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“L’entità drammatica del frammento è abitata in questi versi di Claudia Manuela Turco da una serie di vividi squarci, da un rarefatto, e anzi rastremato, calcolo della brevità, senza artificio né automatico gioco linguistico”, così Domenico Cara introduce alla lettura de L’età dell’oro e della ruggine, opera finalista al Premio Saturo d’Argento 2006.

L’intento espresso all’inizio con la dedica “La Voce a chi la cui Vita non gli appartiene” rappresenta una lirica catarsi della psiche, la quale risulta oltraggiata, ancor più del corpo, in dissennati ospedali. In “Cicatrici” si delineano magistrali metafore: “Stoccate d’anche e femori impazziti, | dolenti passi accomunano. | Primi passi tardivi | su colonne in rovina. | Cerniere nascondono una seconda pelle”.

L’oro e la ruggine sono prismi caleidoscopici del nostro evo contraddittorio e lacerato: oro consumistico e ruggine valoriale, infanzie tradite e giovani donne umiliate. La poetessa, però, si ribella alle gabbie dell’insensibilità diffuse.

Einstein sosteneva che “La matematica pura è, a modo suo, la poesia delle idee logiche”, con la Turco si compone un rapporto inverso: “Trema con la terra la trama del vento; | depone gli umani detriti. | Non di seta gli attriti; | il mai inedito ordito non disseta l’udito”. Il Jacques Roubaud di Matematica, rivendicando la poetica quale branca della matematica applicata, per la poetessa udinese sarebbe un ideale convitato per succulenti banchetti oulipiani.

Ella si rivolge a ogni intelletto sensibile al fascino della bellezza autentica, spesso nascosta: “Parlo al cuore-lattuga dei poeti | anche ai poeti che non vestono il concetto di parola”; cerca di reagire al dolore esistenziale che la trafigge all’interrogativo «E se l’eternità | non fosse altro che | inarrestabile paralisi?”, con atteggiamento costruttivo, a dispetto dei tanti momenti di sconforto: “Mi nascondo in una nicchia silente | parentesi-conca di ventre materno |)”.

I versi della poetessa friulana racchiudono le 58 sfaccettature del taglio gemmologico Ideal Cut di Tolkowsky, ovvero l’equilibrio tra proporzioni, angoli e percentuali che provoca nell’osservatore un abbaglio di luce al 96% di purezza, sintesi aurea di brillantezza, fuoco e scintillio, nel diamante tra i diamanti.

Rispetto alle precedenti sillogi edite della stessa autrice, L’età dell’oro e della ruggine appare più legata a tematiche specificatamente femminili e di sicuro ha svolto, rispetto al romanzo psicologico Brina Maurer (Bastogi 2005), una funzione preparatoria. Del resto, con le accurate note a piè di pagina della presente raccolta, Claudia Manuela Turco ha dimostrato di saper oscillare tra prosa e poesia con decisione, in un disegno nitido e unitario.

Recensione
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