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Quaderni di un terrorista

Nell’Italia degli “anni di piombo” si colloca questo romanzo di Giano Corte Moschin, incentrato sull’evoluzione del paranoico Lorenzo, pedina di un gioco pericoloso a cui si ribellerà minacciando di rivelare tutta la verità alla stampa.

Il racconto di quei drammatici eventi risulta, però, inattendibile come attestano le note manoscritte che intervallano il testo, scritte da un personaggio – la cui identità sarà rivelata solo alla fine – che in qualche modo prende le distante dalla visione “distorta” del narratore.

Più che un romanzo storico, si tratta di una vicenda privata che affronta un tema estremamente attuale quale quello della violenza produttrice di morte.

Emblematico in tal senso il contesto – l’Italia degli anni settanta e agli inizi degli anni ottanta – in cui opera una figura come quella di Lorenzo, privo di una forte personalità e abituato a essere diretto dagli altri: in primis, il misterioso Alessio e poi la madre, amata e odiata come le donne a cui si legherà sentimentalmente, facendosi persino mantenere (è il caso della grassona della sala di biliardo).

Più che amori si potrebbero definire infatuazioni sia il rapporto clandestino con Angela, donna sposata e in attesa di un figlio da lui, che l’incontro con la prostituta di colore Peggy, entrambe vittime di un destino avverso.

L’Autore riesce con abilità a catturare l’interesse del lettore e, attraverso un epilogo spiazzante, delinea la possibile rivincita di un testimone scomodo, desideroso di ritagliarsi a tutti i costi un ruolo di primo piano in una storia nella quale è sempre stato una comparsa o, al massimo, un attore di secondo piano.

Recensione
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