Servizi
Contatti

Eventi


Merita, introducendo l’opera poetica Il tempo dell’attesa di Bruno Bartoletti, metacitare l’azzeccatissima citazione del Leopardi dello Zibaldone, scovata con gran proprietà dal prefatore Andrea Brigliadori: «È da por mente assai, e da notar sempre in ciascuno autore, massime ne’ classici, qual è il preciso senso in cui egli suole o sempre o per lo più adoperare ciascuna parola o frase. Trovato e notato il quale, si rende facile la intelligenza dell’autore, e se ne penetra la proprietà e l’intendimento vero delle espressioni». Non volendo qui ripetere analogie tratte dalla storia della letteratura italiana più classica e consolidata, mirabilmente esposte dal già citato Brigliadori, e che certamente si prestano ad essere individuate nello spirito versificante e intimistico del Bartoletti poeta (che nell’ispirazione si rifà a Campana, Pavese, Pascoli, Montale e altri grandi maestri), ci si soffermerà ora sul tema delle concordanze lessicali nella presente raccolta di liriche, nell’intento, tramite queste, di delinearne una cornice espressiva e un contesto casuale motivante, terreno comune a un sentire lacerante, a nostro avviso inciso come lettera scarlatta, nel vivo dell’ossimorica carne dell’anima dell’autore.

Il tempo dell’attesa, raccolta poetica suddivisa in tre parti, la prima omonima al titolo, la seconda intitolata Il nostro viaggio, la terza Le radici, in realtà è un continuum di riflessioni ossessive sulla perdita degli affetti più cari, tema invero poeticamente abusato da molti, ma in Bartoletti portato, con padronanza e saggezza di linguaggio, a toccare il nervo scoperto che si cela oltre lo stereotipo della morte, ovvero il lato nudo del trauma esposto, teoria d’intagli di geroglifici nella coscienza più sensibile. L’ossessione poetica nasce dall’insistenza delle concordanze, ovvero dall’eccesso intenzionale di un’atmosfera di “litania soffusa, dispersa tra le liriche”, una sorta di mantra musicale con intento di preghiera interiore in-soluta, pur nella sua onnipresenza di termini quali pioggia, vento, ombre, fiumare, neve, foglie, crepe, strappo, polvere, cenere, silenzio, soglia, che si ripetono in continue leggere variazioni (emblematiche, al riguardo, Tornare qui da tempo e I cieli delle piogge), tanto da rammentare a tratti lo “stile combinatorio” del poeta Cesare Maria Domenico Ranieri.

Una figura materna emerge dallo scenario, soffusamente, senza strepiti, con eleganza e malinconia, ma con stoica non arrendevolezza, non rassegnazione della ragione umana, rimpianto eterno per ogni parola o azione idealisticamente forse solo pensata, e mai detta o compiuta, manifestazioni d’amore mancate, di tempo arso sulla pira della vita, inutilmente. È così che l’inesplicabilità della perdita si cristallizza in immagine che schianta e taglia la ragione, riducendola in fin di vita: «La voce di mia madre nella sera | mi pare ferma al tempo che precede | nei fiotti d’ombra, sopra quei crocicchi | tra campo e campo…». Bartoletti nell’immagine della madre immobile sulla soglia, assimila con candore la «muraglia» montaliana e la «siepe» del Pascoli, per fondersi nel «muro» d’ombra Ungarettiano. E dopo molti meritevoli versi, su cui molto altro ci sarebbe da dire, alcuni che pregevolmente rinfrescano l’atmosfera cui s’ispirano rigenerandola, l’approdo poetico e riappacificatorio alla morte avviene nell’identificazione dell’autore con il Vecchio Jonathan, il Livingston gabbiano di Bach, che, come in una sorta dannunziana Pioggia nel pineto in versione animale più che vegetale, si tramutano l’uno nell’altro prima del fatidico addio: «Il vecchio Jonathan… raccolse le ali stanche… Il vecchio Jonathan abbandonò le mani stanche… Il vecchio Jonathan sentì | che tutto era compiuto. Richiuse le ali bianche e si lasciò | cadere nel vento gelido, come una grande vela». È forse tutta la vita Il tempo dell’attesa per preparasi all’Ultimo viaggio, per trovare il cui senso altro non resta che abbandonarsi all’ascolto della voce del silenzio.

Recensione
Il tempo dell’attesa
poesia 
Autori
Bruno Bartoletti
Edizione:
Il Ponte Vecchio
Cesena 2005

Presentazione di Andrea Brigliadori. Postfazione di Narda Fattori - pp. 128
prezzo: € 10,00

Recensione a cura di
Pubblicata su:
Il Convivio nr.1/2006
 

Literary © 1997-2012 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza