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Leggendo il presente volume si percepisce che l’autore, Carmelo Ciccia, provenga dal mondo della scuola di qualche decennio addietro. In effetti, la sua esperienza si dimostra utile, parallelamente allo scopo principale dell’opera che tende ad una compilazione sinottica e ragionata de Gli scrittori che hanno unito l’Italia, nel rilevare alcune differenze nei metodi pedagogici un tempo adottati ed oggi, ritenuti desueti, ed in ragione di ciò, abbandonati.

In particolare ci si riferisce al concetto di “mandare a memoria” poesie, e più raramente pezzi in prosa, operazione che «serviva a costituire dei punti di riferimento nell’istruzione e nella vita degli alunni», perché «le poesie che hanno unito l’Italia non sono soltanto quelle esprimenti sentimenti patriottici in linea col nostro Risorgimento, che voleva dare unità e indipendenza alla nazione, ma tutte quelle che venivano studiate a memoria, attingendo a testi, antologie, fogli isolati», in quanto «certi loro versi, a volte espressi in forma epigrammatica o aforistica, sono divenuti frasi idiomatiche della nostra lingua, costituendo tuttora la memoria letteraria della nostra nazione».

Altra critica al “moderno insegnare” vien fatta rispetto all’abbandono della calligrafia, dal greco “bella scrittura”, come pratica che «oltre a rendere presentabili e chiaramente leggibili gli scritti degli alunni – era una forma d’avvicinamento al disegno», mancanza che, nell’opinione dell’autore, riscontriamo tutt’oggi nei suoi deleteri effetti, per esempio nelle ricette mediche scritte a mano.

Questo spirito, non semplicemente compilativo ma vigile e attento, critico ed elaborativo, rispettoso e indagatore delle fonti (si notino, per esempio, citati volumi degli anni ’20 del secolo scorso, oppure l’Istituto per la Storia del Risorgimento), si riscontra un po’ ovunque nell’opera.

In primis ci riferiamo alla sua struttura, che presenta un binomio di organicità unito felicemente a talune sfumature originali: “I fattori dell’unità d’Italia”, per esempio, rappresentano un utile capitolo introduttivo capace di mostrare al lettore il succo estratto dalle molte pagine della Storia della letteratura italiana, tra cui si è dovuto giocoforza scegliere, per creare “il taglio dell’opera” che ci si era prefisso; “le poetesse del Rinascimento” è un altro bell’esempio di contenitore o “roseo punto di vista” sull’universo femminile delle Lettere Alte lungo la storia (non così roseo, se vogliamo reinterpretare l’aggettivo, riferendoci invece alle condizioni di subordinazione delle donne nei secoli scorsi, rispetto alla condizione attuale, quest’ultima comunque, ancora lungi dall’essere paritetica), così come i capitoli “Filosofi, scienziati, eruditi, avventurieri” e “Storiografi, critici, filologi e filosofi”, si dimostrano propedeutici ad allargare lo sguardo, a percepire quella che diviene, nel corso della lettura, la sensazione diffusa di un “movimento organico per l’italianità” e non un semplice pot-pourri, “tagliato ed incollato” in fretta e furia per l’occasione.

Ed è in funzione di tali premesse che non si possono muovere critiche su ciò che “c’è o non c’è o avrebbe dovuto esserci”, ma risulta più costruttivo apprezzare nell’opera i particolari curiosi o meno noti: per esempio le considerazioni patriottiche di Dante, riferite ad un’Italia di cui egli aveva già ben chiari i confini, invece al tempo abbandonata dall’Imperatore e affossata dalle interferenze e ingerenze dei Papi nell’esercizio del potere temporale: «Ahi, serva Italia, di dolore ostello, / nave senza nocchiero in gran tempesta, / non donna di provincie, ma bordello!», oppure la scoperta di una figura quale Matteo Bandello, dalle cui opere, ci viene rivelato, nientemeno che l’inavvicinabile Shakespeare, trasse “ispirazione” per le trame di Romeo e Giulietta, Molto rumore per nulla, La dodicesima notte.

Ed è così che accanto ai “grandi”, ci viene fatto dono di notizie e curiosità su personaggi di notevole caratura, non solo dal punto di vista strettamente letterario, ma più in generale riferito alla cultura in tutte le sue declinazioni, al sentimento patriottico e politico, all’insegnamento, allo studio ed alla divulgazione del sapere.

In particolare si riscontrano figure (Egidio Forcellini, Francesco Algarotti, Gasparo Gozzi, Antonio Caccianiga, Giannina Spellanzon, Virginia Olper, altri) di cui si riferisce con particolare dovizia, legate al territorio del Triveneto, forse in conseguenza delle radici e dei contatti e degli studi e ricerche da anni compiuti tramite Literary.it e la casa editrice di quest’opera.

Apprendere poi di Jessie White, scrittrice e giornalista inglese ma patriota italiana, anche infermiera, o di Antonia Masanella, autrice di poesie ma ricordata quale una dei Mille di Garibaldi «in abiti mascolini, caporale col finto nome d’Antonio Marinello, le cui eroiche gesta entrarono nella leggenda», o conoscere poche significative frasi su Evelina Cattermole detta “Contessa Lara”, la quale «ebbe una vita sentimentale burrascosa e violenta, morendo assassinata», che «Subì l’influsso estetizzante del D’Annunzio» e le cui opere furono musicate da diversi compositori, o infine assorbire le atmosfere della Villa di Basalghelle di Mansuè (TV), nel cui bosco, di proprietà della poetessa e patriota di origine armena Vittoria Aganoor, sembra di scorgere ancora illustri letterati a passeggio, comunica con quanta passione l’opera in questione sia stata assemblata.

Pertanto possiamo senz’altro dire che Gli scrittori che hanno unito l’Italia riesce certamente nella sua opera di divulgazione, ma anche di intrattenimento, con riguardo ad un periodo storico il cui ricordo merita di esser mantenuto vivo fuoco nelle nostre coscienze e che qui è stato opportunamente, seppur brevemente, contestualizzato, sia nei riguardi delle radici precedenti al Risorgimento, sia nei confronti delle conseguenze e degli sviluppi culturali successivi.

Recensione
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