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Parole co le ale

poesia in lingua veronese

L’autrice di questa raccolta di poesie afferma di essere alla sua prima opera: lo dichiara quasi timidamente, nel proporre questa sua esperienza poetica, peraltro intensa e ricca di pulsioni. A dire il vero il racconto lirico di Gabriella Garonzi si snoda in una sorta di linguaggio affidato ad un ascolto interiore non comune, visto che fin dalla sua prima poesia è tutta una emozione di versi di rilevante spessore, pur nella loro linearità espressiva.

Già l’immagine della copertina ti solleva in alto tra mille ali sospese: sì, le parole fluttuano in un silenzio che può essere udito, in un cielo che può essere attraversato.

Sono ali bianche, come gli aquiloni che, una volta librati nell’azzurro, non li ferma più nessuno e portano sempre più in alto. Anch’io, leggendo questo libro, ho provato la sensazione di avere le ali e spaziare, a fianco dell’autrice, tra i meandri della vita.

È tutto un susseguirsi di versi che riscaldano l’animo; di loro ci narrano gli stessi titoli: El me useleto, Là in alto, Le vele de la fantasia, Giulieta cara, caro Romeo, El silensio, El sol ne l’ànema… e avanti per ben 83 testi, immersi nella natura, nei tramonti, nella nebbia e nel sole più fulgido, spesse volte con ironia, altre volte con una punta di malinconica nostalgia e della preoccupazione de “I ultimi passi”: Iè su scalini de legno carolà / i me ultimi passi… / forsi… li farò sgolando!

Ma, bando ai pensieri, visto che ’Na bavesela fina/ me sòra la pèle, / e vorìa restar cussì, / co in boca ’n soriso, / e no móvarme più!

Il tutto, espresso in lingua veronese, rende ancor più luminose, chiare e fresche le numerose immagini comparative che ricamano il tessuto espressivo dell’autrice, impegnata a rivestire con angonare de speransa i so scampoli de vita.

Recensione
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