità
che si identifica con l'Anima mundi" ma non è detto che si interessi dell'uomo.
Miguel de Unamuno afferma: "e se Dio cessasse di sognarci?" Nella poesia di
Chiellino il concetto di "morte in vita" e di "vita in morte" (vedi Yeats)
circola continuamente, ma non mi sembra di segno cristiano; Cristo stesso si è
sacrificato nell'abbandono. Piuttosto il poeta avverte un fluire incessante che
trasfigura il tutto nell'evolversi di un linguaggio antico e sorprendentemente
nuovo, incisivo e dalle molteplici varianti nella brevità dell'essere.
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Recensione |
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Tela di parole
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poesia
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| Autori |
| • | Giovanni Chiellino |
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Edizione:
Genesi Editrice
Torino 2007 |
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| pp. 608 |
| prezzo: € 20,00 |
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| Recensione a cura di |
| • | |
Pubblicata su:
Vernice nr.38/2007
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