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Un mondo di fatica. Ritratto della civiltà contadina

Incontrare di persona l’autore di quest’opera, il prof. Giuseppe Vaccari, è sempre un grande onore e un piacere enorme. Per me, l’ultima volta è stato a Roma, nella Sala Protomoteca del Campidoglio, dove ci siamo recati per il Premio Nazionale Salva la tua Lingua Locale, organizzato dalla sede centrale dell’UNPLI (Pro Loco d’Italia) e dove il prof. Vaccari è stato solennemente premiato per questa sua grande opera, appunto Un mondo di fatica.

Un ponderoso tomo di ben 594 pagine, eccelso risultato del suo certosino lavoro e, in sintonia con il titolo riferito al mondo contadino e alla sua gente, frutto della sua paziente, laboriosa fatica.

In questo testo il prof .Vaccari descrive con grande abilità, come in un minuzioso dipinto, quello che era il suo ambiente paesano, simile a quello dei nostri paesi della Bassa Veronese.

La narrazione, pregnante e coinvolgente, ci fa immergere in un tipico mondo rurale ormai scomparso e perduto, come lo ha definito e narrato il grande Dino Coltro, cultore per eccellenza della civiltà contadina del tempo che fu.

Lo scrittore di quest’opera è un autentico artigiano, abile nella descrizione di persone e luoghi ricchi di particolari; non tralascia niente e lo si evince dando solamente un’occhiata agli indici con i vari argomenti che si dipanano in ben 16 capitoli, ricchi di sottotitoli. Nel primo capitolo, ad esempio, parte dalla storia delle radici locali della Gente dell’Ottocento, poi prosegue con: Aria di primaveraAneddoti d’infanzia; dopo si dilunga a parlare del Calendario Contadino con le sue stagioni, i lavori, i raccolti più importanti. E ancora descrive l’uso degli animali di stalla, la corte agricola, le case, il paesaggio e le strade di allora.

Di tutto questo, a me diventa difficile persino farne un elenco, tanti sono gli argomenti che vengono trattati, come: i cibi, i pasti, i dolci, il vestire, la famiglia, la società; e avanti ancora: la religione e la religiosità, le malattie e le cure, gli acciacchi e i rimedi, i passatempi per grandi e piccini; il tutto con una dovizia di particolari, completati dallo specifico uso lessicale nel suo dialetto di Sanguinetto ed altre accezioni.

L’ultimo capitolo poi si dipana sapientemente su El nostro parlare, dialetto, lingua madre.

Si tratta del suo secondo lavoro dedicato al mondo rurale della pianura veronese. “Le motivazioni di questo interesse – ha dichiarato l’autore – sono molteplici ma si riassumono nell’amore per la nostra terra e per le nostre radici culturali che affondano nella storia e arrivano a lambire quel recente passato che sembra così lontano.

Mi sento di affermare che è un’opera letteraria di notevole spessore, dove io mi sono immersa appieno, assaporando con vero piacere la lettura di quello stile di vita che anch’io, nata nella prima metà del secolo Novecento, ho vissuto nel mio paese, accanto ai miei cari, nonni e zii.

Mi sgorga dal cuore un grande senso di gratitudine per questo dono immenso, avvincente che ci ha fatto il prof. Vaccari, certa che quest’opera rimarrà una pietra miliare destinata a passare alla storia della nostra civiltà contadina, prima del passaggio all’industrializzazione.

Recensione
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