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In L 'attraversamento del giorno assistiamo a una scrittura compatta che opera alla saldatura delle maglie di un vissuto umano inesorabilmente inspiegabile. La parola è arma che sferza, dissacra, spiazza, a volte flusso linguistico inarrestabile che non permette incertezze, spesso un'incursione ardita nella ripetitività illogica dell'esperienza. Ci troviamo, quindi, di fronte a una forte soggettività, a una testimonianza caparbia e viva della drammaticità della vita.

Eppure la scrittura, che spesso, come dice Armando Saveriano, è usata come strumento di lotta, quasi spietatamente autoptico, a volte si ammorbidisce, si trasforma in strumento più di difesa che di aggressione, quasi la Bartolini possa anche ospitare, se pur con iniziale resistenza, l'esperienza della sconfitta.

Il testo è una tessitura di trasmigrazioni foniche lungo sempre nuovi ricercati itinerari linguistici, direi un percorso verso la sindone dell'inesprimibile. Nel suo laboratorio linguistico l'autrice rimodella la dolenzia del giorno, metamorfizza l'implacabile col rigore della ricerca linguistica.

Il dialogo serrato con la precarietà della vita si avvale di una spietata vivisezione dei tessuti in modo che non prendano il sopravvento, non offuschino il percorso di coscienza, la speranza per il domani. Il testo spesso si fa più denso, asciutto, si compatta, si fa corda sull'abisso perchè sia dato riattraversare il ponte, tornare alla soglia degli affetti.

Dopo Terra di passo e La polvere dei calzari, la poesia della Bartolini si fa ancor più scrittura di passione, chiave metaforica, nucleo di lavoro, di speranza contro il vacillare di senso dell'esperienza umana. In definitiva questa poesia è un'arma di liberazione, di affermazione, e al contempo rispettosa di "natura naturata mutante" (Silvana Baroni).

Recensione
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