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Robe da ciodi e sbaci de seren

Ecco con questo nuovo libro, Robe da ciodi e sbaci de seren, saziata, almeno in parte, la gran fame di poesia di un Bruno Castelletti (Bruno da Orsa) che non sa trattenere gli impulsi delle intense ispirazioni, che, anche questa volta sono sfociate in una raffinata raccolta di 136 pagine, dedicate “A quei che val poco / A i pori pitochi / A l’amor e la speranza”. 

Dopo una corposa prima parte di versi più consoni all’esigenza del guardare con occhi attenti le mille sfaccettature della vita quotidiana; versi, dove trovano posto i “comportamenti riprovevoli” dell’uomo d’oggi, la corruzione, la politica e la banalità, ecco aprirsi l’ampio panorama della natura, della famiglia, degli affetti, dell’amicizia, della sua amata “contrà”. È così che il canto diviene liberatorio e il ritmo delle parole diventa danza armoniosa, popolata di balzi, di gesti e saltelli, limpido ruscello d’acqua sorgiva, zampillante e lucente.

La freschezza della musicalità poetica di Bruno Castelletti ti apre il cuore, i polmoni e li riempie di silenzio, di ascolto e bellezza.

E pensare che tutto ciò nasce dalla spontaneità del dialetto della Val dell’Orsa: davvero un timbro di voce inconfondibile. Grazie, poeta Bruno Castelletti!
Recensione
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