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Dietro la facciata. Tre storie di sesso a Padova

Il sentimento è il motore dei tre racconti di Michela Torcellan ambientati a Padova, città bigotta, pigra, intollerante e, al tempo stesso, affascinante e ricca di cultura.

Nel primo segmento è un giornalista televisivo a ricostruire, per scrupolo più che per dovere, le vere ragioni del delitto Carlevaris e a far luce sulla figura di Adele, moglie dell’uomo assassinato e capro espiatorio della vicenda. Ne è scaturito il ritratto impietoso di un ambiente borghese, dominato da ipocrisie e morbosità, di cui le due rivali – soprannominate la vedova nera e la vergine bionda – sono le vere vittime, sacrificate in nome della rispettabilità.

Sullo sfondo di un’Italia che cambia avviene, invece, l’odissea della protagonista del secondo tratto del libro: ragazza madre, diventa militante negli anni settanta per combattere i pregiudizi e l’emarginazione. In carcere ritrova Fiorella, ex compagna di scuola e maestra nel gioco della lippa, con cui sembra riscoprire l’intesa passata.

Ma è solo un’illusione: finita l’epoca degli eroi e degli ideali per cui battersi, restano solo gli affetti a queste due amiche ormai adulte che ben poco hanno ora in comune.

Chiude il trittico “La mia più cara amica”, incentrato su due figure: l’androgina Marta e la scialba Cinzia, colleghe di lavoro differenti per carattere e aspirazioni. Sensibile e amante della poesia, la prima è attratta dall’ambiguo Tagliani che non la degna di uno sguardo, mentre l’altra nasconde dietro un’apparenza innocua una condotta non proprio irreprensibile.

Gli eventi sono narrati dal punto di vista di Don Roberto, amico di Marta dalla giovinezza, nonché prete di un quartiere popolare a rischio. Anche lui, nonostante i buoni propositi, cadrà in tentazione e si recherà in Sudan per espiare.

La Torcellan è abile nello scolpire l’universo femminile nelle sue contraddizioni e debolezze: divise da un’eterna competizione, le donne da lei descritte appaiono forti e determinate, ancora in grado di trovare qualcosa che le faccia sentire vive. La solidarietà, però, sembra esistere solo tra madri e figlie, segnate da segreti scomodi e esperienze traumatiche (aborti, abusi) che forse solo il tempo potrà sanare.

Recensione
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