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Experientia non docet

Appena un respiro per l’umanità all’attenuarsi della pandemia da Covid 19 ed è nuovamente presente quella che Voltaire definiva la più stupida delle arti: la guerra. Sta nel Dna dell’essere umano, è fallimento, resta meta quasi irraggiungibile il suo superamento. Se ne agogna la fine con la pace, da accettare, come sottolinea Cicerone, anche se ingiusta perché migliore pur sempre di una guerra giusta.

Di positivo la guerra ha quindi solo la fine, il resto è morte distruzione rovine, è l’annullarsi di ogni forma di vita civile, procede con menzogne, si propaga pericolosamente. Al presente tempo suscita ancor più terrore per una eventuale scelta dissennata di armi nucleari. Già Primo Levi ammoniva: Potenti della Terra padroni di nuovi veleni, / tristi custodi segreti del tuono definitivo, / ci bastano d’assai le afflizioni dovute dal cielo. / Prima di premere il dito, fermatevi e considerate.

La guerra tutti castiga – lo diceva Thomas Jefferson –, sia coloro che la infliggono, sia quanti la patiscono. Da sempre così, da opliti e falangi, da pedites ed equites, da balestre archibugi e cannoni a mitragliatrici carri armati e armi nucleari.

Ben poco vale rintracciare le cause, si perdono spesso nei meandri dell’una e dell’altra parte, e allo scorrere dei secoli neppure dai documenti possono essere colte appieno, la verità si cela anche in essi. Di giorno in giorno sempre più armi all’Ucraina perché possa ricacciare gl’invasori russi e sedere meno fragile al tavolo delle trattative. E si ripete in sintesi un concetto dello scrittore tardoromano Vegezio: Si vis pacem para bellum. Perché questa guerra?

Intendiamoci, non è la sola nel globo dove qua e là le guerre non mancano, non sono mancate dagli anni Novanta con distruzioni e crudeltà anche sui civili, sui bambini. Tre decenni con Usa e Nato: Prima e Seconda Guerra del Golfo, Guerra nei Balcani e in Afghanistan. E ci fermiamo. Chi condannare per questa guerra cui stiamo dando maggiore risalto? Forse è bene ricordare Manzoni: La ragione e il torto non si dividono mai con un taglio netto.

A invadere l’Ucraina lo scorso 24 febbraio [2022] è stato il Presidente della Russia Vladimir Putin, appellato lo Zar. Ha dato seguito al piano iniziato nel 2014 con l’annessione della Crimea: era in allarme per le dichiarazioni annunciate sin dal 2008 al Vertice di Bucarest di un ingresso dell’Ucraina nella Nato. Anche l’allora Presidente della Russia Boris Eltsin fece presente che riteneva quell’ingresso una minaccia per la sicurezza della Russia. Una Russia che non sopporta l’espansione ad est della Nato e della Ue, verso quei Paesi, satelliti un tempo dell’Unione Sovietica, con cui si trova ora a confinare.

Di qui l’insofferenza che, nella generale euforia della Caduta del Muro di Berlino nel 1989, previdero alcune personalità politiche, Giulio Andreotti e Margaret Thatcher. Il sogno di Michail Gorbaciov, la perestrojka, vale a dire quel complesso di riforme politico-sociali ed economiche per un rinnovamento, comportò, invece, le sue dimissioni, produsse lo scioglimento del Partito Comunista e il dissolvimento dell’ Unione Sovietica. Pensiamo sia stato un dramma per tanti russi, anche per il funzionario del Kgb Vladimir Putin, il dissolversi di quel mondo, vedere il 25 dicembre del 1991 sventolare per l’ultima volta la bandiera sovietica, sostituita alle 18,30 dalla bandiera russa.

E per Putin arrivato poi al potere, accettare la Nato ai confini. Varie volte annuncia: Noi non accetteremo mai l’allargamento della Nato fino ai nostri confini, è una minaccia che noi percepiamo chiaramente. Questa guerra sta pericolosamente allargandosi perché ruotano attorno ad essa interessi del mondo occidentale e di quello orientale, interessi contrapposti che vengono celati con altro dire. La verità, intesa hegelianamente come corrispondenza tra un concetto e la sua verità concreta, non fa, in genere, parte degli eventi umani, a maggior ragione delle guerre, quindi neppure di quella in atto fra Russia e Ucraina.

Non sarebbe dovuta questa guerra, come del resto tutte le guerre, disastrose sempre, neppure iniziare, si sarebbe dovuto, alle prime avvisaglie, dialogare, cercare punti di convergenza, ridimensionare le ostilità. Le quali sono, purtroppo, sempre in corso, come le brame, soprattutto quella di dominio. In ciò il problema della guerra in Ucraina, come nelle altre parti della Terra, e non scompare eliminando uno dei contendenti. Attorno allo Zar non c’è solo “il cerchio magico”, ruotano altri personaggi, alcuni ritenuti poco chiari, per non dire ambigui. C’è anche Ramzan Kadyrov, Presidente e Dittatore della Cecenia, soprannominato “il macellaio di Grozny”, un gran tizzo, pronto a incendiare.

L’Occidente ha voluto colpire la Russia con le sanzioni, basta, però, dare uno sguardo al planisfero per rendersi conto ch’essa può esportare in tanti Paesi non occidentali, e quasi tutta l’Asia (esclusi Giappone Taiwan e Corea del Sud) continua ad avere normali rapporti con la Russia. La Cina poi manifesta forti legami con il Cremlino. Sostiene che bisogna opporsi alla mentalità da “guerra fredda” e alla logica dei blocchi contrapposti.

Già lo scorso 8 marzo Xi Jinping ha detto che la Cina non vuole vedere la crisi ucraina, pace e sicurezza sono i tesori più preziosi… i due Stati devono dare seguito ad azioni costruttive per la pace. Certo, pace e sicurezza sono per gli interessi della Cina, lo scorso 2021, nonostante il Covid, ha realizzato 1,15 trilioni. Un record! Ma è speranza per tutti che Xi venga ascoltato, bisogna, però, perché si giunga alla pace (ovviamente se la si vuole davvero dalle varie parti) tenere in conto quanto suggerisce Nelson Mandela: Per fare la pace con un nemico dovete lavorare con questo nemico, e questo nemico diventerà vostro complice. Purtroppo belligerando vanno alla ricerca del tesoro di sangue, nella concordia l’hanno, cecità rifiuta. Sia luce alle ottenebrate menti!

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