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Dialogo infinito

S'abbruna la cultura, perde l'insigne Giorgio Bárberi Squarotti

… Sogno di un’ombra
è l’uomo. Ma se un lampo giunge, disceso dal cielo,
allora splendida luce gli uomini investe…

(Pindaro, Pitiche, VIII, 94-96)

Quel lampo investiva lo scrittore e poeta di fama internazionale Giorgio Bárberi Squarotti se, a proposito di un nostro Saggio, tra l’altro, scriveva: “…ho letto l’opera di Simone Weil e ogni tanto la riprendo e me ne nutro”. 1)

Nutrirsi della Weil significa cercare di allontanare ogni pesanteur, creare in sé il vuoto perché l’anima possa nutrirsi di Luce/Verità. E’ quel distacco perfetto che “permette di vedere le cose vuote, fuor della nebbia di valori bugiardi”. 2) Giorgio Bárberi Squarotti, non ancora ottantottenne (era nato a Torino il 14 settembre 1929), lo scorso 9 aprile 2017, in una domenica di sole da lui sempre tanto atteso (così scriveva nelle lettere che ci inviava), ha varcato la soglia del mistero, ne hanno dato l’annuncio la fondazione Bottai Lattes dov’era Presidente del Premio e l’Università di Torino per lunghi decenni sua sede di docenza.

Il successivo 12 aprile ha poi compiuto l’ultimo viaggio a Monforte, l’amato villaggio materno delle Langhe dove era solito trascorrere in estate il suo otium, e lì riposa accanto ai Cari. Allievo di Giovanni Getto, alla cui cattedra era subentrato come Professore Ordinario dal 1967 al 2003, Emerito dal 2004, è stato e resta dal secondo Novecento la voce poetica di spicco e uno dei più grandi critici letterari. Fondamentali i numerosi Saggi, in particolare su Dante (nella intervista concessa a Nadia Cavalera viene dal Critico considerato la massima espressione letteraria), su Machiavelli, Tasso, Manzoni, Pascoli, D’Annunzio, e poi i tanti volumi anche sulla letteratura novecentesca, classici tutti della Critica.

Direttore della collana dei Classici italiani, della Storia della civiltà letteraria italiana e del Grande dizionario della lingua italiana della UTET, da militante è intervenuto, voce autorevole, nei dibattiti più rilevanti del nostro tempo. Negli ultimi anni grande è stato il suo impegno nel rivedere i tanti lavori per pubblicarli, ma molto materiale è, di sicuro, rimasto inedito.

Ha provveduto alla sistemazione della sua Poesia con la pubblicazione di “Dialogo infinito” per i tipi della “Genesi” editrice di Sandro Gros Pietro, di recente presentato al XXX Salone Internazionale del Libro di Torino, dove il Poeta è stato presenza molto significativa, pur nella mancanza fisica. Resta l’opera prezioso acquisto nelle librerie di tutta Italia. Due volumi rilegati in cofanetto, 2424 pagine composte da 48 libri di Poesia, con Saggio critico di Valter Boggione, l’allievo nel quale in anni passati, nell’Ateneo torinese, trasfuse, come in molti giovani, l’amore per la letteratura.

Il cofondatore della Biennale Internazionale di Poesia di Alessandria, in poesia “si è volto al rinnovamento delle forme poetiche nelle avanguardie europee e americane” (Enciclopedia Treccani). Come poeta viene caratterizzato quindi “per un’accentuata sperimentazione formale” ma anche per una distanza dalla facile “poesia del cuore”, rappresentando da lunghi decenni per gli scrittori, non solo italiani, la guida sicura cui riferirsi. E tantissimi si sono riferiti al Critico d’eccellenza inviando opere di narrativa, poesia e saggistica che Egli, nella sua concezione non elitaria ma seria della letteratura in un’attualità che la vede sempre più degradata per banalità e sciatterie, leggeva generosamente donando il suo tempo.

L’editore Sandro Gros Pietro nella Premessa a “Dialogo infinito” pone, tra l’altro, in rilievo “il valore dell’opera e la dignità dell’Autore”: “Non riesco – egli scrive – a figurarmi altri autori contemporanei che abbiano donato alla civiltà italiana una simile ricapitolazione del vero sapere: la ricognizione inesausta dalla chioma alle radici e ai luoghi viciniori dell’albero della conoscenza, in tutti i tempi della Storia… Il trionfo della metafora e la dimensione della parabola costituiscono l’intero orizzonte degli eventi possibili nel “Dialogo infinito” con Dio, che ogni uomo di buona volontà deve necessariamente condurre nel corso della sua vita, se vuole attribuire una dignità al suo transito effimero nell’esperienza terrena”. E l’Editore ha invitato a riunirsi attorno allo Scrittore, alla sua opera, definita “caposaldo della Poesia italiana della seconda metà del Novecento e del primo e secondo decennio del Duemila” coloro che Egli considerava “gli Amici più cari di vita, di lettura e di letteratura”, dei quali ha inserito i nomi nella Tabula gratulatoria e il loro saluto/testimonianza nella sezione Saluti degli Amici.

Il direttore della rivista “Bacherontius” Marco Delpino intervista Sandro Gros-Pietro.

E noi, mentre stiliamo la scarna nota sul Poeta e Critico, speriamo che alla cerimonia di presentazione al Salone Internazionale del Libro di Torino ne seguano innumeri altre, anche oltre il presente nostro tempo. Giorgio Bárberi Squarotti è venuto solo fisicamente meno dalla scena terrena, resta e sarà sempre preziosa presenza letteraria attraverso le sue opere, al di là di ogni temporanea concezione. E resta esempio raro di disponibilità e generosità. Anche noi, inviando all’illustre Critico opere spazianti dalla narrativa alla poesia, dalla saggistica al teatro, abbiamo beneficiato del suo tempo, inoltre dell’onore di una regolare corrispondenza epistolare, ed ora, col nostro saluto/testimonianza, di essere nel “Dialogo infinito” fra gli Amici più cari. Di ogni cosa ringraziamo la sua anima, umanità autentica su “l’aiuola che ci fa tanto feroci”.3)

1) A. Benagiano, Simone Weil:il dominio della Forza e la Libertà,WIP Edizioni, Bari 2010, quarta di copertina
2) S. Weil, L’ombra e la grazia, Bompiani, Milano, 2002, p.95
3) Dante, Paradiso, XXII, v. 150

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