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Le note nella poesia di Claudia Manuela Turco

La presenza delle note nella poesia di Claudia Manuela Turco nasce dall’urgenza di comunicare, in via confidenziale al lettore, retroscena interiori che una sensibilità non comune intende condividere, quasi a voler abbracciare e superare la percezione di dolori ed emozioni incontenibili, mediante la creazione di un “cerchio magico”, una sorta di “supercoscienza solidale” costituita dalle menti di lettori affini al suo limpido sentire il mondo, oltre la semplice visione fisiologica e descrittiva.

Dunque non vi è traccia di superbia né di ostentazione in queste note portate all’attenzione con garbo a piè di pagina (il luogo che meritano per invogliare alla fruizione e non un confino punitivo come quando poste a fine libro, pratica che costringe i più arditi a consumarsi in estenuanti sessioni di navigazione manuale su ipertesti cartacei , quasi un web surfing ante-litteram).

Semmai, approfondendo la poetica della Turco, si percepisce nitida una miscellanea ossimorica di fragilità e consapevolezza, quasi un elemento transuranico dai tempi di decadimento pari a frazioni di millisecondo, isotopo ignoto ai margini della tavola periodica o particella elementare nel mondo dei quanti sospesi in una sorta di dilemma shakespeariano, anima sfuggente a tal punto da dover essere in un certo qual modo fotografata, per carpirne le tracce e studiarne un’unicità così ricca di sfaccettature, da abbisognare al contempo, di rapimento e riflessione.

Claudia Manuela Turco, perseguendo la sua natura, intende quindi offrire con generosità un bagaglio di preziosità intellettuali maturato nella costante reinterpretazione del legame tra accadimenti, percezione ed elementi oggettivanti del mondo (lo sfondo estetico di un palco interiore), tratteggiando di sé un autoritratto che non può che appartenerle, né mai potrà esserle strappato da qualsivoglia operazione di critica esegetica.

La poetessa, si fa interprete di se stessa destreggiandosi tra le varie versioni di sé, si fa dunque garante dei suoi significati, volendo con chiarezza delineare la propria figura letteraria quanto umana, indipendentemente dalla posizione che la storia della letteratura sancirà per lei negli anni a venire.

Troppo spesso la poesia si è mostrata nella sua vanità sterile ed autoreferenziale, troppo spesso autori d’indole cruciverbesca si sono erti a tracotanti Fermat delle nobili lettere, celando dietro un’enigmistica vacuità pur anche apprezzabili arti prestidigitatorie, pendolari tra acrobazie lessicali e sintagmi vertiginosamente arditi, tutto ciò lungi però dal rendere tali figuranti ai posteri qualificabili come maghi, ossia poeti autentici.

Troppo spesso taluni “versicoltori” (ben distinti dai versicultori, anch’essi temibili) credono che la suggestione analogica direzionata ad un multiverso semantico il più vario possibile, sia la chiave per elevare i propri strali poetici a sublimazione eterna. Troppo spesso questa tipologia d’ intenzione resta… tale, nonostante, occorre riconoscerlo, possa riscuotere i consensi di un pubblico avvezzo al sogno inteso come altrove sensoriale privo di qualunque indicazione orientante, una sorta di cannabis verbale infusa.

Intendo dunque, invece, delineare una dimensione poetica completa, costituita in maniera paritetica di suggestioni e significati in un connubio teso verso una direzione precisa (quella della volontà del momento creativo), sia essa idilliaca, di denuncia, cruda e sanguinante, sofferta e percepita, esteticamente folgorante o musicalmente espressione d’eleganza e misura.

Tutto ciò corrisponde a quanto dimora nelle stanze poetiche di Claudia Manuela Turco, ove precipitando tra le righe dei versi, lungo flutti e marosi di sentimento e coscienza, per approdare alle rivelazioni delle note, il lettore avrà l’occasione di percepire quel senso di completezza e congruenza matematica che si può provare e capire solo di fronte alla dimostrazione di un teorema a lungo agognato e sofferto nello studio, dopo che esso ci viene come d’incanto schiarito da ogni nube.

Intendo rammentare con queste righe che celare e complicare stimola l’atavico e primordiale bisogno di soprannaturale che alberga nell’animo umano in un certo senso “sfondando una porta aperta” costituita d’inconscio collettivo, tuttavia ben più difficile è non solo mantenere il senso di meraviglia nel lettore dopo avergli “svelato il trucco” (a margine e solo nel caso in cui egli si sia dimostrato consenziente) di quanto è stato per l’autore fonte d’ispirazione, quanto addirittura tale sensazione elevarla a potenze inaudite fornendo la chiave interpretativa di un mondo vivo e vegeto che solitamente invece non ammette repliche, in quanto da sempre appannaggio degli studi pazienti e metodici quanto pure dei voli pindarici, dei critici che operano “post-mortem” rispetto agli autori.

Intendo rammentare a quanti vorrebbero giudicare non già il merito delle cose bensì l’appartenenza ad una corporazione di pensiero esistente e consolidata, che un tale metro così categorico, se male applicato e non adeguatamente sostenuto da argomentazioni valide in sé, è poco più che freccia spuntata sull’arco della superbia, anacronistico arrocco di una conoscenza che segna il passo dinanzi all’innovazione di capacità cognitive dotate di ardore, coraggio, lungimiranza e proprietà di mezzi espressivi.

Resta per tutti, critici e lettori, la libertà di addentrarsi o meno in questo universo percettivo attraverso il medium delle note, che come disse Domenico Cara cogliendone con puntualità oracolare l’elemento innovativo e cruciale (quanto controverso per “la critica di lungo corso”), hanno un valore addirittura superiore ai versi stessi, oppure di vivere l’esperienza della lettura nel gusto interpretativo intimo e personale, immersi nelle fortissime suggestioni che la poesia di Claudia Manuela Turco sa offrire senza riserve alle anime consonanti.

23/05/2010

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