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Napoli 3.0 Sguardi sulla città

Su Napoli si è scritto talmente tanto che non è facile aggiungere qualcosa di nuovo al già detto. Alla produzione letteraria dei nativi si affianca l’apporto dei settentrionali che hanno scelto di trasferirsi e di vivere in questa città come la milanese Mariacarla Rubinacci.

Dal suo racconto, scritto in terza persona e ricco di inserti dialettali, scaturisce un’immagine positiva di Napoli e dell’universo femminile da lei spesso rappresentato.

Da un lato, l’Autrice registra il degrado della città che Anya, la turista irlandese protagonista del secondo segmento narrativo, rileva astenendosi però dal giudicare. Nei suoi occhi, sempre alla ricerca di chiese e piazze da visitare, si riflette il rispetto della Rubinacci verso Napoli, in cui invita nell’epilogo a ritornare.

Dall’altro, c’è una nota di speranza, simboleggiata dal personaggio di Assuntina che, nonostante la povertà, non rinuncia a coltivare sogni e progetti, animata dalla fiducia nel futuro e negli altri. Delle tre voci femminili è proprio quest’ultima, rimasta incinta ad appena diciassette anni, a incarnare il volto di una città solare e accogliente.

Protagoniste di una storia che si svolge nell’arco di una giornata, le donne tratteggiate dalla scrittrice appaiono coraggiose e determinate, in particolare Sherin, disposta, pur di sottrarsi all’incubo della guerra, a lasciare la famiglia d’origine per stabilirsi con il marito Roshan e la piccola Shenaly in un paese straniero.

L’accoglienza da parte degli abitanti del Rione Sanità nei confronti della coppia srilankese, attesta la solidarietà della gente del vicolo, generosa nel condividere quel poco che possiede con i più sfortunati.

L’illustrazione in copertina, una scultura di Emiliano Rubinacci (“Vela”), accompagna il lettore in questo viaggio all’insegna della tolleranza, merce rara in un’epoca di egoismi e divisioni.

Recensione
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