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Cara Matilde - la Serao, la scrittura e la vita

La nuova edizione rimarca la modernità della Serao

Di Matilde urge una rivisitazione critica, che conduca a unità
le variegate sfaccettature di un personaggio di straordinaria
modernità in ogni angolazione .

(L. Rocco Carbone, dalla Introduzione)

Lorenza Rocco Carbone, la saggista che cuore volge e mente a personalità femminili di dovuto rilievo perché faticosamente hanno nel passato iniziato quel percorso che vede oggi protagonista la donna in ogni ambito, è stata forse presa quasi dal senso di incompiutezza che l’ha portata ad arricchire il già scritto per una più compiuta valutazione del personaggio oggetto della sua attenzione critica.

E Matilde Serao (Patrasso 1856 – Napoli 1927) ebbe interessi sì ampi e correlati da far sorgere quel sentimento lasciando quindi spazio a nuovi approfondimenti perché meglio si configuri la portata di una donna in svariati campi antesignana. Così a Cara Matilde. La Serao, la scrittura e la vita del 2008 è seguita, a novant’anni dalla scomparsa della Serao (avvenuta il 25 luglio del 1927 mentre scriveva il suo ultimo articolo per “Il Giorno” intitolato “Dietro il paravento”), la Nuova edizione integrata e aggiornata del 2017, edizione anche questa di Kairòs (Serie Oro), impreziosita da altre immagini d’epoca, con prefazione di Pietro Gargano e postfazione di Antonio Manzo.

Il nuovo Saggio, già in varie città con grande successo proposto da Centri culturali, s’apre con un pensiero di Oriana Fallaci sulla coraggiosa ”avventura” dell’essere donna, cui segue la dedica alle donne care a Lorenza (figlia, nipotine e sorella Paola in memoria), ma anche a tutte le donne per la loro pazienza, al “cuore di bronzo” di Matilde che si struggeva d’amore per Napoli, a quella letteratura che, come scriveva la Serao a Eleonora Duse “avvelena più dell’infusione di capocchie di fiammiferi”. Una letteratura e un giornalismo che ancor più della precedente edizione risaltano nel ruolo e negli obiettivi per la Serao imprescindibili, i quali hanno a fondamento l’analisi della realtà e la consapevolezza che nulla può mutare se il dovere non viene da ciascun soggetto compiuto “con coscienza e ogni giorno”, come scrive ne Il ventre di Napoli, se il giornalista dimentica di stare dalla parte della gente e non ha la capacità di una scrittura che faccia balzare gli eventi come sotto la macchina da presa.

Scrittrice la Serao con una capacità descrittiva e di analisi che le sgorga da autentico sentire per Napoli e la sua gente da amare così com’è, ma anche da educare alla consapevolezza che la trasformazione si attua col sapere, che bisogna quindi imparare a leggere (alta era la percentuale di analfabeti), continuare a leggere e ancora leggere sempre perché la mente s’apra alla riflessione su come si è e su quel che è di ostacolo al procedere su strade che possano migliorare le situazioni delle e fra le varie classi sociali, tutte sotto la lente della Serao.

Una sollecitazione anche per chi analfabeta non è, cui propone i Mosconi e i feuilleton con i quali i lettori de “Il Mattino”, quotidiano da lei fondato, avrebbero potuto ampliare l’orizzonte letterario, conoscere scrittori nazionali e internazionali, da D’Annunzio a Honoré de Balzac, Guy de Maupassant, Dostoevskij . Oltre alla puntualizzazione di particolarità della Serao scrittrice e giornalista, ci sono in questa nuova edizione, attraverso lo snodo biografico, riferimenti che meglio fanno cogliere la natura talora irruenta , sempre estremamente autentica della Serao, certe note che non distanziano la nativa di Patrasso dalla genuinità napoletana.

Grandissima forza di vita la innalza con un dinamismo che non conosce soste: direzione di giornali, una settantina di opere, cinque figli, un marito, Edoardo Scarfoglio, che la offende con ripetute infedeltà, una considerazione che non c’è e che, quando c’è, non è pari al valore. Tale rimase anche dopo che ebbe sulla scrivania reclinato per sempre il capo con la penna in mano. Del resto neppure la nostra contemporaneità ha del tutto rinnegato quel pensiero di superiorità maschile che ha accompagnato da sempre la storia di ogni popolo di qualsivoglia civiltà, anche di quella occidentale. Accolto in tutte le ere, anche da filosofi letterati e scienziati dal nome illustre, persino da taluni illuministi che relegavano anch’essi la donna al ruolo familistico e domestico negandole il diritto del pensiero, è pervenuto come eredità dei millenni.

Difficile sradicare atavici giudizi e comportamenti voluti dagli uomini (sono per essi gratificazione massima), imporre attraverso leggi l’eguaglianza dei diritti. Basti un solo nome fra le menti cosiddette illuminate, quello di Lessing, il quale soleva affermare: “Una donna che pensa è altrettanto ripugnante quanto un uomo che si imbelletta”. Lo status quo è stato mantenuto anche per le donne in massima parte strutturate all’accettazione della inferiorità, alla non opposizione per evitare complicazioni, a impartire forme educative diverse ai figli, a seconda del genere di nascita. E l’intelligenza, se non ha strumenti adeguati, non può dare frutti in determinati campi, ce lo dice chiaramente Virginia Woolf con l’esempio della diversa sorte della sorella di Shakespeare , intelligente come William ma avviata ai lavori domestici.

La nostra Matilde fu in un certo senso una privilegiata anche perché la situazione non era molto mutata dopo l’Unità, forse tante intelligenze femminili si persero, a dire il vero pure maschili per la scarsa scolarizzazione. Ma la Grande Guerra, insieme alle tragedie, diede lo scossone pure alla condizione femminile che iniziò, per necessità, a mutare (le donne servivano anche per altro), ben lo pone in rilievo la Saggista. Ma alla Serao certa critica ha stentato a dare il giusto valore, sicché è con soddisfazione grande che Lorenza Rocco, alle celebrazioni dello scorso 2017 per i 125 anni dalla fondazione de “Il Mattino”, constata sfatati i pregiudizi maschilisti. Anche il direttore Alessandro Barbano elogia la Serao per la sua straordinaria forza di scrittrice e giornalista coraggiosa e appassionata, per la sua forza etica, afferma inoltre che ce l’avrebbe fatta anche senza l’aiuto di Edoardo Scarfoglio.

Conferma la scrittrice armena Antonia Arslan che definisce Il Ventre di Napoli “un esempio di inchiesta giornalistica di grandissimo livello, primo esempio di letteratura d’inchiesta”. E Adriana Gherardini Taglioni, la “nipotina” di Matilde Serao rivolge l’elogio alla Saggista: … lei è riuscita col suo talento ad andare “oltre” i preziosismi accademici e le aridità critiche… ho l’onore di rivivere attraverso la sua penna il fervore travolgente del talento creativo di Matilde Serao”. La nuova edizione di Cara Matilde, saggio agile e puntuale di Lorenza Rocco Carbone, va proposto in ogni nostra regione poiché la Serao è patrimonio della letteratura italiana che tutti dovrebbero conoscere.

Il libro, attraverso un iter biografico porto con tocco talora anche brioso come si addice alla Serao, dà rilievo a opere e attività della scrittrice e giornalista che fu Nobel mancato per aver snobbato Mussolini e il Fascismo. Perviene la Saggista all’obiettivo che si era prefisso, comporre in unità “le variegate sfaccettature di un personaggio di straordinaria modernità in ogni angolazione”. Elogio quindi all’impegno davvero appassionato della Rocco che, attraverso la sua indagine a tutto tondo dove non mancano dotti riferimenti critici, pone in luce l’avvincente “cara Matilde che ha celato ogni lagrima dietro una risata”. Emblema delle donne!

Recensione
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